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Mack Scogin Merrill Elam Architects

| Letter from America |


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Atlanta è la città della Coca-Cola e di John Portman, il promotore degli hotel ad atrio degli anni Sessanta; è anche una delle conurbazioni a più rapida crescita nell'America contemporanea. Ad Atlanta, capitale non ufficiale del "Nuovo Sud", orgogliosa ubicazione dell'aeroporto internazionale Hartsfield-Jackson - con la maggior quantità di traffico passeggeri al mondo - ha sede il gruppo di architettura Mack Scogin and Merrill Elam. Nel 1984 lasciano lo studio Heery and Heery, mega studio di Atlanta, quando erano rispettivamente direttore dei progetti e associato.
Da allora, Scogin e Elam realizzano numerosi progetti innovativi nell'area cittadina, in particolare biblioteche di quartiere, in cui è facile riconoscere l'eredità modernista, la loro indagine sui sistemi strutturali e la profondità della loro visione.
Pur mantenendo l'attività ad Atlanta, Mack Scogin ricopre dal 1990 al 1995 la carica di direttore del Dipartimento di Architettura alla Facoltà di Design ad Harvard. Ad oggi ha completato, insieme a Merrill Elam alcuni edifici universitari negli Stati Uniti, portando il loro studio ad una rilevanza almeno nazionale.
L'estate scorsa, sulla costa occidentale a Berkeley, è stata aperta la biblioteca di musica Jean Gray Hargrove all'interno dell'Università della California. Ottobre ha visto l'inaugurazione dell'edificio per la Scuola di Architettura "Austin E. Knowlton", in uno dei più prestigiosi istituti del Midwest, l'Università Statale dell'Ohio (OSU). Più recentemente, Scogin ed Elam stanno inserendo il Wang Campus Center nel pittoresco paesaggio del Wellesley College. Nel New England, non lontano da Harvard, gli architetti di Atlanta sono vicini a Rafael Moneo e al suo Davis Museum and Cultural Center (1993), e a Paul Rudolph, il cui Jewett Arts Center, un progetto che risale al 1958, è sorprendentemente raffinato e ben realizzato.
La Knowlton Hall è una presenza dinamica nel campus dell'Università dell'Ohio. Gli edifici universitari sono distribuiti attraverso i pianeggianti terreni del Midwest con impianto razionale ed accenti Beaux Arts. Qui alla fine degli anni Ottanta, Peter Eisenman ha dato un contributo vitale alla cultura architettonica con il suo stimolante - forse per alcuni deludente - Wexner Center for the Arts. Non proprio visibile dal Wexner Center, il vicino più importante della Knowlton Hall è lo stadio di football dell'Università. Occupando un lotto risicato, quasi ortogonale, si presenta come un colosso dal tetto piano con fianchi rivestiti in scandole di marmo bianco. Lo sguardo coglie i tanti tagli profondi, verticali ed orizzontali, in questo curioso, avvolgente guscio. L'interno è caratterizzato da un fitta successione di colonne in calcestruzzo, ampie vetrate a griglia variabile, comode rampe di scale, e soffitti ritmati dal sistema dei binari a serpentina per l'illuminazione artificiale.
La Knowlton Hall è una vera sfida ai fruitori, energica, complessa, forse disordinata e piena di imprevisti. Giungendo alla maturità architettonica negli anni Ottanta, Scogin ed Elam appartengono a una generazione di architetti americani attenti alla sensibilità di Robert Venturi e Charles Moore - ad un postmodernismo umanistico - alle sperimentazioni astratte o più teoriche, memori del primo modernismo europeo, di Eisenman e del suo compagno newyorkese Richard Meier. Nella Knowlton Hall, entrambe le direzioni di pensiero sono evidenti. La struttura della pianta è abbastanza lineare: una organizzazione ortogonale dalla quale il rivestimento di marmo curva secondo le necessità. Condividendo con qualche esempio d'architettura postmoderna un'ammirazione per il vernacolare, questa epidermide architettonica si genera in maniera empirica, in risposta a questioni locali. Ma la purezza geometrica dei tagli e delle parti, i portici d'accesso e le terrazze al livello superiore, derivano, almeno in parte, da una razionale arte di comporre il gioco formale.
