Il Centro di Arti Sceniche, progettato da José Morales, Sara de Giles e Juan G. Mariscal a Níjar, in Andalusia, si inserisce in un paesaggio urbano e geografico decisamente caratterizzato, in cui la forza del deserto, la linea dell’orizzonte, gli elementi di contesto dell’ambiente costruito hanno prospettato riflessioni ed influenze nelle scelte progettuali. Il Centro, dedicato all’espressività e alle manifestazioni teatrali in senso lato, si eleva in un terreno libero in una zona di antichi orti terrazzati, un luogo che si definisce attraverso colori tenui. Il complesso è costituito da due volumi, a geometria semplice e di forte immagine, che trasformano il paesaggio e generano percezioni contrassegnate da un gioco di incastri, fra architettura e paesaggio, come fra gli stessi volumi del Centro. Ne deriva anche la costituzione di un volume che fornisce ombra, una protezione dal sole nella regione dell’Almería. Il terreno avvolge la parte inferiore del complesso, radicandolo alle diverse quote dei terrazzamenti ed unificando la costruzione. Da questo livello unitario di base, l’architettura si innalza nei due corpi separati, che si ergono rivolti verso la strada principale. L’involucro esterno è concepito come un sistema continuo omogeneo sia per le facciate sia per la copertura, attraverso l’utilizzo del medesimo rivestimento in lamiera di alluminio forata e stirata. La struttura di sostegno è formata da un guscio metallico. Forma e struttura delle lamiere di rivestimento inducono una percezione unitaria del complesso e consentono di offrire un’immagine di grande leggerezza ai compatti e definiti volumi architettonici, nell’obiettivo di costituire un filtro per la forte luce solare e di proporre effetti di luminosità differenziata all’interno del Centro. L’interno dell’edificio si organizza come un vuoto continuo che va a riempirsi di elementi vetrati in forma di “scatole di colore”. Nello stesso tempo il progetto crea forti relazioni verso il paesaggio, per mezzo dei “tagli” che sezionano trasversalmente i volumi dell’architettura, riequilibrando così il rapporto pieni/vuoti. Le “scatole” interne, luminose, mostrano i loro colori netti, rendendo evidente una composizione dinamica anche dall’esterno. Sotto la protezione dell’involucro esterno, la vita interiore è visibile, soprattutto di notte, attraverso le pareti vetrate delle sezioni trasversali, grandi aperture che i progettisti definiscono “bocche”, che identificano l’edificio e catturano il paesaggio. Il corpo a sbalzo funge da copertura ad uno spazio a corte esterno, un ambito protetto che prolunga e mostra l’articolazione degli interni. Lo zoccolo del complesso ospita camerini, spogliatoi, impianti, mentre i due volumi separano le funzioni: da un lato, cinema, teatro o sala da ballo, bar; dall’altro, sale prove, laboratori, sala espositiva.








