Il rinnovo e l’ampliamento del Gardiner Museum a Toronto, unico museo canadese per la ceramica, riflettono nel progetto di Bruce Kuwabara e dell’architetto Paulo Rocha dello studio KPMB una concezione di cauta sperimentazione, che trasforma l’architettura del Museo in continuità con l’edificio preesistente. Il progetto costruisce un’immagine di misurata contemporaneità, di qualità architettoniche ed espositive attraverso geometrie eleganti e raffinati, senza ricorrere all’éclat gestuale delle forme, che contraddistinguono l’ampliamento del 2007 di Libeskind per il prospiciente Royal Ontario Museum: prismi emergenti in vetro e alluminio.
Il Museo ospita le collezioni ceramiche personali di George ed Helen Gardiner e fu aperto nel 1984. L’edificio, realizzato da Keith Wagland, sviluppava sovrapposte geometrie a volumi cubici, in contrapposizione alle costruzioni universitarie adiacenti, architetture dei primi anni del Novecento: a nord il Lillian Massey Building in forma neoclassica, e a sud l’Annesley Hall in un vittoriano stile “Queen Anne”. Il rinnovo del Gardiner Museum sottostà ad esigenze di espansione: nuovi spazi per la collezione e per esposizioni di livello internazionale, intensificando le attività didattiche e di ricerca. Il progetto riformula l’area di accesso, rielabora gli spazi interni e aggiunge un intero piano con la grande sala espositiva temporanea, un’area deposito, ristorante e terrazze aperte a sud. L’incremento della superficie corrisponde a circa 1600 m2. Il fronte è articolato: in evidenza il volume su pilastri che aggetta sulla zona ingresso e l’intensa luminosità della vetrata arretrata a tutta parete, un segnale per l’accesso. Su piani di facciata retrostanti si susseguono pareti vetrate incorniciate da corsi di lastre in pietra. Un frangisole esterno a fitte lamelle in pietra calcarea e telaio in acciaio, presente sul fronte principale e sul lato a sud, protegge per vaste sezioni le pareti vetrate. Il rivestimento delle pareti esterne viene rinnovato, sostituendo il granito rosa con pietra calcarea color camoscio e granito nero levigato, con lastre di dimensioni differenti su ampie zone omogenee.
All’interno, il progetto dilata gli spazi d’accoglienza al piano terreno, spostando la scala principale al margine perimetrale nord-ovest; le sale espositive si ampliano e si configurano più aperte, suggerendo raffronti sulle opere, in nuove vetrine d’elegante disegno.
Il terzo piano aggiunto, a struttura portante in acciaio, accoglie ristorante e sala polivalente e conclude il percorso: la grande sala espositiva è del tutto libera da pilastri intermedi e luminosa con pareti vetrate a tutt’altezza e soffitto trasparente. Il pavimento in legno ipè si prolunga sulle terrazze, che offrono inusuali scorci urbani.
Francesco Pagliari










