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Home Architecture and Ceramic Tiles Queen Mary University

| Alsop Architects |

Queen Mary University

| Londra | UK |
| Architettura |


016-4 La storia del Blizard Building comincia nel 2001, quando la società AMEC, specializzata nella progettazione di laboratori scientifici, decide di partecipare al concorso per la realizzazione delle nuove strutture per la Queen Mary University of London. Il cliente voleva un edificio unico e straordinario, in grado di affascinare gli scienziati. Colin Gilmore-Merchant, allora project manager della AMEC, decise di contattare Will Alsop e sottoporgli il progetto. Il briefing richiedeva un edificio che agevolasse la condivisione del lavoro e la flessibilità dello staff. I locali per la ricerca necessitavano estremo controllo e sicurezza, e i laboratori dovevano essere completamente isolati dalle parti dell’edificio che potevano avere un uso promiscuo. L’unico modo per soddisfare queste condizioni era distribuire i laboratori su un unico livello ed infatti l’area di lavoro è situata a quota -1 e occupa l’intero lotto.
Per eliminare la sensazione di trovarsi nel sottosuolo è stato creato il grande padiglione di vetro che sovrasta circa la metà dell’area dei laboratori e, per favorire l’illuminazione naturale, sono state inserite fasce di vetro strutturale serigrafato nella pavimentazione lungo il blocco chiamato “muro degli impianti”. Quest’ultimo contiene tutte le apparecchiature e l’impiantistica di servizio necessaria al funzionamento dei laboratori ed è accessibile dalla parte posteriore da un percorso diretto che consente di effettuare operazioni di manutenzione senza dover interagire con le aree occupate dagli scienziati.
Al piano terreno del “muro degli impianti” si trovano il Nucleus Café e la Reception, l’accesso all’Auditorium e la scala che conduce al ponte vetrato di collegamento diretto con “The Centre of the Cell”, spazio che ospiterà mostre didattiche interattive.
Il padiglione di vetro sovrasta un grande vuoto circondato da ballatoi su due livelli che ospitano gli uffici degli scienziati e le aree di trascrizione aperte sui laboratori sottostanti. In questo ambiente “fluttuano” 4 volumi indipendenti, denominati “Pod”: due di essi, Spikey e The Cloud, sono sale per seminari di 40 persone, il terzo è The Centre of the Cell - il quarto una piattaforma aperta adibita a pause-relax, The Mushroom, collegata al piano dei laboratori da una scala elicoidaleNon c’è soluzione di continuità tra le varie parti dell’edificio e il contatto visivo è costante. L’illuminazione è principalmente naturale, aiutata, dove necessario, da riflettori puntati su grandi dischi prismatici sospesi al soffitto del padiglione. Il cromatismo del complesso è un aspetto molto importante: le aree praticabili del padiglione di vetro sono rivestite di moquette color rosso magenta; la Reception e il Nucleus Café sono color arancio acceso. L’Auditorium da 400 posti, accessibile direttamente dalla Reception, è un anfiteatro caratterizzato dal colore verde intenso dei rivestimenti e delle sedute. Tra queste, alcune sono rosse “come papaveri in un prato” dice Colin Gilmore-Merchant.
L’edificio è particolarmente suggestivo di notte, quando gli interventi artistici sono predominanti: proiezioni in movimento animano il “muro degli impianti” e l’illuminazione artificiale dà risalto alle grandi vetrate realizzate dall’artista Bruce McLean.

Alessandra Orlandoni


 
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