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| Ben van Berkel UNStudio |

Villa NM

| New York | USA |
| Architettura |


020-6 Dalla pubblicazione del primo diagramma di studio, il progetto per la Villa NM mi ha sempre riportato alla mente una invenzione a due voci di Johann Sebastian Bach, nella quale l’invenzione, la “Glass House” di Philip Johnson, sbocciava in due elementi separati, quasi a voler articolare con un gesto la differenziazione degli spazi che l’architetto americano aveva trascurato. Il primo diagramma della Villa NM risale al 2000 anno nel quale Ben van Berkel - attraverso progetti come la Moebius House o il laboratorio di risonanza magnetica nucleare (NMR) dell’Università di Utrecht - iniziava a diventare noto per le sue ricerche sulle geometrie complesse. Diversamente da altri progetti, non pensavo che questo sarebbe mai giunto a termine, forse troppo perfetto per non sfaldarsi alla realtà delle cose. La pulizia e la complessità dell’articolazione spaziale, sembravano fatti di puro pensiero e non adatti alla materializzazione fisica. Ma mi sono ricreduto, non soltanto la villa è stata costruita, ma la sua geometria sembra anche combaciare con aspetti invisibili dal diagramma iniziale, come le caratteristiche topografiche del sito e l’efficacia della distribuzione degli spazi interni. Residenza estiva di una giovane coppia di New York City, Villa NM è collocata su un dolce declivio e asseconda la pendenza del terreno. Stando all’idea di van Berkel, è una piattaforma dalla quale “esperimentare il paesaggio”: attraverso le vetrate si può godere di una vista a 360° del bosco circostante. La pendenza del terreno è stata usata come generatore della organizzazione spaziale e volumetrica della casa. Un semplice parallelepipedo si separa in due volumi distinti, la cucina segue il pendio verso il basso, mentre la zona notte si eleva fino a formare la copertura per due posti auto. L’aspetto spettacolare risiede nella transizione di questi spazi, le pareti si piegano per diventare calpestio, e viceversa il solaio diventa una parete in un sorprendente rovesciamento di piani. Cinque elementi planari sono avvitati e altri cinque sono piegati per generare una biforcazione spaziale. Questo avvitamento genera all’esterno un gioco formale virtuosistico, mentre all’interno forma una spazialità inaspettata, tra il biomorfico e il fantascientifico, in grado di dividere gli spazi senza perdere la continuità visiva e strutturale. All’esterno la villa si mimetizza con l’ambiente circostante, i muri e i solai sono dello stesso colore del suolo, mentre le grandi vetrate riflettenti restituiscono al paesaggio la sua stessa immagine. A volte sembra confrontarsi con un’opera dell’artista americano Dan Graham, nelle quali vetrate collocate all’aperto fanno perdere i riferimenti tra realtà e il suo riflesso. Adagiata, quasi sospesa sul terreno, Villa NM è costruita quasi esclusivamente con elementi prefabbricati. Ma, diversamente da una casa di Richard Neutra, gli elementi in cemento e ferro, a volte rivestiti in legno, sono impiegati in maniera fluida e inaspettata. L’aspetto innovativo della villa è l’estrema duttilità della superficie, usata in modo da assolvere a tutte le funzioni del progetto, soprattutto in termini strutturali e non puramente estetici. È quello che van Berkel chiama “inclusive principle (principio di inclusione), un unico schema in grado di comprendere tutte le esigenze progettuali: dagli aspetti strutturali a quelli formali, e dall’organizzazione degli spazi ai dettagli costruttivi”. In linea con questo principio gli arredi stessi della casa sono disegnati dall’architetto, il banco della cucina si arriccia su se stesso e ogni elemento sembra rispondere ad un’idea generatrice. In linea con una lunga serie di ville suburbane americane, ad iniziare dalla Farnsworth House di Mies fino alle eteree case di Glenn Murcutt, la Villa NM vuole definire un paradigma per l’abitare: un’architettura formata dal diagramma delle nostre esigenze. Forse questo progetto non può considerarsi il punto d’arrivo, ma piuttosto un interessante punto di partenza per una infinità di soluzioni spaziali inedite.

Emiliano Gandolfi

 
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