Campus della scuola internazionale Qingpu Pinghe
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Campus della scuola internazionale Qingpu Pinghe

La scuola villaggio

OPEN Architecture

Campus della scuola internazionale Qingpu Pinghe
Scritto da Li Xiangning -

Con la scuola superiore del Beijing No. 4 Fangshan Campus, uno dei complessi scolastici più noti di Pechino, OPEN Architecture ha creato indubbiamente un nuovo modello di campus per l’architettura cinese contemporanea. Il programma si articola in una serie di ampi volumi con andamento sequenziale, che ospitano nella loro parte inferiore spazi non ripetitivi a funzione pubblica e nella parte superiore la successione più uniforme e rigida delle aule scolastiche. Divide questa giustapposizione di spazi educativi formali e informali un percorso continuo a mezza quota, che collega tra loro i singoli volumi che a loro volta circoscrivono spazi verdi vitali per un plesso scolastico, aprendo nuove strade a una tipologia architettonica disciplinata e spesso vincolata da rigide norme edilizie: un modello, a cui in seguito si è fatto ricorso più volte. L’ultimo progetto di OPEN, realizzato per la scuola bilingue Qingpu Pinghe, propone un esempio diverso di campus, organizzato come un villaggio.

Situata a Shanghai, nel distretto Qingpu, uno dei sobborghi più lontani dal centro della città, questa scuola privata è il risultato della recente esplosione del settore dell’istruzione in Cina. Adottando il sistema scolastico internazionale K-12, che copre l’intero percorso di studi, essa include 24 classi di scuola materna, 30 di primaria e 24 di secondaria. Rispetto all’istituto scolastico del Beijing No. 4 Fangshan Campus, la Qingpu Pinghe non intende essere soltanto una “superscuola” ma si prefigge di realizzare un insieme ancora più complesso al servizio di una fascia d’età molto più ampia. Un’altra questione inderogabile da affrontare consisteva nei tempi di costruzione: l’amministrazione locale richiedeva al progettista incaricato di completare pianificazione, progettazione e costruzione dell’intero campus in modo da iniziare i cicli delle lezioni entro due anni dall’acquisizione del terreno.

Questo genere di obblighi e di traguardi impegnativi portano spesso ad adottare nuovi approcci per l’organizzazione del lavoro. Ispirandosi al proverbio africano che recita “Ci vuole un villaggio per crescere un bambino”, gli architetti di OPEN hanno considerato che al giorno d’oggi spesso i bambini crescono senza il coinvolgimento della comunità. Di conseguenza la loro strategia progettuale è stata quella di puntare sulla diversificazione e la flessibilità dell’archetipo spaziale del villaggio, andando così a creare una scuola originale e multiforme. Alle diverse funzioni e sezioni corrispondono forme architettoniche dalle caratteristiche differenziate e specifiche. La scuola materna, racchiusa da un guscio a forma di cellula, si sviluppa intorno a tre volumi cilindrici collegati da un percorso continuo; nei sette distinti volumi a forma di parallelepipedo troviamo le aule della scuola primaria e secondaria disposte a raggiera attorno a un punto centrale, mentre la struttura con gli uffici amministrativi e i laboratori ha una corte interna a tutta altezza; infine due volumi cilindrici tra loro connessi e con ampi atri interni ospitano i dormitori, uno per i maschi e uno per le femmine.

Gli edifici dedicati alle attività aperte al pubblico presentano forme ancora più creative ed espressive. Il volume blu dalla forma organica di balena, che accoglie una biblioteca e un teatro con ingressi separati per consentire un accesso diretto alla comunità locale, vuole esprimere l’apertura della scuola alla dimensione della città. Il centro per le arti è un diamante nero sfaccettato al centro del campus. L’intersecazione di due atri sovrapposti, le aperture e i tagli nei prospetti che consentono un abbondante apporto di luce naturale, arricchiscono la fruizione dello spazio interno.

A nord del complesso due bianchi volumi scatolari ospitano una palestra, una mensa e una piscina coperta; il prospetto esterno del volume della piscina è rivestito da una leggera membrana tensionata che ricorda un’installazione di Anish Kapoor. Oltre alle forme architettoniche articolate, anche i materiali e i colori dei vari edifici presentano una grande varietà che dona loro una caratteristica distintiva. Tutte queste strutture occupano una topografia non lineare, dove percorsi, alberi, laghetti e giardini concorrono a formare un ambiente naturale molto vario.

La scelta degli architetti di ridurre la superfice standard di
400 m2 del piazzale di accesso alla scuola ha ridotto l’area ricreativa ma ha liberato lo spazio necessario per tracciare un percorso che si snoda lungo tutto il campus. Grazie a questo tracciato, durante l’ora di ginnastica gli studenti non saranno più costretti a correre lungo una noiosa pista circolare ma, costeggiando gli edifici scolastici, la piscina e il centro per le arti, sembrerà loro di percorrere delle strade cittadine e di venire a contatto con persone e svariati elementi visivi. La configurazione a villaggio del campus ha dato vita a un ricco schema spaziale, e ha consentito di lavorare simultaneamente alla realizzazione dei vari settori, rispettando così le tempistiche di costruzione.

Michel Foucault sottolineò il ruolo della scuola nell’educazione al senso di disciplina. In una struttura scolastica tradizionale, la disposizione gerarchica e rigorosa delle aule lungo un corridoio rispecchia questo obbligo disciplinare. Qui, invece, gli studenti di tutte le età, liberi di esplorare il carattere specifico di ogni edificio, possono arrivare a scoprire se stessi.

Location: Shanghai, Cina
Superficie lorda: 58.500 m2
Superficie del sito: 50.350 m2
Committente: Shanghai Tixue Education and Technology
Architetto e progettazione interni: OPEN Architecture
Responsabili di progetto: Li Hu, Huang Wenjing

Consulenti
Strutture, progettazione meccanica e facciate continue: CABR Technology
Istituto di design locale:  Shanghai Yuangou Architects and Consultants
Paesaggio: OPEN & Z+T Studio
Acustica: Shanghai Net Culture Development

Testo di Li Xiangning e Mo Wanli (dottorando di ricerca)
Ritratto fotografico courtesy  OPEN Architecture
Fotografie di Chen Hao courtesy dell’autore
Fotografie di Wu Qingshan e Jonathan Leijonhufvud courtesy OPEN Architecture

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