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| Grafton Architects |

Solstice Arts Centre

| Navan | Irlanda |
| Architettura |


018-4 Il Solstice Arts Centre sorge nel centro di Navan, cittadina irlandese nella Contea di Meath, che ha ereditato il ruolo di capoluogo dalla limitrofa Trim. Sebbene entrambe presentino un analogo tessuto urbano e siano bagnate dal fiume Boyne, tuttavia non mostrano una ricchezza monumentale paragonabile: infatti, a differenza di Trim che è dominata dall’imponente castello omonimo, Navan non vanta elementi architettonici di rilievo ed in passato il suo centro storico era adibito quasi esclusivamente ad attività commerciali. Prima della costruzione del Solstice Arts Centre, il sito, circondato da chiese in pietra con guglie e tegole in ardesia rossa, si presentava come un grande vuoto utilizzato a parcheggio, ad eccezione del giorno di mercato. Questo luogo risulta a tutt’oggi uno dei punti più complessi della città: caratterizzato da un terreno digradante, è percorso da strade che sembrano prendere il sopravvento sul tessuto costruito. Il progetto ha voluto creare un’isola di tranquillità nel cuore di un’area così trafficata, presentandosi come una sorta di roccia artificiale affiorante. Si è creato, infatti, uno spazio culturale, come un giardino segreto che, con la sua presenza massiccia e rialzata rispetto al livello della città, domina il centro di Navan al pari del castello di Trim e forma una dinamica coreografia con gli edifici pubblici adiacenti. Inizialmente, il progetto avrebbe dovuto comprendere un teatro e, al secondo livello, un tribunale; tuttavia, in corso d’opera, le richieste sono mutate, destinando il piano superiore a galleria d’arte ed aggiungendo, a piano terra, una serie di sale aperte alla collettività accanto al teatro da 320 posti. Questo ha permesso di esaltare le potenzialità simboliche e sociali del luogo, riuscendo a trasformare il suo originario utilizzo ibrido nell’attuale uso: il risultato è uno spazio artistico, contemplativo, staccato ma al contempo connesso con il fervido mondo del teatro. Nel punto più alto del sito, il nuovo centro civico ha come basamento un plinto in arenaria che contiene il palcoscenico ed i camerini, mentre il muro di cinta del giardino sopraelevato si configura come una struttura portante che consente vaste campate in grado di ridurre al minimo il numero dei supporti sottostanti. I principali sostegni della copertura sono costituiti dalle tre scale indipendenti, inizialmente concepite per l’attività del tribunale: in particolare, l’ex-scala “degli imputati” serve per la consegna delle opere d’arte della galleria e come accesso di servizio al ballatoio di manovra del teatro, che fuoriesce sul giardino recintato; l’ex-scala “dei giudici”, invece, è utilizzata per le operazioni di immagazzinaggio. L’accesso principale è segnalato da una soletta sospesa che, sporgendosi sullo spazio civico all’aperto, invita il pubblico ad entrare: qui, un “taglio” sul tetto fa filtrare un raggio di luce a enfatizzare questa zona e, al tempo stesso, consente di intravedere l’area espositiva sovrastante. Un rivestimento in marmo grigio-nero a mosaico connota questa copertura a sbalzo, conferendole una forte caratterizzazione fossile, analoga al basamento in arenaria che, sbiadendo col tempo, si amalgamerà sempre più ai tetti in ardesia delle chiese circostanti. Già dall’ingresso, attraverso una finestra che si apre sul foyer, è possibile vedere la sala del teatro, la cui concezione si ispira a quelle di Hans Sharoun: anche qui, infatti, il pubblico è separato in gruppi per rapportarsi con il palcoscenico in maniera dinamica, accorciando metaforicamente le distanze in uno spazio organico e circoscritto che segue i contorni del sito in una sorta di paesaggio portato all’interno. La luce naturale entra in questo luogo da un lucernario e dall’apertura sul foyer, entrambi oscurabili durante gli spettacoli. Proprio il foyer avvolge il teatro con il suo muro a serpentina progettato come una tenda a vari livelli di opacità e trasparenza, che rivela parzialmente le attività interne ed attira l’attenzione dei passanti soprattutto di sera, quando sembra un lungo nastro di luce sospeso sul marciapiede, mentre, dalla vicina Piazza del Mercato, gli spettatori appaiono come ombre cinesi in movimento.

 
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