Centro Ricerche di Petronas Lubricants - 967arch | Broadway Malyan
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Centro Ricerche di Petronas Lubricants

Tecnologia, innovazione e ambiente

967arch | Broadway Malyan

Scritto da Luca Maria Francesco Fabris - 1 aprile 2020

La petrolchimica, una delle chiavi dello sviluppo industriale italiano nel secondo dopoguerra del secolo scorso, ha lasciato sul territorio nazionale un’eredità forte, che ha modificato duramente i luoghi sui quali ha impattato. Pensiamo a Marghera, la città giardino veneziana di inizio Novecento, che è stata compromessa dalla costruzione dell’altra Marghera, quella delle raffinerie e delle infrastrutture produttive fuori scala che fanno da sfondo alla silhouette della Serenissima o ricordiamoci di altri impianti simili realizzati, sempre a ridosso di quegli anni, presso vari porti italiani. Poi c’è la situazione nell’entroterra: raffinerie che hanno trovato spazio in luoghi definiti strategici per la loro posizione ideale per ragioni logistiche, ma che hanno creato ampi conflitti con la millenaria dimensione agricola italiana. Un rapporto fatto di contrasti, quello tra le intricate strutture degli impianti petrolchimici e il territorio su cui insistono. Un inserimento forzato, ma tuttavia necessario in cui l’architettura, per il momento, ha avuto poco da dire. Lasciando parlare il linguaggio dell’ingegneria chimica divenuto di fatto forma compiuta.

A Santena la multinazionale malese Petronas ha rilevato nel 2007 gli impianti di quella che fu storicamente la Fiat Lubrificanti, creando un polo per la ricerca avanzata sugli oli destinati ai motori. Petronas, fin dalle sue origini, ha legato la sua immagine anche all’architettura - tutti ricordiamo le Petronas Towers di Kuala Lumpur progettate da César Pelli nel 2008 - e in questo lembo di terra piemontese ha voluto costruire un centro ricerche caratterizzato da una linguistica architettonica chiara e attenta al territorio, che abbandona gli schemi prettamente industriali.

Il lotto sul quale sorge il nuovo Centro Ricerche di Petronas Lubricants si trova all’interno di un più ampio triangolo produttivo, stretto tra una linea ferroviaria e una strada provinciale, che interrompe l’ordinata trama agricola della campagna torinese. Nel formulare il progetto, lo Studio 967arch, con F&M Ingegneria e in collaborazione con lo studio inglese di Broadway Malyan ha voluto riconnettersi idealmente all’ordine agricolo presente delle aree limitrofe, inserendo la nuova costruzione in un ambito di
80.000 m2, derivato dalla dismissione e conseguente bonifica di una parte dell’area industriale sulla quale si trovavano originariamente dei serbatoi di carburante.

La nuova costruzione unisce le caratteristiche di una struttura industriale con quelle di un’architettura dedicata al terziario alternandole e componendo un oggetto dalla linguistica sofisticata che disegna le forme in una dimensione compatta ed altamente funzionale in armonia con l’intorno. Un’architettura unitaria che nasconde una struttura ibrida e che è stata sviluppata tenendo conto non solo del suo impatto ambientale durante la costruzione e la sua vita, ma anche delle sue peculiarità funzionali, come quella del consumo energetico e il comfort per gli utenti della struttura. Un edificio eco-efficiente, in linea con le specifiche richieste di un cliente che, da anni, persegue la volontà di coniugare un’identità fortemente dinamica e tecnologica con il rispetto ambientale.

Il complesso edilizio, che si sviluppa su una superficie complessiva di 17.000 m2, è composto da due corpi di fabbrica interconnessi: uno con prevalenza di attività ad uso ufficio che occupa un’area di 4.000 m2, l’altro con attività di tipo prevalentemente industriale che contiene un’impiantistica tecnologicamente all’avanguardia per la ricerca sui lubrificanti. La struttura della parte produttiva, che contiene anche i laboratori veri e propri, si sviluppa su tre piani, di cui uno interrato, ed è in cemento armato con sistema
pilastro-trave tradizionale cui si aggiunge la presenza di tre mura sempre in calcestruzzo a tutt’altezza a scopo antisismico. All’interno di questi spazi produttivi la luce naturale arriva dall’alto attraverso gli ampi e lunghi cupolini trasparenti che scorrono in copertura paralleli alle travi in cemento. Il rivestimento esterno del complesso è composto da elementi prefabbricati ancorati alla struttura principale. Lo sfruttamento dei freni elettrici utilizzati nelle
celle-prova, contenute nella parte produttiva del complesso, permette di convertire l’energia meccanica prodotta durante i test in energia elettrica, con una rigenerazione stimata di circa 1,6 MW, energia che viene poi riutilizzata all’interno dell’impianto oppure ceduta alla rete, secondo un’attenta ottica sostenibile.

Il comparto ad uso terziario, distribuito su tre livelli fuori terra, contiene oltre a circa 100 postazioni lavorative suddivise tra
open-space e uffici singoli, un’ampia sala d’ingresso per l’accoglienza dei visitatori, un’area espositiva per ospitare eventi, un auditorium con capienza massima di circa 180 persone, una sala board e due sale per attività di formazione.

Dal punto di vista compositivo, pur essendo un edificio di chiara impostazione tecnologica, i progettisti dello Studio 967arch in collaborazione con Broadway Malyan hanno saputo modellare con equilibrio una forma moderna e articolata, seppure compatta, prestando grande attenzione ai moduli che compongono la facciata che, rincorrendosi lungo il perimetro del complesso, vengono declinati e ritmati secondo una cadenza di pieni e vuoti, corrispondenti a pareti cieche e pareti vetrate, che illuminano gli spazi interni di luce naturale. Le partizioni esterne, accomunate dall’utilizzo di una gamma cromatica composta da pochi e semplici materiali, rimandano alle tonalità dell’ambiente circostante ed alla materia prima lavorata dall’azienda.

 

CreditI

Luogo: Santena, Torino, Italia - Committente: Petronas Lubricants Italia - Completamento: 2018 - Superficie lorda: 17.000 m2
Architetti: 967arch con Broadway Malyan
Direzione dei lavori: F&M Ingegneria
Direzione artistica: 967arch - Appaltatori principali: ATI Costruzioni Generali Gilardi, Malabaila & Arduino

Consulenti

Strutture, impianti elettrici e meccanici: F&M Ingegneria - Progetto antincendio e coordinatore per la sicurezza: Gae Engineeering - Value Engineering e coordinamento progettuale: AI Group
Impianti elettrici e speciali: Idest - Impianti fluidomeccanici: Acta Studio

Pavimenti in resina e trattamento protettivo delle facciate in calcestruzzo: Mapei

Sistemi di facciate e finestre in alluminio: Schüco

Illuminazione: Lincor, Linaria, Craft, Perluce di Zumtobel

Arredi: Mia Ped, Primo 1000 Cabines, Primo Sliding Acoustic Doors (designer: Takiro Yuta) e DotBox (designer: Hangar Design Group) di Dieffebi

Pavimentazione e rivestimento in gres: Cluny Argerot e Kerlite Materica
di Cotto d’Este

Pavimentazione in gres: Mashup di Mirage

Testo di Luca Maria Francesco Fabris, Politecnico di Milano

Fotografie di Andrea Martiradonna

Tutte le immagini courtesy 967arch


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