La città tedesca di Herford ha inaugurato nel maggio 2005 il nuovo Museo MARTa, progettato da Frank O. Gehry. La città si trova al centro di un importante distretto industriale ed artigianale, dedicato alla produzione di mobili. Il programma museale intende operare lungo la linea che collega e distingue architettura, arti contemporanee e design (MARTa significa Mobili, Arte e Ambiente), una scelta rimarcata dalla forma “scultorea” e coinvolgente del disegno architettonico.
Il Comune di Herford e il Land Nordrhein-Westfalen sono gli ideatori e i committenti del Museo, situato a breve distanza dalla stazione ferroviaria e con un affaccio sul piccolo corso d’acqua Aa. L’intervento ingloba un edificio industriale dismesso che risale agli anni Cinquanta: un netto e compatto parallelepipedo che diviene cerniera nello sviluppo planimetrico e funzionale del progetto. Nell’edificio preesistente, in cui Gehry interviene con una avvolgente scala rivestita e con gradini in legno, si concentrano le funzioni di ingresso e accoglienza dei visitatori, informazione, atelier pedagogico, spazio per conferenze, amministrazione del Museo e uffici per l’associazione dell’industria del legno e del mobile. La facciata è stata trasformata anteponendo al prospetto originario una griglia, che porta il nume del Museo, ed una bussola di accesso, realizzata con una copertura a doppia curvatura in acciaio, come un foglio appoggiato. Alle estremità opposte di questo nuovo prospetto, in un prolungamento non solo formale, i nuclei del Museo si congiungono all’edificio preesistente, costituendo insieme uno spazio raccolto e una corte di passaggio verso l’accesso vero e proprio. Da un lato è il Forum, luogo delle attività d’incontro e comunicazione culturale, modellato in un ambiente curvilineo e illuminato da un lucernario. Al lato opposto, si sviluppano in modo articolato le sale espositive, tutte sul medesimo piano e configurate a grappolo attorno alla sala centrale, al cui grande lucernario corrisponde all’esterno il volume più alto. L’aspetto dinamico delle pareti curve in cartongesso, i soffitti ad altezza progressiva e variabile e la luce zenitale che proviene dai lucernari troncoconici dominano gli interni espositivi.
La luce, accanto all’andamento curvilineo di pareti e soffitti, appare elemento fondamentale nella costruzione dello spazio museale come parallela opera d’arte, non neutrale né asservita, ma in una forma di dialogo con le opere dell’arte contemporanea, secondo la concezione di Gehry. La struttura portante del complesso è in cemento armato. Per il rivestimento delle pareti curve, che non presentano finestre laterali lungo tutte le aree espositive, si è scelto il klinker in quanto materiale ad uso tradizionale nella zona. La copertura è costituita da lamiere in acciaio inox satinato, in aggetto rispetto al filo di facciata. I volumi dei lucernari si rendono evidenti nel profilo del Museo e presentano il medesimo abbinamento di klinker e acciaio inox satinato. La caffetteria si collega all’edificio preesistente e si affaccia sul corso d’acqua con un’ampia vetrata realizzata con profili in acciaio; l’interno è caratterizzato dalle travi reticolari per il sostegno della copertura e dal rivestimento del bancone bar in lega metallica di colore ambrato, illuminato da un binario di luce a terra.
Francesco Pagliari








