Centro Culturale Roberto Gritti - Paola Giaconia | Paola Giaconia
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Centro Culturale Roberto Gritti

Paola Giaconia | Paola Giaconia

Scritto da Francesco Pagliari - 1 aprile 2011

Addensare in un edificio una molteplicità di temi architettonici: il Centro Culturale a Ranica, nel progetto coordinato fra lo studio DAP (Elena Sacco e Paolo Danelli) e Paola Giaconia, risponde all’idea che l’architettura introduce non solo rapporti spaziali, ma costituisce la riconoscibilità dei luoghi, rendendo operante il valore civile del costruire. Nell’edificio si accostano funzioni pubbliche di forte presenza e riflesso, dalla biblioteca civica alla scuola per l’infanzia, dall’auditorium a spazi per misurare ed apprendere attività artistiche performative, come il teatro e la danza, forme di una crescita culturale personale e di coesione, anche progettuale, attorno alle prospettive e ai fondamenti della comunità.Spazi contrassegnati, identificabili; spazi fluttuanti e flessibili; in questo modo il Centro Culturale di Ranica dimostra un’effettiva capacità d’essere polivalente, di fornire una potenzialità di valorizzazione nell’integrazione fra la struttura dell’architettura e l’articolato sistema degli spazi funzionali, che si manifestano nei possibili percorsi interni, conoscitivi e spaziali. Nell’edificio si sommano le valenze, si creano direzioni privilegiate, si mediano relazioni inusitate, che la compresenza di funzioni tende ad ampliare, verso obiettivi culturali oltre che architettonici.Il progetto per il Centro Culturale indica orientamenti, predispone un ruolo urbano per il complesso, asseconda esigenze ed ambizioni espresse dalla comunità locale. Una nozione fondativa di spazi interrelati si declina sin dalla costituzione di uno scambio concettuale e fisicamente percepibile fra l’insieme del complesso e le sue parti, fra la sua percepibilità esterna e la configurazione degli interni, che va appresa ed esperita nella frequentazione. La geometria e la materia dell’edificio offrono comunicazione di esperienze a più livelli: i prospetti rendono visioni differenziate, sulla base della pianta rettangolare, operando parziali contrapposizioni, fra piano terreno e piano superiore, fra pienezza di volumi e vuoti, fra vari gradi di trasparenza.I prospetti del piano superiore sono fasciati di lastre in policarbonato colorato in sfumature progressive, una nota che sottolinea la propria importante presenza, stemperandosi nello stesso tempo fra opacità e semitrasparenza all’interno del paesaggio urbano e del paesaggio naturale (i cui riferimenti sono il cielo e i rilievi delle Prealpi). I prospetti superiori sono segni evidenti che si colgono all’imbocco delle vie di accesso o negli scorci laterali: l’edificio sembra respirare nell’agglomerato cittadino, e coglie un itinerario di connessione degli spazi, costituendo realtà materiche e percettive.Al piano terreno, l’aspetto si differenzia. La pianta si contrae, rispetto al piano superiore che aggetta, e si determinano luoghi di percorribilità al livello del suolo, aperti o protetti nel perimetro dell’edificio. Le pareti alternano vetrate di grande altezza a settori intonacati; emergono pienamente le scale, una lunga rampa che corre e contrassegna il prospetto ovest, una scala esterna ad affiancare la parete vetrata che dona luce e visibilità alla zona d’ingresso alla Biblioteca, uno spazio rilevante e chiaro a doppia altezza, elemento guida dell’edificio.Vuoti e pieni, i volumi segmentati dei collegamenti verticali esterni si leggono come un disegno di linee di forza attraverso la doppia e contrapposta composizione delle facciate, fra i due livelli di piano.L’ambito di correlazione fra interno ed esterno del Centro Culturale determina uno spazio di transizione, una sorta di luogo focalizzante sul versante sud dell’edificio nella coerenza degli intenti progettuali. Lo spazio urbano è costruito e regolato dall’architettura, il perimetro si dilata ed accoglie al proprio interno ulteriori mediazioni fra le parti: la fascia in policarbonato fornisce il confine superiore, aperto ed aereo di una piazza pubblica, pavimentata e leggermente sovralzata rispetto al piano stradale di riferimento. Si tratta di un luogo di transizione che si pone come affaccio visivo verso la vetrata sull’ingresso della Biblioteca, ma si compone anche un luogo dotato di autonomia, un nucleo d’intreccio relazionale. L’ambivalenza dei prospetti esterni, fra linearità e moltiplicazione di segni e volumi, forma fra rigore e costellazione di evenienze, si traspone negli interni, in cui il dilatato programma culturale e funzionale sedimenta suddivisioni e accentuazioni. La Biblioteca, innanzitutto: è dominante spazio a doppia altezza nella sala d’ingresso, è luminosità che si diffonde attraverso le pareti vetrate che attorniano il patio centrale del blocco sud, è continuità dei percorsi sui due livelli di piano, è la forte presenza della scala che scorre nello spazio a doppia altezza, concreto e scuro volume che si staglia sulla vetrata del patio.

