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| Makoto Sei Watanabe Architects |

Shinkansen station

| Minamata | Giappone |
| Zoom |


006-9
Shinkansen, la famosa rete giapponese dell’alta velocità, è stata aperta nel 1964 per collegare le grandi aree metropolitane di Tokyo e Osaka. E’ stata poi successivamente espansa per servire città in tutto il paese. Ha ora raggiunto l’isola meridionale di Kyushu, con il segmento nel sud del Giappone aperto nella primavera del 2004. Sono state realizzate quattro stazioni per questa tratta: una di queste è quella di Shin-Minamata.
Una stazione non è un’involucro chiuso, in quanto viene attraversata dai treni: l’interno quindi si prolunga all’esterno da cui non è separato. Non è però uno spazio completamente aperto: le piattaforme hanno bisogno di protezione dalla pioggia, dal vento e dal sole e dovrebbero prevenire che il rumore dei treni di passaggio si espanda all’esterno. Le stazioni sembrano essere aperte, ma sono in realtà chiuse; sembrano chiuse, ma sono in realtà aperte. Sono oggetti speciali, diversi dalle altre forme d’architettura.
Questo progetto è una risposta a queste tematiche che rendono le stazioni spazi unici. L’involucro esterno è formato da lame orientate a sezione rettangolare, collegate tra loro orizzontalmente senza soluzione di continuità.  Il processo creativo è iniziato immaginando che le lame, elemento matrice del progetto, scorressero e ruotassero per poi bloccarsi in una determinata posizione. La forma della struttura così ottenuta è stata testata inclinando in posizioni differenti le lame, per determinare quanta pioggia potesse essere sostenuta, quanto vento avrebbe potuto passarci, quanta ombra sarebbe stata prodotta e quanto rumore del passaggio dei treni sarebbe stato trattenuto nelle diverse soluzioni. Dopo molte prove, si è scelta una configurazione che soddisfaceva i requisiti richiesti. Questa è stata realizzata.
Completare un progetto significa, in un certo senso, congelare il processo creativo in una specifica soluzione. Se però si lasciano aperti i margini per ampliare il progetto in successive fasi, l’architettura da fissa e finita si trasforma in un momento di una traiettoria. Questo progetto prevede la possibilità di ampliare la piattaforma in un secondo tempo. Le lame dell’involucro sono angolate e inclinate diversamente anche per permettere una differente riflessione della luce a seconda della stagione e dell’ora: le persone vedranno riflessi differenti che cambieranno in base al momento della giornata e anche all’angolazione con cui si avvicinano alla stazione.
Questa variazione, come un orologio solare, crea un altro tipo di dinamismo, permettendo  di dare più luminosità all’entrata principale verso nord. I riflessi di luce possono inoltre ricordare il rifrangersi del sole sulle onde del bellissimo mare Yatsushiro su cui affaccia Minamata. Invece di essere un grande involucro continuo, questa architettura è un insieme di elementi indipendenti, che lavorano autonomamente a formare una unità formale e funzionale. L’intento é stato quello di creare un’architettura come “un fotogramma” e la progettazione, senza avvalersi di programmi informatici, ha seguito un metodo induttivo: la soluzione a differenti specifiche problematiche, ha portato al progetto complessivo.

 
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