Questo intervento dello studio Geza (Gri e Zucchi Associati) a Tarcento, vicino a Udine, si inserisce in un comparto in cui sono presenti rilevanti edifici eclettici d’inizio Novecento. Il progetto elabora l’ampliamento della casa padronale, ridisegna gli spazi aperti e dà spazio ad una nuova autorimessa lungo il declivio collinare. Il terreno, in parte pianeggiante e in parte in forte pendenza, accoglie tre costruzioni: la residenza padronale, la dépendance e la serra. L’ampliamento cerca una correlazione con il compatto edificio preesistente, intersecando i concetti di connessione e di differenziazione. Una volta demolite le costruzioni annesse all’edificio storico, che è stato completamente restaurato, la scelta progettuale è stata di evidenziare l’apporto contemporaneo ricercando lo stacco ed il confronto, ritmando i prospetti. La nuova architettura si pone in diretto rapporto con l’edificio storico, a cui si collega sulla parete est. Alle pareti in vista è stata data una tinteggiatura nera, non convenzionale ed in netto contrasto con il bianco della casa padronale. La scala per i collegamenti verticali viene inserita alla giunzione fra i due corpi, differenziando ed alleggerendo i materiali: una prima rampa è costruita in pietra locale, le successive con struttura in acciaio e pedate in legno. L’unione dell’ampliamento con l’edificio esistente rispetta e identifica i diversi caratteri delle due architetture. Il nuovo corpo dichiara apertamente la contemporaneità col proprio linguaggio e con la definizione dei materiali utilizzati. L’accorgimento messo in opera dal progetto consiste nell’arretramento dei fronti a nord e a sud rispetto alla sagoma dell’edificio storico, in modo da rendersene distinto, da non interferire con le proprie pareti perimetrali sulla netta e compatta forma preesistente e da non creare difficili problemi di connessione fra pareti ed angoli dei fabbricati. Alla rigidità geometrica dell’architettura storica, corrisponde una articolata visione dei prospetti della nuova ala. Ampie pareti vetrate a tutt’altezza danno luminosità agli interni e consentono un forte riferimento al contesto; una trave a doppio T corre longitudinalmente sul prospetto, su cui apre uno spazio a terrazza ad interrompere l’andamento lineare. I camini, con il loro originale disegno, diventano gesto architettonico. Anche i rivestimenti di facciata compongono un quadro articolato: lastre Rheinzink, legno, intonaco nero. Fra i due corpi edilizi si mantengono medesime quote di solai. Il tetto a doppia falda, rivestito in lastre Rheinzink, segue l’inclinazione della copertura dell’antistante dépendance. La nuova autorimessa, ad est del lotto, è parzialmente interrata nel declivio. L’unica parete visibile è in calcestruzzo a vista, con tessitura in rilievo. Francesco Pagliari








