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Home State of the Art 002 de Young Museum

| Herzog & de Meuron |

de Young Museum

| San Francisco | USA |
| Letter from America |


012-6

Ancora una volta gli architetti Herzog & de Meuron hanno realizzato un edificio che si può definire paradossale. Nel verde lussureggiante del Golden Gate Park di San Francisco, il nuovo de Young Memorial Museum, rivestito in rame, si legge nel contempo in termini di massa e di volume. Si può interpretare come una scatola – incisa e incavata – e come un agglomerato di ampi spazi interni che si incrociano e si susseguono, l’uno dopo l’altro. Per gli ambiziosi architetti svizzeri, il paradosso non va confuso con l’ironia o il sarcasmo. Paradosso non è esercizio di ingegnosità fine a se stessa. Indotto dal loro attento studio sugli elementi costruttivi e sullo spazio che tali elementi contribuiscono a definire, il paradosso dell’architettura di Herzog & de Meuron serve in modo ammirevole a coinvolgere i nostri sensi. Dapprima, lo sguardo. In seguito, la mente. Infine, il corpo che si muove ed inizia ad esplorare l’interezza dell’oggetto costruito.
Nel parco, il Museo appare imponente (lunghezza 420 piedi, 128 metri) e lievemente curvo. In realtà è più corto del precedente edificio (504 piedi, 155 metri) danneggiato dal terremoto di Loma Prieto del 1989 e poi demolito. Come nel museo antecedente, un’eclettica composizione in stile coloniale spagnolo, è presente una torre iconica. La nuova torre non è collocata lungo un asse neoclassico ma in un angolo; non è statica e simmetrica, ma si torce verso l’alto, come un vortice, fino alla terrazza panoramica che orienta il visitatore verso la città, il Golden Gate e l’Oceano Pacifico, con le sue nuvole. Le pareti del Museo di Herzog & de Meuron sono esternamente rivestite in rame, da terra fino alla copertura, in tutta la loro estensione; si colgono solo alcuni sottili rettangoli vetrati delle finestre sul filo di facciata, che interrompono la superficie monomaterica. Osservando la torre, con le scale che scendono all’interno dei due prospetti corti, risulta evidente che questo involucro in rame non è compatto, ma appare come un tessuto a garza, attraverso il quale l’interno diventa parzialmente visibile, secondo i mutamenti nella qualità della luce e nelle posizioni di chi l’osserva.
Ciò che a prima vista sembrava monolitico ora diventa proteiforme e cinetico. La mutevolezza e la gradazione della texture si devono ad un sistema di fori, piccoli ma di variabili dimensioni, e di incisioni semicircolari, concave e convesse. L’intero edificio sembra incresparsi. L’involucro – o, meglio, lo schermo metallico – si compone di 7.200 pannelli in rame, di cui forse soltanto pochi uguali tra loro. Herzog & de Meuron, raramente dominati dalla tecnologia di per sé, hanno collaborato alla realizzazione dei pannelli con la ditta A. Zahner di Kansas City. Insieme sono stati in grado di tradurre immagini di alberi, fotografati dagli architetti nel Golden Gate Park, in superfici tridimensionali di produzione industriale. Queste superfici, ad elevato grado di astrazione, filtrano e riflettono la luce solare. Nello stesso modo in cui alcuni scoprono dei volti nella forma delle nuvole, o vedono profili definiti in ombre accidentali, il pubblico è coinvolto in maniera emotiva con l’edificio in una momentanea connessione verso il mondo della natura.
I visitatori entrano dal parco da una corte allungata, dove si trova un’installazione dell’inglese Andy Goldsworthy; oppure attraverso una delle varie incisioni triangolari nella corazza esterna che permettono al paesaggio di fluire nell’edificio; sotto una maestosa tettoia sospesa, si accede al caffè del museo – si immagini la scocca inferiore di un’astronave disegnata da uno stilista pop Anni Sessanta, un André Courrèges o un Paco Rabanne. Ad un attento esame, l’edificio via via si rivela un gioiello. Questo è peraltro il primo museo a edificio isolato, costruito dagli architetti svizzeri. Alla Tate Modern, si sono misurati con le vaste proporzioni della Turbine Hall per inserire un’ampia rampa a lieve inclinazione e formare uno spazio pubblico coperto. A San Francisco, si incoraggia il libero fluire dei visitatori dal parco lungo tutto il piano terra, i corridoi sono ridotti all’indispensabile, le gallerie duplicano lo spazio di circolazione. Al centro del piano terra, in un corridoio a doppia altezza che si affaccia sull’opera Strontium di Gerhard Richter, una scala rastremata aperta conduce alla galleria principale, al livello superiore. Nello stesso modo in cui la torre ripropone quella dell’antico edificio museale, l’atrio centrale – la Wilsey Court – richiama la Hearst Court del precedente complesso. Questo è il luogo centrale nella pianta di Herzog & de Meuron ed è il nucleo della loro concezione degli spazi interni al museo, che hanno una matrice sociale.
Le pareti perforate in rame, la tettoia simile a una visiera e la torre ritorta definiscono l’unicità dell’iconografia architettonica per il nuovo Museo de Young. L’autentico valore dell’esperienza museale si esprime inevitabilmente negli spazi interni. Qui – come accade in numerose opere di Lucio Fontana – l’esterno penetra a fondo; la forma monolitica si lacera in parti separate per lasciar entrare luce e spazio attraverso una serie di fenditure vetrate che corrono lungo tutto il museo. In tali strette fenditure, l’architetto paesaggista Walter Hood ha inserito eucalipti e felci. Alcune gallerie ai livelli superiori – quella dedicata all’arte Coloniale Americana, per esempio – sono stanze rettilinee organizzate in una tradizionale connessione a enfilade, e qui a San Francisco si caratterizzano per gli eleganti lucernari, improvvise scatole di vetro che si articolano lungo la copertura e provvedono all’illuminazione indiretta naturale. Altre gallerie – dedicate alla vasta collezione di arte Australiana e Africana – sono aperte, spazi liberi definiti da teche di grandi dimensioni che nascondono la struttura alla vista.
In queste sale sontuose, piante di eucalipto avvolgono pavimenti, muri, panche, soffitti e teche. I visitatori possono beneficiare di vedute laterali verso il parco esterno attraverso i veli di rame; possono  provare le sedute triangolari, disegnate da Herzog & de Meuron, sgabelli bassi e molto larghi. Le teche sono di concezione classica, ma il flusso spaziale da una zona all’altra induce movimento ed esplorazione.
Il senso del movimento, l’esplorazione dei paradossi spaziali definiti dagli architetti, animano il grande edificio istituzionale. Gli inserti vetrati introducono vedute inaspettate e riflessi fra interno ed esterno. La torre, che ci si aspetterebbe occupata dal personale scientifico e dagli amministratori, è adibita a finalità formative pubbliche. Nella Wilsey Court, Herzog & de Meuron hanno svuotato la parte inferiore del corpo scale per donare, agli esausti visitatori degli spazi museali, inattese panchine dalle forme sinuose. La Tate Modern Gallery, è uno straordinario spazio pubblico; a San Francisco, l’intero museo diventa un luogo per l’interazione sociale.

Raymund Ryan