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| Ben van Berkel UNStudio |

Museo Mercedes-Benz

| Stoccarda | Germania |
| Architettura |


014-3
Nel corso del Novecento è apparsa evidente la consacrazione del museo come espressione più sofisticata del linguaggio architettonico, manifestazione di modernità e campo privilegiato della ricerca.
Il Mercedes-Benz Museum è l’ultimo esempio di questa evoluzione che va dal Guggenheim di Wright al Pompidou di Piano-Rogers, fino ad arrivare agli esempi più recenti, il Guggenheim di Gehry a Bilbao e il Phaeno Science Center a Wolfsburg della Hadid.
Il museo Mercedes entrerà a far parte della storia della disciplina, non soltanto come espressione del percorso progettuale di un protagonista dell’architettura contemporanea, ma per il suo chiaro carattere di manifesto per un nuovo corso della progettazione digitale.
Ben van Berkel procede da un diagramma, in grado di esprimere le esigenze del progetto, e lo adotta come vettore dell’intero processo progettuale: dall’organizzazione degli spazi, al disegno della struttura fino alla realizzazione dei dettagli e delle finiture. È un percorso che dalla rappresentazione dell’architettura costruisce un modello reale, in grado di autosostenersi e di generare servizi, volumi e aperture. In netta opposizione a chi utilizza l’architettura digitale come ricerca estetica, per UN Studio il computer continua ad essere un mezzo per gestire, attraverso l’immaginazione, un modello matematico, senza partire da soluzioni formali preconcette.
La volontà di negare l’immagine come referente finale è caratteristica dell’interesse di van Berkel per l’afterimage, l’immagine che ci rimane impressa nella mente come ricordo. Sembra paradigmatica in tal senso la collocazione del museo in prossimità dell’autostrada: la vista dell’edificio avviene infatti dall’abitacolo di un’auto in corsa, ne risulta un’immagine di riferimento sempre leggermente mossa.
All’interno si accede in un ampio atrio triangolare a tutta altezza, per poi salire immediatamente all’ultimo piano dove inizia l’esposizione. L’edificio è concepito come una doppia spirale che ruota attorno alla cavità vuota dell’atrio e forma i piani orizzontali degli spazi espositivi, alternativamente sei a singola e sei a doppia altezza.
Ma diversamente da come può sembrare, questa struttura non è composta di un’unica superficie in un movimento continuo. I sei piani sono distinti e leggermente inclinati per unire i dislivelli con l’obiettivo di creare uno spazio dinamico attorno alle auto esposte e contemporaneamente sostenere l’edificio strutturalmente.
Ne risulta una sequenza di spazi aperti e spazi chiusi, alcuni con grandi aperture verso l’esterno, altri più scuri e drammatici, con frequenti scorci verso l’interno dell’edificio stesso. Il pavimento si piega, diventa parete e poi soffitto e, sostenuto da tre grandi pilastri centrali, lascia completamente libero lo spazio espositivo per dare rilievo al vero protagonista della mostra: l’automobile.
I due percorsi, un’esposizione cronologica della produzione Mercedes e una storia del suo mito, offrono numerose varianti espositive, con auto appese alle pareti o esibite scenograficamente su piedistalli, e una vastissima sequenza alternativa di possibili percorsi. I servizi sono inglobati nello spessore dei muri e lasciano lo spazio scorrere fluido, con soluzioni sempre diverse e sorprendenti. La relazione tra diagramma e struttura nelle ultime opere di UN Studio rimanda inevitabilmente ad un atteggiamento tipico del Barocco, van Berkel ne ride divertito: “Certo, sono sempre stato terribilmente affascinato da Bernini e da Borromini. Non soltanto dagli edifici quanto dall’incredibile capacità di mettere in discussione la disciplina attraverso l’uso innovativo di tecniche di rappresentazione”.
Per van Berkel queste tecniche – ispirate dal Barocco, dai grandi artisti del Novecento o da modelli matematici – sono fondamentali per formare un ponte tra il pensiero astratto e la costruzione concreta: un mezzo essenziale per comprendere nuovi orizzonti ed evolvere il percorso architettonico verso un’esperienza olistica, in grado di formare volumi in relazione diretta alle esigenze progettuali.

Emiliano Gandolfi

 
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