Caboto 26, recupero e trasformazione di fabbricati artigianali
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Caboto 26, recupero e trasformazione di fabbricati artigianali

Raimondo Guidacci

Scritto da Francesco Pagliari -

Nelle corti di edifici per appartamenti, per solito nella prima fascia di espansione urbana al di là delle zone storiche centrali, si possono incontrare volumi edilizi destinati a laboratori artigianali e depositi di attrezzature, materiali e prodotti finiti: tracce e residui di una commistione funzionale fra residenza ed attività produttive a piccola dimensione che caratterizzava taluni tessuti urbani d'espansione fra Ottocento e Novecento. Nel momento in cui venga a decadere l'attività produttiva di tali laboratori, un tempo coesistenti con i luoghi della residenza, nasce il problema di recuperare i volumi edilizi nelle corti dei palazzi d'abitazione e di trasformarne le funzioni. Il problema diviene allora un tema architettonico di rilievo, oltre che di “decoro” urbano, incentrato sulla consistenza di questi edifici, sulle potenzialità esprimibili, sulla convenienza di un loro recupero e riuso.
Raimondo Guidacci affronta il tema dal punto di vista dell'utilità e della potenzialità che simili volumi d'origine artigianale possiedono, attraverso il progetto di una residenza dotata di nuovi caratteri di spazialità per l'abitare: nel caso specifico, il progetto interviene con formulazioni sintetiche per identificare valori trasformativi che possono condurre ad una presenza architettonica qualitativamente rilevante all'interno della corte d'un complesso di abitazioni. Il caso di Caboto 26, nel centro di Torino, può assumere rilevanza d'esemplarità progettuale, nell'accettare la consistenza volumetrica dei due modesti fabbricati: trasformare i volumi edilizi artigianali (un'antica falegnameria con laboratorio e deposito) in una residenza dai caratteri innovativi. Selezionare modalità abitative concepite per valorizzare spazi ristretti per gli alloggi; inserire con sottile eleganza i materiali della contemporaneità per costituire un tassello d'architettura che connota i nuovi volumi; elaborare un sistema espressivo che impreziosisce la presenza di abitazioni nella corte - irraggiando implicitamente valore aggiunto all'intero complesso d'abitazioni -.
Due volumi edilizi da trasformare: l'assunto di base procede verso una concezione unitaria, che unifica l'intervento per effetto della connessione fra i due corpi, anche dal punto di vista della composizione delle pareti esterne. Un volume dedicato ad abitazione, articolato su due alloggi, entrambi su due livelli con scala interna: al piano superiore, stanza da letto con dotazione di arredo fisso e, al livello inferiore, la zona soggiorno/cucina, i servizi igienici e una piccola lavanderia; sulla falda inclinata, quattro abbaini e finestre a raso forniscono luce al livello superiore. Rigore e semplicità compositiva per entrambi gli alloggi, ridotti per dimensione, ma efficaci nello sviluppo di pianta, con la dotazione aggiuntiva d'un soppalco/studio che si apre sullo spazio soggiorno/pranzo/cucina per uno dei due alloggi. L'altro volume, perpendicolare al primo e separato da un piccolo spazio interstiziale che funge da parcheggio esterno per un'auto, può accogliere posti per automobili ed eventualmente organizzarsi in piccolo deposito. Il volume abitativo, addossato al muro di confine, è contrassegnato da una composizione dei prospetti a netta distinzione di fasce: al livello inferiore, sul prospetto sud il rivestimento è in lastre di lamiera nera, mentre sul prospetto ovest la fascia inferiore si compone di sei aperture a porta-finestra a tutt'altezza, intervallate da un rivestimento in pannelli multistrato di legno okumè a doghe orizzontali. Il sistema di oscuramento per le porte-finestra prevede pannelli scorrevoli in okumè che assicurano una completa chiusura del prospetto, amplificando il carattere d'orizzontalità della fascia inferiore. La fascia superiore del prospetto e la copertura a falde inclinate sono rivestite con lastre in Rheinzink, ritmate in verticale: una putrella continua in ferro nero separa le due fasce di facciata, come una linea marcapiano, una cornice che si riproduce alla soglia a terra e nel montante perimetrale. Il volume “di servizio” si collega concettualmente alle unità abitative: il rivestimento in legno è simile, la trave orizzontale in ferro si prolunga ad incontrare perpendicolarmente l'edificio abitativo. In copertura, un vasto terrazzo pavimentato in legno è raggiungibile per mezzo di un'elegante scala metallica con parapetto in fitta rete metallica che si allunga sul perimetro del terrazzo. Soluzioni architettoniche raffinate si uniscono per ridisegnare gli antichi volumi artigianali, trasformandoli in unità abitative con caratteri di qualità, all'interno di un ordinario spazio a corte.
Francesco Pagliari

Luogo: Torino
Committente: MAKEit
Anno di Realizzazione: 2013
Superficie Costruita: 110 m2
Architetto: Raimondo Guidacci
Design Team: Roberto Spigarolo, Giancarlo Ambu
Direzione Lavori: Raimondo Guidacci
Impresa di Costruzione: MAKEit

Fornitori 
Pavimentazione Cortile in Cubetti di Pietra di Luserna: Pavesmac
Vernici: Sikkens

Copertura in Zinco Titanio: Rheinzink

Fotografie: © Beppe Giardino

Raimondo Guidacci 
Raimondo Guidacci (Foggia 1968) si laurea in architettura nel 1995 presso lo IUAV (relatore Carlo Magnani) di Venezia. Contemporaneamente si diploma al Conservatorio di Musica Benedetto Marcello.
Nel 1996 apre uno studio professionale ad Orsara di Puglia e nel 1998 a Torino. Dal 1995 al 2005 collabora con Emanuele Levi Montalcini ai Laboratori di Progettazione Architettonica presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino, dove dal 1996 al 1999 è anche assistente di Guido Martinero.
Alcuni suoi lavori sono stati pubblicati su riviste specializzate e selezionati in premi di architettura, mostre e rassegne. Tra le pubblicazioni si ricordano in particolare: gli Almanacchi di Casabella; il libro a cura di Marco Mulazzani Architetti Italiani, le nuove generazioni, edito da Electa nel 2006, oltre a riviste specializzate tra le quali The Plan, Abitare, Costruire, D’Architettura, C3.
Il progetto di due case in Puglia è stato selezionato al Premio Cosenza 2004 e al Premio Barbara Cappochin 2007 nella categoria “migliori opere internazionali”; ha vinto il premio INARCH/ANCE 2008 per la categoria “opera realizzata da giovane professionista”; è stato premiato nella sezione architettura al Premio di architettura per la Capitanata 2010, assegnato dall’Ordine degli Architetti della Provincia di Foggia.
Svolge la sua attività professionale tra la Puglia, sua terra di origine, ed il Piemonte, dove vive attualmente.

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