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Home Arretrati 2007 The Plan 23 Phaeno Science Centre

| Zaha Hadid Architects |

Phaeno Science Centre

| Wolfsburg | Germania |
| Architettura |


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Wolfsburg trae origine dalla colonia industriale "Stadt des kdf-Wagens", creata nel 1938 per alloggiare gli operai degli stabilimenti Volkswagen. Tuttora saldamente legata alle sorti dell'azienda, la città è un tipico esempio di sviluppo urbano pianificato nel segno dell'impulso economico. La creazione di un’identità e l'integrazione di varie culture si sommano allo sforzo di costruire un centro che offra, con alta qualità, servizi e proposte per il tempo libero. L'asse urbano fra il rilievo del Klieversberg e il Castello illustra i mutamenti culturali che hanno influenzato e plasmato la pianificazione urbana. Dagli anni Cinquanta, hanno costruito importanti opere architetti come Alvar Aalto, Hans Scharoun, Peter Schweger. A nord dell’asse, in occasione dell'expo 2000 nella vicina Hannover, la Volkswagen ha realizzato, accanto alla sede centrale di Wolfsburg, la “Città dell'auto” (“Autostadt”): un’area a padiglioni tematici che presenta la gamma di autovetture dell'azienda. Il nuovo ponte pedonale, superando la separazione funzionale tra la fabbrica e il centro cittadino, ha richiesto un contrappeso urbano all’interno della piazza della stazione: è lo Science Centre, un edificio innovativo, diverso dai tradizionali musei per la sua concezione di informare in modo attivo, e destinato a divenire un elemento culturale di richiamo per tutta la regione. Il progetto vincitore di Zaha Hadid, elevando il piano espositivo a 6,5 metri di altezza, genera un’area urbana sottostante di collegamento interattivo con il centro cittadino. Varie funzioni pubbliche si trasferiranno in questo paesaggio artificiale che sarà il segno distintivo di uno spazio urbano al crocevia degli assi direzionali.
Il Phaeno Science Centre è concepito come un oggetto misterioso, che suscita curiosità e stimola scoperte. Il visitatore è posto di fronte a livelli di complessità e di singolarità, regolati da un sistema particolare. Il volume dell’edificio al livello espositivo, riflette senza soluzione di continuità l’ambiente urbano circostante, mentre al piano terra il blocco imponente e chiuso si dissolve e diviene poroso. Il progetto si fonda su un’insolita logica di volumetrie e strutture. I piani espositivi non sono sovrapposti l’uno sull'altro, né possono essere considerati semplici open space che si estendono da un lato all'altro. Un grande volume è sostenuto e anche strutturato da elementi irregolari a forma di cono che lo attraversano sviluppandosi dal piano terra alla copertura. Alcuni coni hanno la funzione di accesso, altri servono a illuminare lo spazio interno, altri ancora ospitano funzioni necessarie. La loro sagoma deriva dagli assi urbani principali che circondano la costruzione. A loro volta queste direzioni si sviluppano e plasmano organicamente l'edificio in relazione alle funzioni interne: un elemento a cono diventa l'ingresso principale, un altro la sala conferenze, un gruppo di tre si fonde per comporre uno spazio espositivo al di sotto del piano a maggior affluenza pubblica. Nasce un paesaggio di crateri, alieno ma nel contempo coerente. L’accesso per il pubblico attraverso il ponte, come una galleria scavata da un tarlo, conduce agli ambienti dell'edificio: interno ed esterno si mescolano, intrecciandosi l’uno con l’altro. La strategia di fondere insieme elementi contrastanti continua anche nella scelta dei materiali. L'effetto estetico di materiali lisci, porosi, insonorizzati e di superfici differenziate dovrebbe creare uno stimolante terreno vergine, un mondo tutto da scoprire.
L'illuminazione opera come uno strumento d’architettura: consente la flessibilità necessaria all’installazione delle mostre temporanee e crea un sistema visivo di orientamento. La presenza dell'oscurità sarà la chiave interpretativa dell'esperienza del tutto unica all’interno dello Science Centre. Luce e ombra offrono l’opportunità di realizzare un itinerario visivo attraverso l'edificio, con percorsi luminosi e punti focali. La luminosità generale negli ambienti interni dovrebbe ridursi al minimo per ottenere un contrasto più dinamico con gli oggetti d’esposizione fortemente illuminati, creando così momenti di stupore e scoperta. Le soluzioni per l’illuminazione esterna del Science Centre comprendono la creazione di zone a differente intensità, in base a velocità e modalità di avvicinamento (a piedi, in auto, in treno). Le facciate possono essere utilizzate per proiezioni e per osservare l'attività delle persone presenti nell'edificio, dall'esterno, come attraverso uno schermo. La scelta strutturale si è rivolta al cemento armato per l’adattabilità alla forma fluida e libera del progetto. Le ampie campate del tetto e del piano principale di esposizione impongono una struttura retta da fondazioni su pali. Le solette sono sostenute dalle pareti tangenziali di cemento armato attorno ai laboratori, all'auditorium, all'ingresso principale e alle aree destinate all'amministrazione. Per sfruttare al massimo la possibilità di produrre in serie casseforme ed armature, le solette si sviluppano su una griglia regolare. Le nervature del cemento si intersecano ad angolo acuto, per seguire gli assi prospettici dell'edificio.

 
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