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Negli ultimi anni l’Università di Toronto ha commissionato la progettazione di vari edifici ad alcuni grandi architetti: Saucier + Perrotte di Montreal e Morphosis di Los Angeles hanno realizzato entrambi uno studentato su Spadina Avenue. Il campus, collocato nel centro della città, è delimitato ad ovest da questo importante asse attrezzato che attraversa la città, ad est da Queen’s Park - che ospita l’edificio in stile vittoriano della Legislative Assembly of Ontario - a nord da Bloor Street West e a sud da College Street. Al centro di questo rettangolo, separato dal resto della città da alcuni edifici universitari, si trova l’University College, la costruzione più emblematica, che domina il lato settentrionale di un centro commerciale posto in piena città ma poco conosciuto, noto come Front Campus. In Bloor Street West, è appena stato completato un terzo Studentato - la Woodsworth College Residence - opera dello studio architectsAlliance, un team di architetti locali che ha realizzato alcuni eleganti progetti residenziali e altri edifici universitari nell’area urbana di Toronto. Su un basamento di 4 piani svetta una torre di altri 13, rivestita con pannelli trasparenti e bianchi opalescenti disposti secondo un semplice motivo a scacchiera. Tutte le camere hanno il soggiorno posto ad angolo, con una vista spettacolare sul campus e sulla città. A piano terra si trova un piccolo giardino, un’isola di forma “biomorfica” ricca di vegetazione. Su College Street, il lato sud dell’area universitaria, e vicino alla Legislative Assembly, Foster and Partners hanno costruito il Leslie L. Dan Pharmacy Building: appoggiata su pilotis, una pesante torre cubica corona un atrio vetrato di cinque piani d’altezza, in cui sono sospesi due volumi ovoidali. A ovest si trova un gruppo di costruzioni dall’aspetto più tradizionale, di inizio Novecento. In mezzo a questi, arretrato rispetto alla via trafficata, si staglia il luminoso Terrence Donnelly Centre for Cellular and Biomolecular Research (CCBR), frutto della collaborazione tra lo studio architectsAlliance e il prestigioso studio Behnisch Architekten con sedi a Stoccarda e Los Angeles. Quest’opera tedesco/canadese è una torre di vetro di 13 piani che svetta sull’elegante architettura paesaggistica della corte urbana antistante. La piazza si estende all’interno dell’edificio nello spazio a doppia altezza dell’atrio che forma insieme al primo blocco di 4 piani la parte basamentale del volume. Sopra a questo volume si trova un piano di servizio, rientrante. E poi ancora il volume di coronamento di 6 piani. Da una prospettiva obliqua, visto dall’edificio di Foster, il CCBR rivela, perpendicolarmente alla strada, uno sviluppo del piano tipo molto profondo. In realtà, si collega direttamente al grande Medical Sciences Building e, dietro a questo, al Front Campus (alcuni piani più in alto è collocato anche un ponte pedonale, vetrato). L’edificio ospita un centro di ricerca sui genomi umani con più di 500 ricercatori tra i quali, come ricordano gli architetti, “informatici, medici, farmacisti e ingegneri”. Su richiesta dell’Università, l’architettura degli interni è stata progettata in modo tale “da incoraggiare gli scienziati ad incontrarsi e confrontarsi”. Questo desiderio ha avuto delle implicazioni sulla distribuzione dell’edificio, ma anche sulla vita stessa dell’università, in quanto tutta l’area a pianoterra è dedicata a spazi comuni. La stessa strategia è stata applicata anche per l’Akademie der Künste appena conclusa dallo studio Behnisch a Pariserplatz a Berlino. Il lastricato che collega l’edificio a College Street è in leggera pendenza e porta all’ampia scala vetrata dell’atrio, continuando poi a formare una vasta terrazza, utilizzata in parte come bar, per collegarsi poi, con un passaggio esterno che conduce al retro del Medical Sciences