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Uffici Swiss Re

| Unterfhöring | Germania |
| Architettura |


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Arch. Teherani, l’opinione pubblica la considera già come un esponente dell’arte contemporanea, in quanto la sua architettura è assolutamente all’avanguardia. Ha avuto fin dall’infanzia una naturale predisposizione verso i materiali?
Nel corso della sua carriera ha sperimentato molto?

Ho sempre saputo disegnare bene. Ricordo, avrò avuto sei o sette anni, che ero in grado di fare copie di  ritratti che non si distinguevano dall’originale. Sognavo molto ed ero piuttosto creativo. Suppongo che vedessi con gli occhi di un bambino, però sapevo quale sarebbe stato il campo di lavoro più adatto a me.

E’ importante essere un buon osservatore?

Certamente. Bisogna saper scoprire quello che altre persone non vedono subito e avere la capacità di proiettarlo nel futuro; capire quale potrà essere l’aspetto finale di un progetto.

Quale scuola di pensiero l’ha influenzata di più?

E’ la vita che ha avuto la maggiore influenza su di me, segnandomi  con tutte le sue vicissitudini. Vado spesso tra la gente, osservo cosa succede oggi e cerco di immaginare cosa potrebbe succedere domani, come si comportano  le giovani e le vecchie generazioni e, naturalmente, cosa succede nel resto del mondo. Cerco di portare nei miei edifici tutto ciò che ha lasciato una impressione su di me.
La cosa più importante per me è avere una visione olistica: un edificio deve essere progettato da un punto di vista funzionale, economico ed ecologico. Se riesco a dargli una propria identità  ed a far sì che susciti delle emozioni nelle persone, allora considero raggiunto il mio obiettivo.

Lei cerca di sviluppare questa impostazione includendovi anche gli elementi  che influenzano la nostra società?

Sì. Ogni progetto è una nuova sfida. Con ogni edificio dobbiamo tornare al tavolo da disegno.  Il progetto di Unterföhring ne è un perfetto esempio. L’area sulla quale dovevamo costruire era praticamente un campo aperto. Cosa si può fare con un campo aperto? Per di più ci rendemmo subito conto che  il nostro cliente era una società con una cultura aziendale di alto livello  e aperta alle novità, con sede in un meraviglioso edificio ai margini del Giardino inglese di Monaco. Pensai che sarebbe stato un piacere costruire la nuova sede di questa società. Da un lato vi era il riferimento dello stupefacente edificio di Monaco, dall’altro il campo aperto di Unterföhring. Durante il volo di ritorno ad Amburgo mi resi conto che la mia unica speranza di far accettare allo staff di spostarsi a Unterföhring sarebbe stato trasferire nel nuovo edificio  qualcosa dell’atmosfera del parco.

Realizzare un’architettura sostenibile da un punto di vista energetico è importante secondo lei?

Viviamo in un’epoca nella quale le risorse naturali diventano sempre più scarse. Fra 40 - 50 anni non avremo più combustibile fossile. E’ essenziale realizzare architettura a basso consumo energetico, anche in considerazione del fatto che ciò che costruiamo oggi dovrà “funzionare” per almeno 20 – 30 anni.

Può la sua architettura  generare impulsi positivi per la società nel suo insieme?

Spero di sì. Dall’architettura che costruiamo ci deriva una grande responsabilità. Mi siedo e nel giro di due settimane progetto un edificio nel quale le persone passeranno l’80% della propria vita. Certo, abbiamo una responsabilità enorme. Quando progetto qualcosa, voglio essere sicuro che anche la stanza più remota sia un posto nel quale avrei piacere di lavorare io stesso. Non è questione di scegliere la posizione migliore piuttosto che le stanze migliori. Un ambiente a piano terreno, rivolto a nord non è certo nella posizione migliore, ma, se guardando fuori da lì si ha una splendida vista, mi potrei tranquillamente trasferirvi. E’ il comfort delle persone il fatto più importante in un progetto. Il resto viene dopo.

Quindi l’architettura può influire sulla produttività delle persone?

