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Torre Agbar

| Barcellona | Spagna |
| Architettura |


011-2
La Torre Agbar, 35 piani e 142 m di altezza, si trova  in Plaza de las Glories Catalanes, inserita nell’angolo formato dall’Avenida Diagonal e dalla Calle Badajoz. Nella percezione, richiama il volume d’acqua di una fontana a pressione costante. Per la sede di una società di servizi idrici (Agbar sta per Aguas de Barcelona), è immagine del tutto appropriata, rafforzata dall’idea che l’edificio non appare radicato al suolo, ma sembra sgorgare da uno specchio d’acqua formatosi all’interno di un cratere. Quattro piani interrati occupano l’intero lotto, accogliendo parcheggi e funzioni di servizio. L’auditorium al primo livello interrato forma un rilievo nella topografia ondulata dello spazio aperto circostante la torre. Il sistema portante dell’edificio, costituito da un nucleo interno e da una struttura perimetrale esterna, consente di liberare i piani dalla griglia di pilastri strutturali. Due “cilindri” in calcestruzzo a sezione ovale sostengono un sistema di travi metalliche di supporto ai solai collaboranti in calcestruzzo e lamiere grecate in acciaio.  
L’eccentricità del nucleo rispetto all’involucro esterno definisce la pianta tipo dei piani. La superficie libera si comprime nella zona di accesso agli ascensori e si espande nella rimanente parte, dando spazio all’area per gli uffici. La parete esterna è formata da un reticolo irregolare di moduli quadrangolari ed appare come punteggiata da pixel. Le aperture delle finestre sono disposte su questa maglia: si determina una “calligrafia” per l’accumulo puntuale di tensioni strutturali, per la flessibilità degli uffici e per la densità delle perforazioni nella parete, in rapporto all’esposizione ai raggi solari nelle varie direzioni. L’interno si modella sullo stesso schema reticolare che si trasmette quasi per processo osmotico, generando il decoro e la conformazione dell’arredo. La geometria frattale che governa la definizione della parete perimetrale sviluppata dai progettisti insieme a Tecno, ha consentito di  realizzare con procedure industrializzate gli elementi componibili, che si adeguano all’andamento a doppia curvatura, orizzontale e verticale, come ad un imprinting degli spazi.
In conseguenza della conformazione a reticolo, la facciata si articola attraverso moduli in lamiera di alluminio ondulato, laccati in 25 colori. Il rivestimento, con uno strato incorporato in lana di roccia fissato sul lato esterno della parete, definisce l’involucro dell’edificio, dai colori gradualmente cangianti: alla base, i toni rossastri simili al colore del terreno da cui sorgono; progressivamente si ottengono le sfumature blu dei piani superiori, a fondersi con il cielo alla ricerca della smaterializzazione.
Il cilindro esterno ha sviluppo perpendicolare fino al 18° piano, a partire dal quale le linee generatrici iniziano a curvarsi verso l’interno. La sezione si riduce gradualmente fino al 26° piano, dove il calcestruzzo non viene più usato; la torre si completa raccordandosi ad una cupola a struttura in vetro e acciaio. Gli ultimi sei piani, strutturati con solai in calcestruzzo post-teso a spessori differenziati, sono costruiti a sbalzo dal nucleo centrale e occupano il grande spazio sottostante la cupola. Questi piani saranno adibiti a funzioni gestionali. L’intero edificio è circondato da un secondo involucro in lamelle di vetro stratificato a differenti gradi di trasparenza, che sfumano i colori della facciata retrostante, fungendo da velo vibrante che cela ed avvolge la torre. Le lastre vetrate sono trattate e inclinate in funzione della loro posizione e dell’incidenza dei raggi solari.

Gisella Barbieri

 
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