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Home Arretrati 2006 The Plan 15 Wendell Burnette in Phoenix

| Wendell Burnette Architects |

Wendell Burnette in Phoenix

| Phoenix | USA |
| Letter from America |


015-6
Prossimi all’atterraggio, i passeggeri dei voli diretti allo Sky Harbor International Airport, vedono Phoenix e le città vicine come Tempe, Paradise Valley e Scottsdale sparse nel deserto. Con la sua bassa densità urbana, l’estrema cura riservata ai centri direzionali e gli occasionali ma straordinari affioramenti rocciosi, questa parte dell’America è diventata una delle conurbazioni a crescita più rapida di tutti gli Stati Uniti: attrae sia i pensionati sia le giovani coppie e famiglie verso una promessa a volte biblica, ma comunque molto commerciale, di sole e di spazi aperti.
Molti si spingono fino al Frank Lloyd Wright Boulevard, all’estrema periferia di Scottsdale dove, negli anni ’30, il grande architetto americano creò la sua casa-studio di Taliesin West, un progetto radicale altamente contestualizzato. L’eredità di Wright sopravvive in questi luoghi, nei lavori, spesso d’imitazione, dei molteplici architetti che si sono formati a Taliesin. Più in generale, lo spirito indipendente - romantico e pragmatico allo stesso tempo - evocato da Wright si ritrova tuttora nei migliori talenti locali. Con le sue fiancate di rame ricurve, la sala come un “canyon di cristallo”, e la copertura a vela, la Central Library di Will Bruder è uno dei più innovativi edifici pubblici progettati negli Stati Uniti negli ultimi anni. Tra i collaboratori di Bruder nella progettazione della Central Library si sono distinti Rick Joy, che attualmente ha uno studio nella vicina Tucson, e Wendell Burnette, che di recente, in collaborazione con Gould Evans Associates, ha realizzato il Maryvale Community Center e la Palo Verde Library. Se è vero che molti dei progetti recenti realizzati in Arizona riprendono quel senso di indipendenza dettato da Wright - quello spirito tutto americano di sperimentazione pragmatica ben distinta dalla brillante professionalità e dai dibattiti a tratti autoreferenziali dell’East Coast - è anche vero che vi ritroviamo un rifiuto dell’architettura postmoderna, fatta di simboli e rispondenze… ma anche il rafforzamento di un credo essenzialmente modernista nel costruire, nel senso di spazio, di luce, di analisi programmatica e del contesto, elementi che si coalizzano nello sviluppo di opere architettoniche illuminate.
La casa d’abitazione di Burnette stesso, situata su un pendio nella parte nord di Phoenix, è chiusa tra due muri paralleli, lunghi e slanciati, leggermente sfalsati. Il complesso si presenta come una serie di piani orizzontali, che offrono ombra e riparo, ma aprono alla vista, ben studiata, dell’ambiente circostante. Al centro c’è una fenditura, con piani digradanti, vere e proprie piccole terrazze, e una piscina.
La casa progettata successivamente da Burnette, la Dialogue House, che sovrasta il panorama di Phoenix dalla Echo Mountain, manipola ulteriormente l’elemento acqua, facendo spuntare una piscina radente da sotto il volume lineare che ospita lo spazio abitativo. Se l’estetica di Burnette House è tutta giocata sull’uso disadorno di prodotti industriali, a Dialogue House gli interni bianchi e uniformi, le grandi vetrate e l’illuminazione ricercata conferiscono una solida serenità.
Guidando più a nord, sulla 51ST Avenue: il Community Center and Library ci appare sulla sinistra come un miraggio metallico. Dietro ad alcuni vecchi pini d’Aleppo e ad un rimboschimento di alberi Cercidium, la lunga, piatta facciata in acciaio inossidabile scompare, per subito riapparire, contro il cielo del deserto. In questa distesa di basse casette assemblate per lo più con materiali economici, il Centro è letteralmente un “fronte splendente”. Contrariamente alle facciate simili a cartelloni pubblicitari di Robert Venturi e Denise Scott Brown, in cui viene attribuita la massima importanza all’iconografia che vi viene applicata, il prospetto del Community Center and Library acquista un carattere determinato dalla sua materialità, dalle proporzioni, dalle sfumature di luce. I grandi pannelli in acciaio inossidabile sono stati sottoposti ad una laminatura di tale qualità che, per citare Burnette, “assorbono la luce e il colore più di quanto li riflettano”. Dalla strada, il Community Center and Library si rivela non come un solo volume, ma come due padiglioni strettamente allineati che, pur essendo di misure diverse, usano gli stessi componenti (il Community Center, a nord, è più lungo). I pannelli in acciaio inossidabile avvolgono i quattro lati di entrambi i padiglioni, così da farli apparire non come dei piatti tabelloni pubblicitari, bensì come dei volumi essenziali, che evocano la scultura minimalista. L’alta fascia metallica è separata da terra da una fascia vetrata più bassa, che percorre a filo e senza montanti l’intera facciata. In questo modo i pannelli di acciaio svettano come monoliti, la superficie del terreno sembra protendersi e le finestre sembrano schermi cinematici posti tra la strada e gli interni.
Risulta subito evidente che le nuove aree verdi, il viale alberato inserito tra i due padiglioni, fanno parte di un piano urbano più vasto di quello che riguarda il progetto. Quando il centro di Maryvale fu fondato attorno al 1950 da John F. Long con l’aiuto dell’architetto Victor Gruen, venne già dotato di strutture pubbliche, come le piscine poste a nord dei nuovi edifici. L’asse est/ovest che divide il progetto di Burnette accentua la sequenza del piano paesaggistico e incrocia l’asse nord/sud che funge da arteria principale per la circolazione all’interno del complesso.
Ad ovest, il profilo dell’esistente piscina coperta è ripreso da un volume basso che ospita uffici, una sala riservata ai bambini e la restituzione prestiti in adiacenza alla sala principale della biblioteca. Sale di ritrovo, un auditorium e una sala da ballo si trovano nel volume destinato alla palestra e alla sala polivalente del Community Center.
La possibilità di vedere contemporaneamente la biblioteca e la palestra attraverso le vetrate dà uno spaccato, elegante e informale della vita contemporanea in America. Negli interni si riscontrano ricercatezze progettuali - una piccola finestra nell’auditorium, la vivace scrivania rossa dei bibliotecari - tutti accorgimenti che trasformano il complesso in un edificio fuori dall’ordinario. Una mossa strategica in questo senso è stata quella di punteggiare i soffitti di entrambi i padiglioni con svariate piccole aperture: poco profonde nella palestra, dove una pista per la corsa si sviluppa lungo tutto il perimetro all’altezza del rivestimento in acciaio inossidabile, più profonde sopra le scaffalature e i tavoli da lettura della biblioteca. In questo passaggio dalla progettazione residenziale a quella pubblica, Burnette, insieme con Gould Evans Associates, ha adottato, qui a Phoenix, per l’architettura e la pianificazione, l’uso delle tecniche costruttive contemporanee mantenendo un ruolo centrale per la luce piena del deserto dell’Arizona.

Raymund Ryan

 
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