Trasformare un’antica cava di pietra, situata a Castenaso nella prima fascia periferica attorno a Bologna, in un’accogliente struttura per il golf è l’obiettivo di Antonio Iascone. Una costante e moderna correlazione fra l’architettura e gli elementi del paesaggio, l’ambiente naturale e i segni storici che vi si sovrappongono, è il carattere distintivo del progetto, in una ricerca ideativa che si sviluppa lungo un terreno di semplicità e lineare chiarezza.
La scelta progettuale fondamentale si orienta a differenziare e suddividere secondo le varie funzioni il volume complessivo e necessario per il Golf Club. Si ottiene così una sequenza di corpi singoli ad andamento orizzontale e modesta altezza, che si attestano sull’asta centrale pedonale, l’elemento direttore dell’intervento, un “segno a terra” di rilevante presenza. Le singole costruzioni comprendono le funzioni di accoglienza e sosta nella clubhouse, le attrezzature e servizi a sostegno dell’attività sportiva con spogliatoi e palestra, l’ospitalità in un piccolo albergo, conformato secondo moduli a cubo con affacci vetrati. L’architettura si mostra con tratti lineari ed orizzontali, che si inseriscono fra il forte segno dei filari di pioppi, lungo il viale d’accesso ed il percorso centrale, e le leggere variazioni altimetriche del terreno per la pratica del golf, un andamento sinuoso ereditato dall’antica cava.
L’eleganza dell’idea generatrice, riassunta dagli schizzi di progetto, si risolve nel rigore col quale si determinano i componenti tecnici e compositivi. Le condizioni di soleggiamento, dettagliate e verificate in studi su modelli fisico-matematici, e le condizioni di resa termica ed energetica negli edifici costituiscono elementi importanti, per garantire effetti ottimali negli ambienti interni; presupposti altrettanto rilevanti riguardano la permeabilità visiva sul paesaggio insieme alle condizioni di filtro con l’esterno che le differenti funzioni degli edifici sottendono. I prospetti si dispongono tra la clubhouse, con ampie pareti vetrate a comportamento basso-emissivo, limitando la fascia di frequenza degli infrarossi, e l’edificio per l’ospitalità, collocato in posizione appartata e protetto da filari alberati, che si manifesta con luminose pareti vetrate per la percezione di frammenti nel paesaggio. Alle facciate più esposte si associano elementi a “brise-soleil” naturale, utilizzando sia la relativa vicinanza dei filari alberati sia una struttura a rete in cavi d’acciaio a notevole sezione, contigua alle pareti vetrate: si compone una maglia regolare, 25x25 cm, su cui crescerà una vegetazione protettiva.
Carattere architettonico distintivo di numerose facciate è l’estesa utilizzazione dei sassi, come se fosse un ulteriore richiamo alla preesistente cava di pietra e alla presenza di corsi d’acqua nel luogo: i gabbioni di contenimento ordinati dalla rete d’acciaio escono dal filo di facciata e mostrano all’esterno la densità corrugata del materiale, che esce dal suolo con naturalezza e fornisce con la propria massa ulteriore inerzia termica. In questo modo l’architettura coniuga considerazioni relative all’economicità, con la ricerca espressiva, ottenendo una composizione equilibrata: l’uso di tecnologie a carattere seriale contrassegna la chiarezza dell’intero intervento. Materiali poveri come la rete ed il sasso assumono una forte valenza estetica, diventando la chiave distintiva del progetto.
La clubhouse, un punto focale dell’intervento, si solleva da terra per mezzo di una pedana alta 20 cm, sotto cui si installa una fascia luminosa: l’edificio apparirà come separato dal suolo.
Francesco Pagliari











