La soglia si è spostata. Non solo in senso figurato. Il limite tra esterno e interno è sempre più labile. La natura entra in casa e l’interior si proietta verso l’esterno. I soggiorni assomigliano a giardini d’inverno pieni di piante che prendono luce dalle pareti vetrate dei grattacieli, cristallini diaframmi tra il dentro e il fuori. Patii e terrazze sono arredati come soggiorni, con imbottiti comodi e accoglienti, rivestiti con i nuovi materiali tessili resistenti alle intemperie e ai raggi UV. Paola Lenti, ad esempio, ha messo a punto due prodotti esclusivi per rivestire le sue sedute, “Rope” e “Aquatech”. Il primo è realizzato, intrecciando a mano o meccanicamente, un filato poliolefinico modificato. Il secondo deriva da un filato poliammidico che, attraverso particolari lavorazioni, assume l’aspetto e la consistenza della paglia naturale.
Le categorie tipologiche tendono a ibridarsi: i mobili da giardino arredano cucine e soggiorni, regalando un sapore di vissuto alle moderne attrezzature e le poltrone escono in terrazza, magari vestite a fiori.
Il verde si arrampica sulle facciate (Musée des Arts premiers, quai Branly), ricopre le pareti dei soggiorni (i muri vegetali di Patrick Blanc); i boschi diventano verticali (progetto dello studio Boeri al quartiere Isola, Milano); gli alberi svettano in cima alle costruzioni (Gaetano Pesce). Cacciate dalle foreste, spianate per farne arterie di comunicazione o campi di mais da trasformare in carburante, le piante tornano in città. Si arrampicano sui muri ed entrano nelle case: non in vaso, ma come nuova pelle dei muri. Pelle viva, da mantenere e curare, come la più delicata delle epidermidi, che matura e invecchia al pari di quella del corpo. Si moltiplicano perciò le proposte d’arredi per esterni, non più solo per il fuori, e aumenta il numero delle aziende che si dedicano a queste tipologie di prodotto, ormai polivalenti. Il settore è in crescita. C’è chi si converte ai mobili per esterno, mutando la sua originaria vocazione, come Alias, che ha presentato al Salone del Mobile di Milano del 2007 tre collezioni, firmate rispettivamente da Alberto Meda, James Irvine e Alfredo Häberli. Chi amplia le proprie proposte, come la B&B che, alla classica collezione di Richard Schultz, ha affiancato la serie Canasta di Patricia Urquiola.
Non è per caso che Maison&Objet, la semestrale fiera francese, sempre attenta alle tendenze emergenti, abbia dedicato nel settembre 2007 un intero padiglione ai mobili per esterno. Le aziende specializzate riqualificano la propria immagine chiamando le star del design. E’ il caso di Emu che ha invitato Jean-Marie Massaud e Christophe Pillet a creare nuove proposte. O di Roda che ha chiamato Rodolfo Dordoni. Ed ancora di Dedon che ha affidato la direzione artistica a Jean-Marie Massaud, alfiere di un rapporto più intenso con la natura. Risale al 1999 la sua installazione Luxlab al Salone Satellite di Milano, in collaborazione con Thierry Gaugain e Patrick Jouin: un prato verde in declivio, uno specchio d’acqua e un caminetto con il fuoco accesso, eloquente metafora di un nuovo concetto di lusso legato al contatto diretto con la natura, da esperire anche dentro casa con un tappeto/prato.
Sono segnali del nuovo approccio agli arredi da esterno le produzioni di Serralunga, Plustcollection e Teracrea. Una storia tutta da raccontare, che dimostra come il design possa creare non solo nuove forme, ma anche nuove categorie merceologiche, mutando il destino delle aziende e dando vita a nuovi generi d’impresa.
Serralunga di Biella, specializzata nello stampaggio rotazionale, nasce come produttrice di fusi tessili. I vasi, quelli tradizionali ad imitazione di quelli in cotto, servivano a riempire i tempi morti produttivi, dovuti alla stagionalità dell’abbigliamento. L’idea di invitare dei designer a pensare dei vasi per piante in plastica rappresenta la svolta. I primi di Paolo Rizzato e Denis Santachiara sono un caso: per le piante in giardino, ma anche in casa colorati, come portaoggetti. Poi oversize, come arredi da esterni, segnali forti nel panorama urbano, per decorare con il prestigio della firma, con o senza piante. L’azienda si trasforma e si sviluppa, inventando nuove tipologie di oggetti ibridi: da esterno, ma anche per interni, ispirati alla natura, ma ideali in casa, come i sassi lucenti di Arik Levy. Plustcollection, un’azienda di stampaggio rotazionale, sulla scia, decide di dare il via ad una propria collezione di grandi vasi, non più un azzardo, ma una tipologia ormai canonica dell’arredo per esterni, chiamando una squadra di giovani designer italiani. E debutta ad Abitare il Tempo di Verona nel 2006 con una serie molto pop, lucida e colorata. Teracrea nasce invece da un’idea di Mauro Canfori per rinnovare la tipologia dei vasi in cotto con il concorso di un’équipe di noti designer internazionali. Nel suo catalogo: i vasi labirinto di Fernando e Humberto Campana; quelli a spalliera di Ronan e Erwan Bouroullec, quelli a balconcino di Sebastian Bergne ecc. Il vaso di design non è più un caso, un’illustre eccezione promossa dalle aziende d’élite. Anche le imprese da grandi numeri avvertono il mutamento d’indirizzo: i vasi di design vanno “oltre il giardino”. Come nell’omonimo film del 1979, interpretato da un impareggiabile Peter Sellers, diventano metafora di un’aspirazione di vita. Della voglia d’abitare sul confine tra il fuori e il dentro, per esperire, sia la protezione del nido, sia il senso di libertà offerto dalla natura. La Deroma, ad esempio, specializzata in cotto, ha incaricato Diego Grandi, sensibile progettista di materie e superfici, di ridisegnare alcune sue collezioni.
Se la produzione di arredi per esterno cresce e si diversifica, significa che c’è voglia di natura, anche dentro casa. E del resto molti progetti dei designer della nuova generazione, come gli arabeschi floreali intagliati nel metallo, nel feltro, nella carta e recentemente anche nel rame da Tord Boontje, da utilizzare come decori murali, come paralumi o come tende; o gli appendiabiti in forma di ramo in plexiglas colorato di Ilaria Marelli per Coincasadesign, esprimono il desiderio di riportare la natura in casa. L’esplosione floreale sul tessile, sulle carte da parati, negli intarsi lignei, nelle incisioni metalliche, nelle sublimazioni su vetro, può essere letta come il tentativo di allestire anche dentro casa quel giardino ideale, luogo d’ogni delizia e della ricreazione dell’anima, cantato nel poema ”Il giardino profumato” scritto nel XVI secolo dallo sceicco Nefzaoui. A conferma: una tendenza dell’arte, che sta diventando floreale. Lo testimonia il successo dell’artista floreale giapponese Makoto Azuma, con al suo attivo varie mostre, tra le quali una di piante galleggianti al Miyake store di Tribeca a New York e alla Fondation Cartier di Parigi, che crea opere effimere a misura di cliente con piante (pochi i fiori) dotate di radice, per poi rimetterle in libertà dopo due settimane. Non più quadri “morti” al muro, ma opere viventi, in divenire, per dare anche all’interior il senso della vita in stagionale mutazione che offre un giardino.
Cristina Morozzi








