Cosa hanno in comune due gruppi di “artisti” (e le virgolette sono d’obbligo visto che sono di formazione architetti e designer) uno operante a Milano e l’altro con sede a Torino? Innanzitutto una concezione dell’arte come attività non consumistica da svolgere all’interno dello spazio urbano in rapporto con un pubblico esteso e non specializzato; inoltre condividono la decisione di creare dei progetti e non degli oggetti che possano venir collezionati e immessi sul mercato, lasciando che del loro lavoro restino tracce soprattutto documentaristiche.
Da oltre sette anni Esterni (gruppo che resta anonimo) vive la città come luogo di esperienza e di incontro attraverso il Salone dell’Arredo Urbano, decidendo di intervenire sul territorio pubblico per proteggerci dal bombardamento delle immagini consumistiche. Lontano dagli interni disegnati fin nel più intimo dettaglio, dove si è facile bersaglio di una “cultura” dell’isolamento e della globalizzazione, Esterni definisce lo spazio pubblico come prima occasione di accrescimento personale per combattere la desertificazione del luogo pubblico urbano. Loro obiettivo è evitare che gli interessi privati trasformino gli spazi pubblici in spazi pubblicitari, e la città in una campagna di comunicazione, riducendo il cittadino in un obbediente ricettore di messaggi, abituato a non reagire. Da poco più di un anno il loro inserimento nel tessuto urbano milanese si è rafforzato grazie allo spazio pubblico di via Paladini 8 dove organizzano eventi e rassegne di film e cortometraggi.
A partire dal 5 giugno in occasione della mostra “Arte nell’era global: How Latitudes become Forms” alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Esterni interverrà a Torino nel giardino pubblico in cui sorge il museo per scioccare chi passeggia invitandolo con finti cartelli stradali a ballare, stringersi la mano o parlare o a sdraiarsi su delle amache pubbliche. Il cittadino non abituato a questo repertorio di immagini polemiche e diverse inizierà forse a riflettere sulla sua condizione di possibile interlocutore piuttosto che blando spettatore.
ADELINQUERE fondato alla fine del 2000 come giovane work shop di ricerca, che organizza eventi legati al mondo dell’arte contemporanea e della comunicazione.
Apre un piccolo spazio espositivo, nel centro storico di Torino, nel punto più stretto di via Barbaroux, in un palazzo del 1500, con l'obiettivo di auto-finanziare eventi, installazioni, progetti di artisti affermati e non, senza essere legati alla vendita delle opere d'arte. Adelinquere comunica arte, allestisce gli spazi e raccoglie il materiale che vestirà le proprie pubblicazioni. Adelinquere si finanzia grazie a uno studio professionale di progettazione e comunicazione, "515.it" che supporta progettualmente e finanzia il laboratorio.
Tra il 12 ed il 15 giugno nei giorni d’inaugurazione della 50a Edizione della Biennale di Venezia Adelinquere ha in programma un’azione dadaista “Bagnomaria” mirata a diffondere i lavori degli artisti con cui collabora attraverso un canale parallelo a quello delle mostre ufficiali. Verranno lasciate alla deriva nei canali veneziani circa cinquecento bottiglie ognuna contenente un lavoro di un artista contemporaneo, un metaforico messaggio capace di dialogare con la contemporaneità. Le bottiglie, che galleggeranno per giorni sui canali, potranno essere raccolte da chiunque sarà interessato dando in questo modo all’arte contemporanea un meccanismo di diffusione totalmente nuovo e soprattutto liquido.








