Dipartimento di scienze Anne-Marie Edward John Abbott College - Saucier + Perrotte Architectes
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Dipartimento di scienze Anne-Marie Edward John Abbott College

Saucier + Perrotte Architectes

Scritto da Caterina Testa - 30 aprile 2014

L’edificio per i dipartimenti di Scienze, intitolato ad Anne-Marie Edward e progettato da Saucier + Perrotte Architectes, si inserisce tra i padiglioni di inizio Novecento del John Abbott College a Montreal. Il campus si distribuisce intorno a uno spazio aperto centrale rivolto verso le sponde del lago St. Louis. Il nuovo padiglione si integra tra quelli esistenti rispettandone le regole insediative e ruotando in pianta per definire a sua volta un ulteriore spazio pubblico capace di generare molteplici relazioni con il contesto e con lo spazio interno.
Come il tronco e i rami dell’albero di ginkgo che cresce poco distante dal padiglione diffondono l’energia e la linfa dal terreno fino alle foglie, così lo spazio vuoto introduce e diffonde la vita dall’esterno all’interno dell’edificio, rappresentandone lo scheletro e la struttura sociale portante.
Il paesaggio esterno filtra nell’atrio influenzandone la topografia e trasformando l’area di circolazione nel fulcro dell’intero complesso: oltre che elementi di distribuzione, atrio e scale diventano luogo di socialità per la comunità scientifica che occupa l’edificio, capaci di favorire tanto scambi informali quanto la connessione fisica e visuale tra i diversi dipartimenti, rafforzandone identità e interazione.
Il colore arancio che riveste ogni superficie degli spazi comuni riprende le tonalità dei contigui edifici in mattoni: non solo una scelta cromatica per sottolineare l’appartenenza al campus, ma anche un modo per tracciare un percorso in grado di connettere le altre comunità scientifiche con quella del nuovo padiglione.
Il colore caldo e solare delle scale filtra e attraversa le superfici esterne di vetro e acciaio, schermo riflettente che avvolge l’intero volume e che rispecchia quasi senza soluzione di continuità i padiglioni circostanti. La riflessione del contesto quasi annulla e smaterializza il nuovo edificio, in grado così di armonizzare la propria contemporaneità con il linguaggio delle altre architetture.
Ogni piano ospita un intero dipartimento con i propri laboratori, aule e uffici; le varie funzioni vengono a contatto con la superficie esterna influenzandone le aperture e dando chiara espressione della vita che si svolge nell’edificio: ora una serie di nicchie quadrate per gli uffici, ora riquadri allungati che danno luce ai laboratori, ora ampie vetrate che fanno intravedere il movimento sulle scale.
Il padiglione delle Scienze sembra accogliere la relazione di molteplici flussi e tensioni che si incrociano tra interno ed esterno, tra contemplazione e socialità: dalla tranquillità dello studio e della concentrazione ai piani dei singoli dipartimenti fino allo scambio vivace e informale lungo le scale, dal paesaggio che entra e deforma la superficie del piano terra fino agli spazi interni che si palesano all’esterno attraverso una facciata dinamica e cangiante.

Caterina Testa


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