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| 3XN |

Palazzo della musica Music Centre Muziekgebouw

| Amsterdam | Paesi Bassi |
| Architettura |


017-9 Il Muziekgebouw è un nodo cruciale per il progetto di conversione del porto di Amsterdam. Situato in una penisola che ospitava depositi portuali, l’auditorium è l’edificio conclusivo di un ampio progetto di ristrutturazione del porto ad est della città ed era l’ultima parte rimasta da edificare dopo il completamento del piano di West 8 per l’isola di Sporenburg e Borneo. Il nuovo fronte sul fiume Ij si estende per oltre due chilometri ed è destinato prevalentemente a edifici per uffici. Il piano della municipalità comprendeva l’indicazione sull’altezza delle costruzioni, sull’uso dei materiali e prescrizioni specifiche per gli ultimi tre edifici: lo scalo portuale per le navi passeggeri, un hotel di lusso e infine l’auditorium. Quest’ultimo progetto, assegnato a 3XN dopo un concorso internazionale indetto nel 1997, è il fiore all’occhiello dell’intera operazione, un edificio pubblico inteso come attrattore per il recupero dell’area. L’idea di Kim Herforth Nielsen e del suo team era quella di costruire la sala concerti all’interno di un cubo di vetro, sormontato da una grande copertura - all’interno della quale dovevano essere alloggiati gli uffici e una delle più grandi biblioteche della musica al mondo - e incastonato in uno zoccolo che, per precisa indicazione del piano urbanistico di Rem Koolhaas, doveva creare un elemento unificante tra l’auditorium, l’hotel e il terminal. Il parallelepipedo è inoltre secato da un altro elemento, una sala più piccola destinata alla musica jazz, il BIMhuis, considerato un elemento indipendente dal Muziekgebouw. Ma in corso d’opera, soprattutto per ragioni finanziarie, la grande copertura è stata ridimensionata ed è diventata una tettoia illuminata, secondo l’interpretazione dell’architetto una sorta di grande lampada urbana. Il progetto è composto di pochi elementi ben calibrati: l’ampia copertura, le vetrate all’interno delle quali si intravede il massiccio parallelepipedo di cemento della sala da concerti, lievemente inclinato verso lo sbalzo della tettoia, e infine lo zoccolo rivestito in terracotta che contiene tutti i servizi, i camerini e il garage. La sala da concerti può ospitare fino a 1000 persone (300 delle quali in galleria) ed è una tipica struttura “box in the box”, l’elemento di cemento è attentamente staccato dalla struttura interna, interamente in legno, per diminuire al minimo la trasmissione di vibrazioni. Uno degli aspetti determinanti per la progettazione del Muziekgebouw è stata la scelta di mantenere aperti al pubblico, 24 ore al giorno, tutti gli spazi interni, ad eccezione della sala da concerti. Il foyer, gli ampi corridoi e la sala d’ingresso, sono spesso usati per mostre di arte contemporanea inerenti alla musica o per programmi educativi e terminano in una vasta piazza sull’acqua, coperta dalla tettoia. Attraverso la vetrata, questo ampio spiazzo è il punto focale dell’intero progetto, il luogo dove la città stessa diventa una quinta teatrale, in opposizione alla confortante intimità della sala da concerti. Per leggere i dettagli e la particolare sintassi del progetto, bisogna considerare innanzitutto la funzione specifica di questo auditorium dedicato prevalentemente alla musica contemporanea. L’interesse di 3XN è stato quello di fondere il chiaro carattere portuale della struttura con la volontà di creare un luogo adatto ad ospitare l’atmosfera sperimentale della avanguardia musicale. Questa scelta risulta evidente nell’uso di materiali industriali, dal parquet grezzo tipico dei ponti delle navi, alle travi di acciaio a vista della copertura (alle quali sono appese le scalinate e il foyer), ma anche dalla scelta di ispirarsi direttamente alla grezza semplicità dei magazzini portuali. A questa pulizia formale si aggiungono elementi più spettacolari, come il ponte d’ingresso (il progetto di quest’ultimo non è di 3XN) influenzato dalle passerelle dei transatlantici e il volume del jazz club, sospeso su un’unica trave e con una grande vetrata dietro al palcoscenico dalla quale si può godere una splendida vista sulla città. In sintonia con il carattere industriale, l’auditorium è concepito come una macchina sofisticata. La sala può aumentare fino al doppio il suo volume in considerazione delle necessità acustiche e può modificare la conformazione da completamente piatta (per eventi senza palcoscenico) fino a formare la tipica gradinata. Anche in questo caso la semplicità del disegno contrasta con un dispositivo spettacolare che consente alla sala di illuminarsi con gradazioni di colore diverse. Il rovesciamento del minimalismo attraverso l’uso sorprendente dei materiali, o l’inserimento di elementi inaspettati, è la firma degli architetti danesi e sembra essere sempre più spesso, seguendo l’esempio di Herzog & de Meuron, l’orientamento vincente dell’architettura di inizio secolo.

Emiliano Gandolfi

 
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