Francesco Pagliari

Luogo: Ranica, Bergamo
Committente: Comune di Ranica
Anno di Realizzazione: 2010
Superficie Costruita: 2.240 m2
Costo: 4.104.000 Euro
Architetti: DAP studio, Paola Giaconia
Collaboratori: Pasquale Gallo, Alessia Mosci, Laura Tagliabue, Paolo Vimercati
Direzione Lavori: Silvano Armellini, Bruno Sciola
Impresa di Costruzione: Edil Emmeti

Consulenti
Strutture: Davide Arrigoni
Impianti: Milanoprogetti

Fornitori
Serramenti: CSM
Rivestimento in Policarbonato: ANSA Termoplastici
Illuminazione: Hi Lite
Arredo della Biblioteca: Biblio
Canalizzazioni: Canalsistem
Intonaci e Finiture: Intevo
Pavimentazioni Esterne: Magnetti

Fotografie: © Alessandra Bello

DAP Studio
DAP studio ha sede a Milano: nasce nel 1992 dalla collaborazione tra Elena Sacco e Paolo Danelli, entrambi laureati alla facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Lo studio è attivo nella progettazione per committenza pubblica e privata, a varie scale di intervento. Negli ultimi anni, tema rilevante è il progetto di spazi pubblici per attività culturali, cui DAP studio affianca lo sviluppo di progetti e sistemi culturali. Nella sinergia fra tali ambiti di ricerca, lo studio affronta aspetti programmatici del progetto: studi di fattibilità ed elaborazioni preliminari alla progettazione architettonica. DAP studio ha partecipato alla 12a Biennale di Architettura di Venezia 2010 nell’ambito del Padiglione Italiano ed è stato nominato per il premio Mies van der Rohe 2011. Nel 2009 ha ricevuto una menzione al Premio Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana.

arch. Paola Giaconia
Paola Giaconia, architetto, si laurea al Politecnico di Milano. Dopo aver conseguito - in qualità di borsista Fulbright - il Master’s Degree in Architecture presso il Southern California Institute of Architecture di Los Angeles, collabora con lo studio Morphosis. All’attività professionale affianca la ricerca: è docente di progettazione architettonica presso la California State University e la Kent State University, sedi di Firenze. Tiene conferenze e partecipa a convegni e seminari dedicati alle tendenze dell’architettura contemporanea, in istituzioni culturali e università. Pubblica insieme a Marco Brizzi i cataloghi delle ultime edizioni del festival Beyond Media (Firenze), all’interno del quale cura dal 2003 la mostra “Spot on Schools”. Nel 2006 pubblica per le edizioni Skira una monografia dedicata all’architetto Eric Owen Moss (Eric Owen Moss. L’incertezza del fare).

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