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Un Rifugio Sicuro

| Design |


013-14
Il gruppo messo assieme dal World Economic Forum ha tracciato agli inizi del 2006 la mappa delle paure: quel che il mondo rischia nei prossimi dieci anni. A scorrerla vien la pelle d’oca. “La globalizzazione”, avverte Thierry Malleret del World Economic Forum comporta, tra le altre cose, che anche i rischi in molti casi diventino globali. La convivenza con la paura è, ormai, quotidiana e riguarda tutti indistintamente. Aumenta l’insicurezza e cresce la voglia di protezione, non solo fisica.
Safety Nest, la mostra organizzata dal gruppo brasiliano AG e curata da Nicola Goretti con Paola Antonelli, che al tema ha dedicato l’importante rassegna “Safe, Design Takes On Risk” (MoMA 16 ottobre - 2 gennaio 2006), ha invitato designer internazionali (nutrito il gruppo sud americano) a riflettere sull’emergente bisogno di protezione. Mentre la mostra Safe con i suoi oltre 300 prodotti e prototipi presentati esplorava l’esigenza di proteggere corpo e mente dai danni, dai rischi e dagli stress contemporanei, Safety Nest si è concentrata sull’abitare, inteso come condizione primaria dell’uomo e sui significati che assume anche in senso simbolico. Ai designer invitati è stato chiesto di rappresentare la propria idea di casa: nido, fortezza, rifugio, bozzolo…
Diverse e suggestive le rappresentazioni, metafore di un’esigenza, quella di costruirsi un rifugio, prima di tutto mentale. Ma non solo. C’è anche chi, come l’argentina Diana Cabeza ha pensato ai senza fissa dimora, allestendo dei rifugi, quasi dei bozzoli, in diversi materiali. Oppure chi, come la francese Matali Crasset, ha inventato un’oasi di verde metropolitana, alimentata dall’acqua piovana, per dare ristoro temporaneo ai cittadini assediati dalla polluzione metropolitana. La spagnola Ana Mir ha invece immaginato un ambiente onirico corredato di una serie di oggetti adatti a rispondere alle quotidiane esigenze di protezione, sicurezza e benessere.
L’argentino Alejandro Sarmiento ha costruito una cellula a forma di dodecaedro, costituita da un reticolo di sfere in PET riciclato: rifugio e simbologia delle relazioni che connettono gli uomini. L’architetto brasiliano Sergio Rodrigues ha trasformato la sua classica poltrona di pelle in una sorta di nido, dove raggomitolarsi per sentirsi protetti come in un utero. Hella Jongerius ha realizzato a maglia e in tessuto una serie di caschi e scudi che alludono alle armature medioevali, corazze morbide dall’immagine minacciosa per spaventare gli eventuali aggressori. Abiti/abitazione per uomini, sempre più nomadi, che rimandano, anche nell’uso diffuso di scritte, a quelli dell’artista Lucy Orta che degli abiti/abitazione ha fatto il suo manifesto artistico, per denunciare con ammirevole tenacia le condizioni dei senza fissa dimora.
Ancora una volta il design, consapevole di doversi aprire a nuove necessità, si rivela indicatore delle emergenze sociali. Il rifugio non è solo un bisogno metaforico, ma un’urgenza sociale, che il rigore dell’inverno 2006 ha reso drammatica, come testimoniano le tende canadesi allestite dietro il Beaubourg da Médicins du Monde per consentire agli SDF di sopravvivere al gelo, dando evidenza con la collocazione mediatica ad un problema che non può più essere trascurato, come testimonia il responsabile progetto Nidos Urbanos di Diana Cabeza.

Cristina Morozzi

 
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