L’immagine urbana del Nelson-Atkins Museum of Art, oggi radicalmente rivisitato da Steven Holl Architects è caratterizzata da cinque volumi traslucidi disposti in modo apparentemente casuale a lato del severo edificio del Museo che risale agli anni Trenta. E’ questa la vista che si presenta ai cittadini di Kansas City, in Missouri, attraverso i morbidi prati digradanti che si estendono a sud del museo originale; una vista che spinge i più avventurosi a superare e ad attraversare a piedi gli spazi vuoti che separano i nuovi ed enigmatici padiglioni di vetro. Molti visitatori arrivano in automobile ed accedono da Nord ad un garage sotterraneo coperto da una vasca di acqua bassa. La copertura del parcheggio è attraversata da una miriade di aperture circolari che permettono alla luce di entrare e ai riflessi dell’acqua di proiettarsi sulle superfici in calcestruzzo e sulle macchine parcheggiate al livello sottostante. Questo intervento, insieme all’isola dorata nella vasca esterna, è un’opera d’arte, One Sun/34 Moons, dell’importante artista contemporaneo Walter De Maria. Dalla piazza a nord con la vasca rettangolare, o dall’area di parcheggio sotterranea, i visitatori accedono ad un foyer quasi interamente ipogeo che si sviluppa verso sud, dove letteralmente si apre la vista verso il paesaggio, oppure alle rampe che portano nel più grande dei cinque volumi vetrati. La struttura più a nord apre un’infilata di gallerie che corre al di sotto dei padiglioni, mette in comunicazione con il museo originale, ed ospita un corridoio aperto, simile ad un ponte, che conduce ad una sala di lettura ed agli uffici dei dirigenti ai piani superiori. L’esterno di questi padiglioni è costituito fondamentalmente da un rivestimento esterno di lastre di vetro e da uno strato interno di vetro traslucido finito tramite l’applicazione attenta di un acido corrosivo. Emergendo dal parco circostante, le lastre di vetro a sviluppo verticale superano il livello della copertura, andando idealmente incontro al cielo con una sottile sporgenza protettiva in alluminio. Queste facciate sono dotate internamente di un isolante traslucido e per creare un effetto di continuità sporgono rispetto alla struttura in calcestruzzo, in modo che uno stretto spazio interstiziale avvolga ogni padiglione. Sottili scanalature orizzontali segnalano, all’esterno, la presenza delle passerelle e i loro cambiamenti di livello. Nel nuovo ingresso, la luce filtra all’interno dall’alto, cadendo delicatamente sulle pareti in calcestruzzo bianco e riversandosi sui pavimenti lucidi e scuri. Al livello sotterraneo, vicino all’inizio della sequenza di gallerie, una rampa di scale sale verso l’entrata (il seminterrato ospita un negozio, mentre al piano di sopra c’è un piccolo caffè). Dalle porte d’ingresso, una scalinata a vista attraversa nuovamente lo spazio interno e conduce ad una sala di rappresentanza che, attraverso una finestra trasparente guarda i prati all’esterno. Questa circolarità è fondamentale per l’ambizione espressa spesso da Holl di coinvolgere il corpo umano e la percezione umana nell’esperienza dell’architettura. La scelta delle rampe e l’identificazione dello spazio interno con una promenade architettonica riprende un tema caro a Le Corbusier. In più l’edificio di Holl per il Nelson-Atkins manifesta l’attenzione per l’umano e l’emotivo attraverso la manipolazione della luce, la scelta dei materiali e i legami che l’architetto stabilisce tra interno ed esterno, tra nuovo e antico. L’architettura di Holl veleggia facendosi strada fra opposti apparenti: se la struttura originaria è pesante ed opaca, quella nuova appare leggera e luminosa. Se l’edificio originale è un solo blocco monolitico, quello nuovo è frammentato in cinque elementi costitutivi. Se questi elementi comunicano un’idea di stasi, l’interno scorre agilmente