La particolare posizione indicata per la realizzazione dell’ampliamento del cimitero di Finalborgo è sicuramente significativa per quanto riguarda l’impostazione proposta e l’inserimento ambientale complessivo.
Il lunghissimo porticato ottocentesco scandisce uno sviluppo “urbanistico” ordinato dal quale dipartono aree organizzate in periodi successivi.
Il settore nel quale si è intervenuto è quello terminale rispetto all’ingresso e confinante, attraverso un muro cieco, con un’area vasta soggetta a vincolo cimiteriale e quindi logico e unico ambito di possibile ampliamento futuro.
Proprio da questa considerazione nasce l’ispirazione che determina la scelta del progettista di realizzare una sorta di conclusione, di quinta dell’attuale vasto complesso ed introdurre successivamente al nuovo.
Una quinta astratta, neutra, sospesa ed immateriale, non segnata dalle convenzionali tipologie cimiteriali così diffuse e disparate che vediamo costellare quasi tutti i cimiteri di nuova impostazione.
Un segno di sospirata leggerezza. Un gesto rigoroso in cui La particolare posizione indicata per la realizzazione dell’ampliamento del cimitero di Finalborgo è sicuramente significativa per quanto riguarda l’impostazione proposta e l’inserimento ambientale complessivo.
Il lunghissimo porticato ottocentesco scandisce uno sviluppo “urbanistico” ordinato dal quale dipartono aree organizzate in periodi successivi. Il settore nel quale si è intervenuto è quello terminale rispetto all’ingresso e confinante, attraverso un muro cieco, con un’area vasta soggetta a vincolo cimiteriale e quindi logico e unico ambito di possibile ampliamento futuro. Proprio da questa considerazione nasce l’ispirazione che determina la scelta del progettista di realizzare una sorta di conclusione, di quinta dell’attuale vasto complesso ed introdurre successivamente al nuovo. Una quinta astratta, neutra, sospesa ed immateriale, non segnata dalle convenzionali tipologie cimiteriali così diffuse e disparate che vediamo costellare quasi tutti i cimiteri di nuova impostazione.
Un segno di sospirata leggerezza. Un gesto rigoroso in cui possiamo vedere riflesso il cielo, la ghiaia, l’erba, la pioggia, fino a noi stessi. Al di là della parete di cristallo il corpo dei loculi è concepito come un unico grande sarcofago in cemento e lastre di pietra serena accostate una all’altra. Il lato esterno è protetto da una pensilina aerea di acciaio e cristallo. Sul lato interno si crea un vero e proprio vano coperto fra la parete di cristallo e le lastre in pietra: la quinta traslucida protegge il visitatore dall’ambiente esterno e lo introduce in un ambiente privato.
L’intero progetto si regge sul confronto fra materiale e immateriale. Da una parte il monolite di cemento incastrato nel suolo, dall’altra il vetro, un ritaglio realizzato nell’azzurro del cielo, la fissità del ricordo, della memoria, incontra l’evanescenza dello spirito.
Marco Ciarlo