La lunga facciata nord curva lievemente verso una strada del campus; la facciata sud viene erosa per creare una corte vetrata, che si allinea ad una corsia sul lato opposto, progettata insieme all'architetto paesaggista Michael Van Valkenburgh. L'estremità orientale del complesso presenta nell'angolo un portico aperto su due fronti, formato da esili colonne, sormontate da un oculo circolare, mentre all'estremo occidentale si trovano una loggia d'angolo e una cesura  profonda come un canyon con cinque colonne classiche libere, lascito del principale donatore per il progetto. Fra le due estremità est ed ovest, gli architetti inseriscono un imponente sistema di scale che connette gli spazi espositivi e di presentazione al piano terra con gli ambienti del piano superiore: uffici, auditorium ed i laboratori di progettazione illuminati da una serie di lucernai posti tra la griglia delle colonne e l'involucro esterno. La biblioteca lineare e a doppia altezza è pensata come un luminoso attico. In copertura si trova infine un giardino pensile, protetto da una cinta perimetrale.
A differenza della contenuta  Scuola di Architettura all'Università dell'Ohio, e degli adiacenti edifici ortogonali di Moneo e di Rudolph, a Wellesley il Wang Campus Center vira e slitta in pianta, formando un complesso padiglione con solai sovrapposti e visuali distorte verso l'esterno. Interi settori degli interni si librano al di sopra del terreno su sottili colonne: una libreria a nord, affacciata su una bassa autorimessa progettata sempre da Scogin ed Elam, e due ali della mensa a sud che piegano ad angolo retto in pianta per proteggere una terrazza sopraelevata.
Il Wang Campus Center ricorda, citandolo, il sottile gioco tra figura e sfondo che compiva Alvar Aalto cinquant'anni fa, un'interpretazione finlandese tra spazio positivo e negativo, ma anche un'eco dei  più meccanicisti padiglioni di Le Corbusier dello stesso periodo, sostenuti da pilotis ma collegati al suolo e al sistema di circolazione con rampe e scale slanciate. Un progetto di questo tipo è il Carpenter Center for the Visual Arts (1963) ad Harvard, l'unico edificio di Le Corbusier negli Stati Uniti. Se a Wellesley un esperto può riscontrare reminescenze del design modernista, può notare anche una simultanea evocazione dell'attenzione americana verso il paesaggio, dal trascendentalismo di Thoreau nel "Walden or Life in the Woods" (Walden Pond, a Concord, è distante mezz'ora d'auto da Wellesley) ad una blanda, più contemporanea reminiscenza vernacolare. La bellezza naturale del sito nel New England è esaltata dal piccolo lago che si estende verso l'edificio e lo incornicia. Nello stesso tempo, gli architetti collocano punti di ristoro, empori, fino alle cassette delle lettere all'interno della nuova struttura: non negano la realtà dell'esistenza quotidiana.
A Berkeley, la biblioteca della musica è rivestita in lastre di ardesia. A Wellesley, Scogin ed Elam avvolgono opache superfici esterne in tegole di pietra rossa e grigia, utilizzando materiali tradizionali nei Campus in modo nuovo; le gronde e le cornici delle finestre sono rivestite in rame. All'Università dell'Ohio, gli architetti ripropongono con intelligenza pareti a lastre di marmo, per rispondere alla richiesta, espressa dal donatore, di prospetti in marmo bianco. In tal modo, il lavoro dello studio Mack Scogin Merrill Elam si destreggia fra le numerose influenze e le molte particolarità del sito, fra programma, finanziamento, struttura e gamma di colori.

Raymund Ryan

 
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