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Home Arretrati 2009 The Plan 34 New Museum of Contemporary Art

| SANAA Kazuyo Sejima + Ryue Nishizawa |

New Museum of Contemporary Art

| New York | USA |
| Point of View |


025-7
Parallelepipedi rivestiti in filigrana di alluminio anodizzato sovrapposti verticalmente in maniera asimmetrica: queste sagome singolari non sono un’opera d’arte, ma la struttura della nuova sede del New Museum a New York. Primo in assoluto nel suo genere a Manhattan, a sud della Quattordicesima Strada, è stato inaugurato il primo Dicembre 2007 sulla Bowery, all’estremità orientale di Prince Street. La Bowery, nome della strada e del quartiere, fu alla fine del XIX secolo la zona più elegante di tutta Manhattan. Tra gli anni ‘40 e ’70 si era però trasformata in un’area degradata e malfamata, famosa per i suoi “Bum”, barboni senzatetto e alcolizzati. In seguito vi si era insediato il provocatorio CBGB club, culla della musica punk rock americana. Nonostante la progressiva trasformazione da popolare in residenziale, la strada, con il suo denso tessuto urbano, gli edifici alti con le scale antincendio e i negozi di casalinghi, ha mantenuto l’aspetto dimesso di una tempo e finora era stata oggetto solo di qualche piccolo intervento di architettura contemporanea.
L’istituzione nasce a Manhattan nel 1977 e sotto la guida di una coraggiosa direttrice acquista di recente il lotto, occupato da un parcheggio dismesso, per edificare la propria prima sede dedicata. I requisiti della committenza prevedevano al piano terreno un atrio, il bookshop, la caffetteria, uno spazio espositivo; al piano seminterrato sale proiezioni e un auditorium da 182 posti; tre piani alti dedicati agli spazi espositivi, uffici, spazi per la didattica, la biblioteca, gallerie per le collezioni, oltre ad uno spazio polivalente chiamato “Sky Room” all’ultimo piano. Gli architetti incaricati della realizzazione del progetto, Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa di SANAA, avevano a disposizione un lotto edificabile limitato dove realizzare un edificio con un programma museale ambizioso, certamente un progetto molto più complesso e radicalmente diverso da qualsiasi altro attuato in quella zona. La soluzione pertanto poteva essere solo quella di realizzare un edificio che si sviluppasse in altezza, in vero stile “Manhattan”.
SANAA doveva concretizzare il programma creando un museo che apparisse aperto fisicamente e metaforicamente, senza contravvenire ai restrittivi limiti urbanistici. Contrariamente alla precedente generazione di architetti, il duo di Tokyo pone la propria attenzione al programma ed alla sua conciliazione con i fattori fenomenologici, piuttosto che solo alla forma in sé. Famosi come progettisti di edifici diafani dalla pelle trasparente, sono riusciti, in un contesto così duro, a conferire al volume un’immagine di leggerezza senza dematerializzarlo.
A New York, di solito, gli architetti utilizzano al massimo la cubatura edificabile a disposizione costruendo un parallelepipedo. I progettisti di SANAA hanno realizzato numerosi modelli di studio basati sul programma del museo e sulla cubatura edificabile, arrivando all’idea di una struttura costituita da parallelepipedi sovrapposti che ospitano i nove piani dell’edificio, dove ogni volume assolve ad una funzione specifica del museo, ognuno con altezze e larghezze diverse, una specie di griglia dove ogni parte sottostà a regole proprie.
Nasce un’architettura di volumi sovrapposti, quasi una pila di scatole, una configurazione ibrida che evita di dare al nuovo spazio pubblico un profilo di uniformità. Contrariamente alla maggior parte dei musei, il New Museum non si basa su regole compositive gerarchiche. Le regole sono rispettate ma, al contempo, superate in modo del tutto unico attraverso una griglia distorta. La collocazione fuori asse dei parallelepipedi tra loro, consente, mediante lucernari apribili, di dotare le sale espositive di una sorgente di luce naturale. Sul lato sud, nel passaggio dal sesto al settimo piano, nascosta rispetto alla facciata sulla strada, una terrazza dà sulla “Sky Room” offrendo una vista panoramica della città e del nuovo condominio “Blue” di Bernard Tschumi su Norfolk Street nel Lower East Side. Questo modo di procedere riesce certamente ad esprimere con efficacia il desiderio di libertà nei confronti delle limitazioni urbanistiche anche se resta il dubbio circa la sufficienza di queste aperture e il loro accesso da parte del pubblico.
SANAA, nel corso della progettazione del Museo di Arte Contemporanea di Kanazawa, aveva già affrontato il problema di creare per i musei e i loro visitatori degli spazi fluidi. Per rendere più agibile il passaggio tra le gallerie del terzo e quarto piano è stata prevista una scala stretta, di appena 90 cm, alta oltre 13 metri. I tre piani espositivi principali, di dimensioni leggermente diverse, con soffitti alti e liberi da pilastri, danno comunque un’impressione di continuità e ospitano alcune zone che se necessario possono offrire spazi più intimi. Travi a vista, pavimenti in cemento e pannelli in policarbonato rendono l’ambiente essenziale e funzionale, donando un effetto spaziale elegante e spartano al tempo stesso. All’interno dell’edificio si alternano spazi intimi e grandiosi, ben traducendo l’idea ispiratrice della direzione, che mira più che ad una semplice funzione didattica ad un edificio flessibile nella versatilità e nella varietà dell’utilizzo. Il bookshop, con le pareti di maglia metallica semitrasparenti e gli espositori su ruote, offre un’ampia flessibilità dispositiva. Per il rivestimento delle pareti dell’ascensore sono stati utilizzati, verniciati di verde acido, i pannelli di facciata rimasti.
L’impatto dell’edificio, interamente fasciato da una rete metallica e la sovrapposizione asimmetrica dei volumi hanno un effetto imponente e la particolarità del rivestimento della superficie del prospetto lo rende straordinario. Sebbene applicato come un’epidermide, con le finestre che appena si intravedono dall’esterno, permette che la forma di ogni singolo volume sia sempre identificabile. Comunemente utilizzati in piccolo formato, quelli richiesti da SANAA sono invece pannelli di grandi dimensioni, prodotti su misura a forma romboidale.
Il fascino visivo di questo seducente anti-monolite è reso più intenso dalla presenza in facciata dei lucernari e delle finestre. I componenti metallici, che riflettono le variazioni cromatiche della luce del giorno, provengono dalla ditta Expanded Metal Company in collaborazione con James & Taylor. Il loro aspetto muta al variare della luce e la facciata riflette un bagliore arancione che richiama la tinta dei rivestimenti decorativi di Bisazza nei bagni. Gli architetti non sono usi al colore, ma in questa opera il gioco dei dettagli, come la tenda dell’auditorio in tessuto dorato, vivacizza gli spazi. Per configurare il layout dello spazio didattico del quinto piano è intervenuto, su invito del New Museum, il giovane architetto Christoff Finio, che ha disegnato dei banchi su binario. Qui, la rete metallica della facciata, attraverso le finestre, disegna sul pavimento uno splendido gioco di linee e ombre.
Il New Museum è un polo di attrazione determinante per la crescita culturale di Bowery. È un edificio riuscito, privo di ornamenti accessori e capace di soddisfare ampiamente le esigenze della direzione con un programma museale versatile. Un edificio originale e suggestivo, che cancella quel che rimane della vecchia atmosfera di un quartiere malfamato, abbastanza sofisticato da prender parte al gioco dell’arte e del commercio senza esserne sopraffatto.

Lucy Bullivant

 
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