newsletter

Login








By A Web Design


Home

Il Riduzionismo Espressivo di Tom Dixon

| Design |


012-14
In piena esplosione neobarocca e neoantica (Aprile 2005), mentre i suoi coetanei si dedicavano al pizzo, al crochet e all’intaglio (Wanders, Urquiola, Boontje) Tom Dixon, in controtendenza, lanciava il riduzionismo.
“Sono il solo ad avere fatto indigestione di fiori e decori?” si interroga Tom nel manifesto che accompagnava la presentazione della sua nuova collezione a Milano. “Amo la botanica, non rifiuto la moda e sono attratto dalla virtualità, ma sto diventando “fondamentalista”. In questa nuova stagione il mio studio si propone di denudare gli oggetti, spogliandoli degli artifici e del superfluo, per giungere alla loro sostanza, esplorarne il succo vitale e individuarne l’anima. Perciò quello che vedete sono degli scheletri nudi di sedie in alluminio e delle lampade ramate, simili a bolle che celano una normale lampadina… Riduzionismo non significa privare gli oggetti del loro carattere e delle loro emozioni, ma vuol dire che il progetto si deve concentrare sull’indispensabile, sia in termini di materia, che di tecnologia.
Il riduzionismo è lontano dal minimalismo, anzi, accentua l’espressività degli oggetti, perché è prossimo alla loro essenza”. Bisogna avere le spalle solide per andare con decisione in controtendenza, per osare un vocabolario succinto, quando tutti indulgono alla retorica. Tom è un vertebrato, dicono gli estimatori, mentre la maggior parte dei designer sono degli invertebrati. Poiché è convinto di avere delle buone idee,
per realizzarle, dato che ancora, come provocatoriamente ama ripetere, sta aspettando di essere chiamato da un’industria inglese, ha deciso di fare da solo e di creare un proprio marchio. Si è trovato un socio manager che crede in lui, David Begg e un investitore visionario, lo svedese Proventus. La filosofia è chiara ed etica: conciliare l’innovazione tecnologica e materica con la semplificazione del design. Il processo progettuale di Tom parte dal dentro delle cose: dalla struttura, dai materiali, dalla tecnologia produttiva. Il design altro non è che un risultato. Non è necessario aggiungere niente, anzi, caso mai conviene verificare se è possibile ridurre. Le sue famose lampade Mirror Ball,
ad esempio, non hanno nessuna velleità classicista. Derivano dall’attrazione di Tom per “il soffiaggio”, per le finiture metallizzate della plastica e per le forme archetipe.  Per arrivare ad affermare con decisione questa sua visione concisa del design, Tom è partito da lontano e, non solo metaforicamente. Dalla Tunisia, dove è nato da padre inglese e madre franco-lituana nel 1959, dalla musica rock (suonava il basso in un complesso), dalla vita notturna e dall’arte d’arrangiarsi diurna che gli ha regalato l’abilità e il piacere di fare con le mani, avviandolo alla strada dell’artigianato. “Facevo oggetti di recupero, soprattutto di metallo, per il piacere di farli”, racconta. “Quando la gente ha iniziato ad acquistarli,
ho capito che possedevano una particolare alchimia.
Il successo lo convince ad esplorare le possibilità di produzione seriale. E intanto la sua reputazione cresce. Lo cerca Giulio Cappellini e nel 1989 nasce la S-Chair, oggi nella collezione permanente del Moma di New York. Nel 1994 crea Eurolounge per produrre pezzi di design con la tecnica del rotomoulding. Il primo prodotto realizzato con questa tecnologia affascinante e innovativa che genera oggetti finiti partendo dai granuli di polietilene in pochi minuti è Jack light, una lampada da terra/sgabello in polietilene pigmentato, che diventerà rapidamente un’icona. Attratto dal processo di estrusione della plastica sviluppa una serie di prodotti, “Fresh Fat Plastic”, caratterizzati da textures simili a grovigli di spaghetti. La magica macchina che sputa spaghetti di plastica policroma è stata nel 2002 in vetrina da Selfridges per due mesi, vomitando oggetti su richiesta dei consumatori, che se li portavano a casa ancora caldi.
Quest’anno, durante il London Design Festival (19-30 Settembre 2005) ha ripetuto lo spettacolo da Selfridges in Oxford Street, piazzando nel bel mezzo del grande magazzino una macchina per lo stampaggio ad iniezione messa a punto da Arburg, e invitando gli avventori a prendere parte al processo di stampaggio di Snap, una lampada sfaccettata, costituita da sessanta facce identiche agganciate assieme a scatto, disponibile in otto brillanti speciali colori definiti da Gabriel-Chemie, prezioso collaboratore di Dixon.
Questa non è stata la sola performance di Tom Dixon, vero mattatore di quest’ultimo design festival. Nel centro di Trafalgar Square ha installato
dal 19 al 22 settembre “The Bombay Sapphire Stretch”, ben ottanta metri di seduta in metallo e nastro elastico azzurro per dare ai londinesi la possibilità di godersi, comodamente seduti, il fronte restaurato della National Gallery e di ammirare la controversa statua in candido marmo del bad artist Marc Quinn, issata temporaneamente su un plinto, che ritrae Alison Lapper, l’amica focomelica dell’autore, incinta. Un ottimo sistema anche per testare le reazioni del pubblico! Sempre in Trafalgar Square, la lounge dell’omonimo hotel è stata arredata con la nuova Elastic Band Chair e le Mirror Ball Lamp. Mentre al 100% Design a Earls Court ha lanciato i suoi nuovi prodotti, la Slab Table, il Soft System,
la Tall Chiar, la Copper Shade... e la Stretch Band Chair: un’esile struttura in metallo rivestita di elastici azzurri, quelli che i ragazzi oggi portano al polso a mo’ di braccialetti.  “Ho utilizzato gli elastici di gomma”, dichiara Tom, ”perché mi sono molto familiari. Appartengono alla mia infanzia. Li usavo per legare i libri, come cinta per i pantaloni, per far volare gli areoplanini. Le ragazze li utilizzano per acconciarsi i capelli. Oggi, in vari colori, sono diventati  persino messaggi da portare al braccio, o segnali d’appartenenza a varie tribù. Infine sono prodotti etici: il latex, succo degli alberi della gomma, è una risorsa rinnovabile e riciclabile”.
La Stretch Band Chair, l’ultima novità della Tom Dixon’s Collection, appare il più compiuto manifesto del “riduzionismo”: un semplice tubolare e degli elastici. Leggerezza e comodità garantite e un’estetica che risulta immediatamente accattivante, anche se è ridotta all’osso, per via di quella familiarità con gli elastici che regalano un sapore consueto ad un modello del tutto inedito.

Cristina Morozzi

 
abbonamenti-4
contest-banner
demo2012-ita

Archivio The Plan

Piano d'uscita 2013

N° 064 Marzo
N° 065 Aprile
N° 066 Maggio
N° 067 Giugno / Luglio
N° 068 Settembre
N° 069 Ottobre
N° 070 Novembre
N° 071 Dicembre / Gennaio
/////////////////////////////////////////
© Centauro S.r.l.
via del Pratello 8 - 40122 Bologna - Italy
T +39 051 227634 - F +39 051 220099 - info@centauro.it
C.F. e P. IVA 01896531207
Reg.Imprese Bologna Capitale Sociale € 15.600,00 i.v.
/////////////////////////////////////////
[ Privacy ]