Si, io voglio che la gente si senta bene quando la mattina sta guidando verso l’ufficio. Voglio che si identifichi con l’edificio in cui lavora. Fin dall’inizio gli utilizzatori sono stati coinvolti nel progetto della nuova sede. La ditta promosse una serie di presentazioni per essere sicura che gli impiegati si tenessero aggiornati sullo stato di avanzamento del progetto. Tuttavia debbo ancora una volta sottolineare che la vecchia sede centrale della Bayerische Rück – ora Swiss Re Germany –  era fantastica. Ciò che maggiormente mi ha impressionato è il fatto che non si riposino sugli allori, ma piuttosto guardino avanti: un completo ripensamento era quello di cui avevano bisogno. E io credo che questo approccio si rifletta  nel nuovo edificio.

E in che modo, specificatamente,  Swiss Re Germany  si riflette nei nuovi uffici?

Questo progetto ha portato ad un edificio molto “democratico”. Anche se la prima impressione può essere di isolamento, di un edificio nascosto dietro la struttura del grande pergolato perimetrale, in effetti il complesso è aperto: il pergolato è molto poroso, un po’ come un vestito sotto il quale, se volete, potete guardare. Se si guarda fuori dall’interno, si vedono i dintorni filtrati dalle piante rampicanti della Virginia che crescono sul pergolato. Le aree esterne ed i giardini interni sono tutti uguali nella forma, ma con differenti angolazioni. Per noi era importante creare delle quinte visive negli spazi esterni; tutte le aree aperte, sia quelle  sotto le unità tra il pergolato e l’edificio sia quelle nel cortile interno sono volumi che interagiscono tra loro, esistono visivamente, pur non essendo costruiti. Vi è una notevole tensione nell’atmosfera di questi spazi. Unitamente al  paesaggio, l’impressione di spazio all’interno del complesso dà una sensazione veramente unica.
Il verde cresce attorno all’edificio, sopra l’edificio e dal secondo piano sembra di essere sospesi a mezz’aria. E’ veramente un’opera d’arte olistica.

Quali materiali da costruzione preferisce?

Naturalmente dipende dal contesto ambientale. Qui abbiamo semplicemente detto “abbiamo un campo verde, proiettiamone l’aspetto in una terza dimensione e il risultato non sarà così contrastante, dopo tutto”. Ho utilizzato il cemento armato per le strutture, vetri altamente tecnologici ed alluminio nelle parti di tamponamento aggiungendo così una nota di design all’insieme. Credo sia importante anche dare calore ad un edificio tecnologico, inserendo un materiale naturale quale il legno.

Come pensa che cambierà la filosofia dell’architettura in questo millennio?

L’ecologia avrà un grande sviluppo. Le case useranno molto meno energia e faranno  molto più uso di risorse come il sole e il vento. La tecnologia necessaria sarà naturalmente integrata nei progetti di nuova generazione. Importante sarà anche la flessibilità degli edifici nella loro distribuzione interna.

Queste impostazioni seguono in un certo senso la tradizione del Bauhaus?

Gli architetti del Bauhaus sono stati dei pionieri, i primi a liberarsi della zavorra degli ornamenti del Liberty, i primi a portare luce negli spazi interni. Lo spazio veniva messo in scena come una produzione teatrale, per la prima volta l’architettura era veramente libera. Questo processo continuerà anche grazie alle nuove tecnologie ed ai nuovi materiali, come i vetri più evoluti che oggi raggiungono coefficienti di trasmissione termica di 0,8. Una volta i migliori valori erano circa 0,4-0,5. Questi sono veramente valori sorprendenti. La tecnologia ha compiuto progressi incredibili.

Il fatto che le persone in ufficio desiderino un contatto più ravvicinato con la natura è di stimolo per una maggiore creatività?

Si, i nostri pensieri debbono evolversi per essere creativi. Dobbiamo portare l’esterno all’interno e prendere l’interno portandolo all’esterno. Una forma di comunicazione è quella che emerge tra quello che esiste attorno all’edificio e quello che esiste all’interno. Il passante entra subito in comunicazione con l’edificio perché vede luce all’interno, persone in movimento, del verde, elementi che forse non si aspetta di vedere. Nessuno passerà davanti all’edificio ignorandolo: la sua forma genera nelle persone una reazione, una risposta.

 
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