Cantina Podernuovo - Alvisi Kirimoto + Partners
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Cantina Podernuovo

Alvisi Kirimoto + Partners

Scritto da Francesco Pagliari - 23 luglio 2014

Il progetto per la nuova cantina Podernuovo, recentemente inaugurata (primavera 2014), si propone di unire il rigore funzionale all'identificazione architettonica di un edificio rappresentativo. Riconoscere un valore fondante al paesaggio agricolo toscano, intriso di storia e trasformazioni introdotte dal secolare lavoro per le coltivazioni, e valutare gli stimoli visivi e concettuali che derivano dall'artefatto paesaggistico nella costruzione del territorio: operazioni già dense di significato progettuale ed architettonico, come dimostrano gli schizzi preliminari di progetto.
L'architettura per la cantina, quindi, non può che trarre spunto da ciò che la circonda, colline, coltivazioni a vigneto, alberi di ulivo e querce sullo sfondo: adeguarsi al paesaggio, rendersene parte lineare, introdurre concezioni di massima apertura e trasparenza per ottenere che il paesaggio divenga una componente visiva essenziale per l'edificio che si distende sul terreno. La cantina si adagia sulla sommità di un rilievo, quasi scomparendo nell'intorno, e si appoggia in parte al dislivello del terreno, proprio in relazione all'idea di un'integrazione concettuale, fondamento del progetto, fra l'architettura ed il paesaggio della produzione.
L'edificio si struttura con una pianta lineare, in cui la sequenza degli spazi funzionale è tracciata con decisione e chiarezza, per rigore formale, per considerazioni d'ottimizzazione della lavorazione, per aspetti di natura architettonica. Quattro setti di cemento armato a vista di lunghezza differente, aperti e paralleli, definiscono il volume virtuale dell'edificio, inquadrano gli spazi e le prospettive interne a cannocchiale visivo: nell'assumere la coloritura della terra (terra di Siena), confermano il legame indissolubile con il luogo dove si coltiva la vite, che fornirà materia prima per la trasformazione in prodotti enologici di qualità.All'interno, i quattro setti evidenziano il corridoio centrale che distribuisce e separa le grandi aree per la lavorazione. Il piano inferiore a grande altezza, seminterrato e pavimentato in klinker, ospita la zona di produzione, con gli spazi in successione dedicati alle grandi aree separate per i tini e per le botti, scenograficamente allineate, agli ambienti a dimensioni minori per l'affinamento del vino e per l'imbottigliamento. Al livello intermedio, uno spazio polifunzionale, indicato in particolare per la degustazione, si apre come una balconata vetrata sul panorama interno della barriccaia, con la sequenza delle grandi botti, e attraverso un'altra vetrata traguarda il paesaggio esterno; un breve corridoio, pavimentato in cotto, conduce al laboratorio, agli spazi tecnici e per il personale.Al livello superiore si accede anche dall'esterno attraverso una lunga passerella sospesa in cemento armato, pavimentata in listelli di cotto: si collocano sale per uffici e riunioni, e si accede alla terrazza in copertura, con pavimento in cotto. Una superficie a verde, praticabile, completa la copertura piana. Ampie pensiline/pergolati in acciaio zincato con grigliato in scatolari di alluminio si librano sulle aree esterne alla testata vetrata: protezione dal soleggiamento per gli interni, prolungamento virtuale del volume dell'edificio, mediazione fra interno ed esterno.In sintonia con la scelta progettuale di amplificare il valore visivo posseduto dall'infilata di botti e tini all'interno dell'edificio, anche in nome del rigore funzionale, viene mantenuto a vista l'insieme dell'impiantistica, quale componente tecnologica di un'architettura della produzione vinicola.


Francesco Pagliari