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Home Arretrati 2007 The Plan 22 Architettura vissuta

| Alejandro Aravena |

Architettura vissuta

| Iquique | Cile |
| Suburban |


020-8 Il primo progetto su grande scala realizzato da Le Corbusier è un complesso di cinquantuno abitazioni per famiglie operaie a Pessac, vicino alla città francese di Bordeaux: i Quartiers Modernes Frugès. Henry Frugès, un ricco uomo d’affari simpatizzante delle avanguardie artistiche e sociali, commissionò a Le Corbusier per i suoi operai un insieme di alloggi che coniugassero un’espressione dell’architettura moderna e le comodità della vita borghese d’inizio secolo, rivolti questa volta al proletariato: docce, bagni interni e riscaldamento. La proposta del 1927 metteva in campo tutti i principi architettonici sviluppati da Le Corbusier, ma i pilastri e i tetti-terrazza sono stati in breve tempo mascherati dagli interventi dei loro abitanti. Considerato inizialmente come un fallimento emblematico della Modernità, Pessac rappresenta la testimonianza dell’apporto più significativo dell’architettura del XX secolo alla vita urbana. I Quartiers Frugès offrono uno schema d’aggregazione che garantisce le relazioni fra pubblico e privato oltre a una struttura sana e flessibile in grado di reggere numerose modificazioni, così come nel 1981 segnalava Ada Louise Huxtable1; i tetti-terrazza hanno fornito il vantaggio di un’ulteriore abitazione, così come i vani contigui hanno permesso di ridistribuire finestre senza l’abbattimento di alcun muro. La continuità del progetto aperto ha agevolato diverse suddivisioni nel tempo; l’impropriamente definita perdita dell’immagine originaria del progetto deriva dai meriti di un’idea che è stata capace di accogliere la trasformazione e i bisogni di tutti gli abitanti. L’autentica lezione di Pessac è evidente anche nelle Unità Monroy, il progetto Elemental è portato a termine a Iquique, a 1860 km a Nord di Santiago del Cile, dal gruppo diretto dall’architetto Alejandro Aravena. Questo agglomerato di novantatre case popolari fa parte di un nuovo programma di governo rivolto al ceto più povero della popolazione; si tratta di abitazioni sovvenzionate il cui costo è soprattutto a carico dello Stato, senza generare debiti ai fruitori. Il progetto è stato realizzato sullo stesso terreno che le famiglie abitavano da parecchi anni, mantenendo i loro vincoli sociali e le loro relazioni con la città. Una superficie iniziale ridotta implica l’intervento dei suoi abitanti; la struttura prevede una serie di modificazioni destinate a raddoppiare l’area costruita per adattarsi ai differenti tipi di famiglie degli utenti. Due tipi di abitazioni: una casa ad un piano sul livello della strada e un appartamento disposto su due piani collocato su quello precedente sono uniti a formare blocchi intorno a quattro cortili. La scala del complesso assicura la sua integrazione nella città e il consolidarsi della socializzazione dei vicini. Così come a Pessac, i tetti-terrazza fra le unità, un progetto aperto a successive modifiche attentamente disegnato e un’organizzazione in grado di resistere all’evoluzione hanno permesso che in due anni i vicini delle Unità Monroy abbiano trasformato il progetto in qualcosa che possono a buon diritto chiamare la loro casa. Patricio Mardones Hiche, marzo 2007 1 Ada L. Huxtable, Le Corbusier’s housing project-flexible enough to endure, in “The New York Time”, New York, 15 marzo 1981

 
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