Campus Universitario - Ex Caserma Perrone - Lamberto Rossi Associati
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Campus Universitario - Ex Caserma Perrone

Lamberto Rossi Associati

Scritto da Francesco Pagliari - 11 aprile 2018

L’antica Caserma Generale Ettore Perrone a Novara rappresenta una struttura ed un’area importante all’interno della città, un nucleo di rilievo posizionato fra centro storico e cerchia difensiva dei bastioni. L’insediamento assume caratteri tipici dell’architettura militare, con edifici specialistici a stecca, in un assetto originario dei corpi edilizi principali secondo una pianta a C, e una vasta zona aperta per l’addestramento. La Caserma Perrone, edificata attorno alla metà del XIX secolo secondo dettami aulici dell’architettura militare, segue una storia con tratti comuni a molti complessi militari: gli ampliamenti interni all’area militare chiusa; i danneggiamenti della seconda guerra mondiale (l’originario complesso principale a tre corpi a C si riduce a una pianta a L, per effetto di un’esplosione); l’utilizzo - all’indomani del conflitto mondiale - come luogo di raccolta e transito per gli ex internati militari italiani nei campi di concentramento in Germania, per i reduci dalla prigionia al rientro in Italia, per gli sfollati, per i profughi dalle zone istriane e dalmate; il successivo disuso e l’abbandono, fino alla definizione programmatica - verso la fine del XX secolo - di una destinazione a sede universitaria. Si sviluppano così i primi interventi di restauro e recupero dei due corpi a L e le prime attrezzature impiantistiche. In seguito, il completamento del recupero a struttura universitaria è affidato agli esiti di un concorso internazionale, bandito nel 2006, vinto dal raggruppamento temporaneo fra gli studi ODB Architects e Lamberto Rossi Associati. Le fasi progettuali e realizzative si susseguono. Il progetto per il Campus dell’Università del Piemonte Orientale a Novara opera su molteplici fronti: da un lato, l’idea del recupero e del riuso degli edifici dell’antica Caserma Perrone implica una riflessione generale sulla concezione e sul ruolo di un insediamento universitario all’interno di un tessuto urbano storico; dall’altro, gli elementi architettonici e compositivi si focalizzano sulle caratteristiche relative all’inserimento di nuclei d’architettura contemporanea in un assetto consolidato di edifici specialistici, per i quali si differenziano gradi di restauro e recupero funzionale. Il progetto generale del Campus risponde alla logica dell’apertura del “recinto” - già a suo tempo definito dall’insediamento militare - verso forme reciproche e graduali di interscambio con la città, secondo una formulazione che prevede coniugazione ed interconnessione fra zone esterne di pubblica frequentazione e zone interne più riservate, ad uso specifico dell’università e degli studenti. Il progetto architettonico dei corpi edilizi destinati alle funzioni universitarie (aule, mensa, auditorium, biblioteca) esplicita principi di attenzione alle condizioni delle architetture esistenti e al valore significante di un intervento in cui la trasformazione funzionale si collega ad esigenze contemporanee, sia in direzione di un efficace risparmio energetico (attraverso l’uso di materiali performanti e di tecniche costruttive ed impiantistiche progredite), sia rispetto ad obiettivi di caratterizzazione architettonica, per espressività, logicità e funzionalità. Ne consegue l’esemplarità della più recente costruzione portata a compimento, che, in un certo senso, rappresenta la “ricostituzione” virtuale della struttura di pianta a C ottocentesca. Un edificio in cui opera i principi della sovrapposizione e della contiguità degli elementi: la struttura interamente metallica è inserita all’interno delle porzioni di perimetro murario, in modo da essere totalmente autonoma (il che suggerisce un’applicazione coerente dell’idea generale che fa capo alla teorizzazione della “reversibilità” per gli interventi architettonici in contesti storici o assimilabili ad elementi connaturati da evidente storicità). L’aspirazione all’eleganza architettonica, come dato caratterizzante anche gli edifici di segno funzionale, appare nella configurazione degli spazi interni (su una sezione trasversale a campata libera da appoggi estesa in 18 metri ed una dimensione longitudinale di 120 metri lineari), per rispondere ad un’esigenza di efficace suddivisione dei nuclei didattici, di studio e di riunione, con percorsi, che operano in modo differenziato ed articolato. Valore risolutivo è concesso all’apporto della luce naturale, sia nella qualificazione degli spazi interni - intervenendo con la doppia linea di lucernari in copertura ad illuminare il corridoio distributivo centrale al livello superiore) - sia dal punto di vista dell’incremento nell’efficacia del sistema d’illuminazione.

Francesco Pagliari