fra i vari oggetti esposti, illuminato, con effetti sottilmente barocchi, dai padiglioni soprastanti. Nel dettaglio l’attenzione è catturata dal corrimano e dalle maniglie delle porte con modanature in acciaio inossidabile, che aspettano soltanto di essere toccate. Caratterizzato da idee originali e da prese di posizione a volte contraddittorie, l’opera di Holl diventa a misura d’uomo grazie al suo aspetto tattile e luminoso. Così il corrimano lungo la rampa nel salone d’ingresso viene tenuto fermo da piccoli sostegni mobili. L’occhio distingue le diverse sfumature di bianco: la luce verde che filtra da una nicchia posta al livello più basso, o il colore rosato che attraversa un soffitto in cima alla rampa d’ingresso. Con l’adattarsi alle condizioni di illuminazione, le superfici delle pareti intonacate appaiono insieme lucide e screziate. Quasi fossero realizzate a mano. Il salone d’ingresso non ospita nessuna opera d’arte, ma ha il compito di accogliere e di far orientare il visitatore. A sud, una porta a vetri a tutta altezza scivola e rivela la prima delle molte gallerie sotterranee. Alla sua destra si trova l’imbocco di una lunga camera con una rampa simile ad una corrente sotterranea che scorre a fianco delle gallerie, che a loro volta scendono molto dolcemente. L’infilata delle gallerie curva e si piega nel proprio sviluppo e ogni tanto scende attraverso piattaforme con gradini a vista, ideali per fermarsi ad osservare. Si è consapevoli della luce naturale che scende dall’alto, ma non si coglie i padiglioni soprastanti come volumi singoli o isolati. Le pareti si spezzano e si curvano in questi vuoti in modo che la luce in entrata sia ricevuta e riflessa dalle volte frammentate, che servono anche a contenere gli impianti di riscaldamento, ventilazione e condizionamento. Attivati da sensori, dei tubi alloggiati all’interno del doppio rivestimento vetrato intensificano l’illuminazione delle gallerie quando è necessario. Al crepuscolo, l’intervento di Holl si illumina. D’inverno, i padiglioni sembrano iceberg fusi sullo sfondo di una Kansas City coperta sotto la neve. L’esperienza attraverso lo spazio ipogeo delle gallerie non lascia la sensazione di una esperienza totalmente sotterranea, né porta ad un vicolo cieco: Holl ci regala vedute del parco mentre gli ambienti salgono in superficie e le coperture dei volumi si snodano salendo e scendendo. A sud, una galleria separata ospita opere di Sol LeWitt ed è orientata verso la facciata dell’edificio del 1933. Vista in obliquo, la disposizione dei volumi come iceberg voluta da Holl ricorda un’acropoli greca. La schermatura traslucia tra i rivestimenti di vetro contribuisce a riparare l’interno dal sole, e intensifica l’ombra verso l’esterno. Il penultimo spazio è cruciale per lo sviluppo fisico e visivo dell’interno: nella Noguchi Court, sette sculture dell’artista giapponese-americano sono disposte sul pavimento di granito nero (le altre gallerie hanno pavimenti in assi di quercia dalle venature scure). Esposta verso l’esterno attraverso una vetrata a tutta altezza, questo spazio dà la sensazione di una stanza a cielo aperto, come una fresca loggia. Due fontane, realizzate con blocchi di basalto, opera di Noguchi, sono posate su una fila di pietre che continuano oltre la vetrata verso il parco. Il Nelson-Atkins Museum of Art è forse ad oggi il capolavoro di Steven Holl, il culmine di molti decenni di un intenso studio dello spazio architettonico. Il museo, infine, possiede una notevole collezione e l’ampliamento di Holl, noto come Bloch Building, è dedicato all’arte contemporanea, all’arte africana, alla fotografia ed a mostre temporanee: un motivo più che sufficiente per pensare un viaggio a Kansas City e, per gli abitanti della città, per essere orgogliosi di questa istituzione cosmopolita. Raymund Ryan