Building. Il soffitto del bar è punteggiato da lucernari circolari con infissi tinteggiati a colori vivaci. Su questa terrazza interna sono dislocati tre piccoli padiglioni che ospitano sale riunioni, ciascuno rivestito di piastrelle a mosaico di colore diverso. C’è anche un piccolo, labirintico spazio riservato alle toilette. Una delle migliori idee dei progettisti è stata quella di posizionare la struttura in modo asimmetrico, leggermente ad ovest rispetto alla linea centrale del lotto. Questo consente un passaggio esterno tra il CCBR e il palazzo limitrofo ad est e, grazie ad una superficie vetrata collocata tra la nuova struttura e la facciata preesistente, ad ovest, la realizzazione di un giardino coperto, lineare e pieno di luce. Il giardino diventa uno spazio di transizione tra la facciata preesistente e il nuovo progetto con al suo interno una serie di sedute in legno. La nuova vegetazione che provvede ad implementare il riciclo di ossigeno, è ricca di alberi eleganti, tra cui molti alti bamboo. L’accesso ai laboratori dei piani superiori avviene tramite ascensori e grazie a un badge di sicurezza elettronico. Gli spazi di ricerca ai piani sono concepiti come loft, spazi aperti, senza controsoffitti. I laboratori sono organizzati lungo un asse centrale nord-sud. Sulla facciata est, verso l’edificio di Foster, ci sono basse finestre apribili grazie ad un sistema computerizzato di gestione dell’edificio. Sul lato sud, una doppia pelle vetrata, con interposte tende avvolgibili, serve a schermare gli uffici privati e le sale-riunioni. Ad ovest, sopra la copertura vetrata che offre una vista sul giardino sottostante, corridoi fiancheggiano la parete massiccia dei laboratori per poi allargarsi ed aprirsi sulle scale ad un’unica rampa - di facile accesso dagli spazi circostanti - e per formare spazi, dove i ricercatori possono lavorare con il laptop. La vetrata esterna è trattata in maniera molto grafica. Il posizionamento di pannelli colorati, in particolare quelli opachi che vanno a coprire il bordo dei solai nella parte superiore, sono stati creati manipolando lo spettro del DNA, in modo da introdurre un aspetto giocoso e apparentemente casuale nell’involucro dell’edificio. La facciata ovest presenta un motivo geometrico bianco quasi “molecolare”. Anche l’atrio mostra questa particolare giocosità nei colori e nella contrapposizione degli elementi architettonici - il contro-soffitto a nuvole, per esempio, oppure le ringhiere che corrono a zig zag nel cortile d’ingresso, così da creare un effetto piacevolmente dinamico. Oggi Stefan Behnisch è a capo dello studio che in precedenza era stato diretto in modo eccellente dal padre Günter (tra le opere più significative di Behnisch padre possiamo ricordare la Biblioteca dell’Università Cattolica di Eichstätt, il Museo Nazionale delle Poste di Francoforte e il Parlamento Federale di Bonn). In Nord America, lo studio Behnisch Architekten ha di recente portato a termine il Genzyme Center di Cambridge, Massachusetts, e sta lavorando ai master plan per l’Università di Harvard e per l’Arizona State University. Con il CCBR Behnisch Architekten e architectsAlliance sembrano aver tratto reciproco vantaggio dalla loro collaborazione (hanno recentemente vinto un concorso per la progettazione di due isolati a Pittsburgh). L’Università di Toronto ha ora un nuovo elegante edificio che permette facile accesso al campus. All’interno della costruzione, i ricercatori possono godere della luce naturale nei laboratori e usufruire di aree ricreative (che ospitano anche delle piccole isole riservate alla preparazione dei pasti). Verso College Street, dei cortili interni alberati si sviluppano per diversi piani lungo la facciata sud, creando dei punti d’incontro piacevoli, a volte addirittura divertenti e spiritosi. Sostenibilità: non solo fatti e dati, ma un ambiente sociale, olistico. Raymund Ryan








