Casa Rosset, Quart, Valle d’Aosta - DeCarloGualla
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Casa Rosset, Quart, Valle d’Aosta

DeCarloGualla

Scritto da Francesco Pagliari - 1 luglio 2012

Riflettere sulle modificazioni in corso nel modo d’abitare e riflettere sulla connessione architettura-sostenibilità, sono i termini di riferimento entro i quali si muove il progetto dello studio DeCarloGualla per la casa Rosset a Quart, in Valle d’Aosta. L’ambiente alpino comporta scenari che comprendono tratti che assimilano forme e modi della tradizione costruttiva, identificati come funzionali alle sensibilità dell’architettura contemporanea e alle tematiche di sostenibilità ambientale: vi si ritrovano un certo richiamo ai profili delle costruzioni in ambito alpino, con tetti ad unica falda dall’inclinazione pronunciata e copertura in lastre di ardesia; un’assonanza al modo di comporre gli edifici, nella combinazione dei materiali - legno e basamento in pietra, qui come rivestimento -, e nella disposizione di parte dei volumi, che possono figurare un richiamo lontano a tipologie di costruzioni accessorie alpine. La casa, a tre livelli e un piano interrato per il garage, si presenta segmentata in articolazioni volumetriche, in un linguaggio unitario ripetuto nelle singole sezioni: su un solido basamento longitudinale, in cui interviene un rivestimento in pietra locale a spacco, accostato verso nord al rilevante pendio del terreno, si innalzano quattro elementi simili e concorrenti, orientando le coperture in maniera opposta, due verso est, due verso ovest. Si compone così un quadro di equilibri complessi: l’unità di fondo della residenza si frammenta in nuclei dotati di una certa autonomia, nella ricerca specifica di riservatezza e funzionalità, come se si trattasse di un insediamento “plurifamiliare”. In realtà, il progetto si direziona proprio in considerazione di prefigurare risposte ai mutamenti nelle abitudini di vita e sociali: frammentazione delle istanze abitative all’interno di un medesimo nucleo familiare, ovvero, nel procedimento opposto, ma dagli effetti paritetici, l’unione di nuclei differenti con legami forti di appartenenza o di accordo comune, ivi compresa la considerazione dello sviluppo di forme di ospitalità, che presuppongono comunanze di pensiero. E la possibilità di definire nette o flessibili suddivisioni degli spazi è un’altra modalità della riflessione attorno all mutamento delle abitudine e dei costumi, cui l’architettura può tentare di corrispondere. La residenza, quindi, propone il basamento unitario, in cui si apre il luogo di soggiorno, centro e fondamento di vivibilità comune, un luogo speculare a simmetria assiale, in cui si raddoppia l’immagine dello spazio abituale: le scale per i piani superiori ai limiti opposti dello spazio, arredo “doppio”, doppi servizi igienici, affaccio in due settori vetrati verso il paesaggio, con una pensilina in acciaio lungo tutta la parete, su cui si installano pannelli fotovoltaici. Ai lati est ed ovest, si dipartono con una leggera angolazione i volumi che contengono gli spazi per il benessere fisico e le attività sportive al chiuso. Negli elementi a sviluppo verticale separati si suddividono i nuclei di riservatezza; al secondo livello di piano, si identificano al di sopra del soggiorno due volumi che assolvono alla funzione di zone notte separate, raggiungibili attraverso le scale che partono dallo spazio comune di soggiorno; ai lati est ed ovest, al di sopra delle “palestre”, si ergono i volumi dedicati agli spazi per gli ospiti. I volumi al centro dell’edificio, rivestiti in legno di cedro, sono uniti dalla serra bioclimatica che prospetta a sud, un elemento rilevante per gli accorgimenti tecnologici del sistema passivo per il risparmio energetico. Ulteriori volumi, per una spazialità ancor più riservata, luoghi isolati di soggiorno, costituiscono il livello superiore della residenza: cubi segnati dalla pendenza della falda, con ampie pareti vetrate, attorno alle quali si sviluppa il sistema di brise-soleil caratterizzante l’edificio, in lamelle di legno di cedro, orientabili per seguire le differenti condizioni d’irraggiamento solare. Il progetto aderisce alle tecnologie dei sistemi passivi per il contenimento del dispendio energetico: il terreno cui si accosta l’edificio fornisce parte d’isolamento termico e costituisce nucleo a temperatura costante, per indurre differenziali termici con le parti esposte cui conseguono moti convettivi; le scale costituiscono l’elemento a “camino” di ventilazione per il deflusso dell’aria; la serra solare che fronteggia l’ambiente di soggiorno comune funge da accumulo termico d’inverno, mentre d’estate si aprono le vetrate per la ventilazione e si protegge la copertura vetrata con una tenda a rullo motorizzata.

Francesco Pagliari