Il Campus dell’Università di Vigo è un progetto complesso, che trasforma il paesaggio, interpreta in senso urbano e di continuità architettonica l’insieme delle funzioni universitarie: dagli edifici per aule, alle localizzazioni amministrative, agli impianti sportivi. Un terreno addossato ai rilievi montani, reso unitario dai movimenti del complesso che attraversa i rilievi e i dossi con un camminamento sopraelevato, un’architettura densa su forti emergenze strutturali, a sorreggere le aule in un percorso nella natura trasformata. Dalle idee di progetto e dagli schizzi del 1999, e nella sequenza delle fasi realizzative, il Campus universitario di Vigo si definisce come una prova di modellazione integrata: il paesaggio è e rimane protagonista, nell’uso quotidiano delle architetture che organizzano la vita studentesca e nei processi di riforestazione che accompagnano le opere edilizie. La ragione funzionale colloquia con la natura nella proposizione di elementi architettonici forti, che uniscono intreccio e linearità nel loro sviluppo. Il tracciato ideato da Enric Miralles e Benedetta Tagliabue per il Campus trova una conclusione con la realizzazione dell’edificio per il Rettorato che con la struttura del Teatro occupa uno dei poli terminali dell’articolato sistema di piazze, livelli a quote distinte, edifici per le attività di studio e connessioni: il tutto costituisce un insieme di percorsi e vivibilità.L’edificio si propone come un’emergenza visibile e serrata. Un colloquio ricercato fra la contemporaneità e il senso costruttivo di una tradizione edificatoria - forse tipica delle zone montane - che mostra una coerente capacità di tendere all’essenziale e di utilizzare i materiali coniugandoli direttamente, senza mediazioni, facendo in modo che gli elementi costruttivi si incrocino con gli elementi di decorazione. Risposte d’architettura contemporanea per proporre sintesi progettuali, nella direzione di identificare un linguaggio evocativo e rappresentativo - la dignità dell’edificio che governa il Campus - assumendo come linea guida l’apparente semplicità dei mezzi impiegati. I prospetti appaiono infatti composti da articolate suddivisioni geometriche sulla superficie di parete, fra vuoti e pieni che costruiscono rapporti non banalizzati, ma in uno schema ripetitivo. L’uso del calcestruzzo a vista viene enfatizzato lungo tutto il perimetro dell’edificio, snodato e appoggiato al terreno digradante. Appare immediata la coerenza con lo sviluppo del sistema di aule e di grandi camminamenti sorretti dalla foresta di pilastri in cemento, ma compare anche una compenetrazione più libera e ricca di materiali, assecondando una ricerca anche di carattere compositivo nella proposizione delle finestre e nell’affastellarsi dei lucernari in copertura che espandono la propria superficie vetrata anche in facciata e divengono rilievo plastico oltre che funzionale. In facciata, accanto alle lastre di calcestruzzo a vista, lastre in pietra di granito e tagli di finestre a T, con geometrie variate e rovesciate. Le lastre di calcestruzzo si corrugano in talune zone dei prospetti, formando linee di profondità e inducendo espliciti richiami all’andamento dei corsi di pietre nelle abitazioni tradizionali dei paesaggi montani. L’unione di materiali diversi, l’attacco diretto fra serramenti e lastre in facciata aprono un confronto fra idee di modernità, in cui la visione spartana della razionalità si coniuga con valori forti dell’immagine e della struttura architettoniche, basandosi anche sulle tecniche odierne di applicazione dei principi di isolamento termico, in modo che le lastre di facciata, pietra o calcestruzzo, funzionino come un rivestimento a involucro, con intercapedine d’aria. Gli spazi interni del Rettorato si organizzano in uffici amministrativi ed auditorium. Calcestruzzo a vista e legno dominano gli ambienti, in una composizione per contrasti di materie: scale in calcestruzzo, enfatizzate da pilastri ed elementi obliqui, capriate in legno, pareti in legno accoppiate a pareti in calcestruzzo.Francesco Pagliari












