La grande biblioteca occupa un posto importante nella cultura architettonica. Dai palazzi privati dei principi e dei cardinali dell’Europa del Rinascimento ai rivoluzionari progetti pubblici dell’età dei lumi, fino alle biblioteche più recenti (quelle di Asplund a Stoccolma, di Scharoun a Berlino, di Koolhaas a Seattle), dove il libro e il luogo di lettura si uniscono con effetti urbani monumentali, la biblioteca, nel suo significato profondo, avvicina il singolo libro ed il singolo lettore all’universo dell’informazione e dei sistemi della conoscenza.La Biblioteca Vasconcelos, a Città del Messico, è un vasto hangar pieno di libri destinato a tutti i cittadini della nazione. L’architetto progettista, Alberto Kalach, vincitore di un concorso internazionale di architettura, cita antecedenti illustri come la Long Room, costruita al Trinity College di Dublino all’inizio del XVIII secolo e la proposta, mai realizzata, di Étienne-Louis Boullée per una biblioteca reale simile ad una basilica (1785). Questa biblioteca, che deve il proprio nome ad un intellettuale e politico dell’inizio del XX secolo, ha una forma decisamente allungata. Essenzialmente, è costituita da un unico spazio estruso di 240 metri. Sfidando la forza di gravità, i libri sono sospesi, a vista, al soffitto.
Situata a nord della grande capitale, la biblioteca è adiacente alla stazione ferroviaria Buenavista. Dopo avere ospitato in precedenza una scuola materna, un ufficio postale ed una stazione elettrica sussidiaria, il sito dove sorge è stato re-interpretato da Kalach e dai suoi collaboratori dello studio TAX (Taller de Arquitectura X) non solo come sede della nuova biblioteca ma anche come giardino botanico. I monoliti in calcestruzzo che incorniciano il portale sono allineati ad un unico grande ambiente secondo un asse perpendicolare alla via principale. Da questo fulcro, caratterizzato da un pavimento in marmo grigio scuro con venature bianche, i visitatori della biblioteca possono uscire a passeggiare in un suggestivo giardino, quasi selvaggio, mosso da piccole colline con un laghetto ornamentale e tre padiglioni satellite.
La pianta lineare è divisa in tre settori contigui. All’esterno, i nuclei di servizio, chiusi da lastre di vetro traslucido, sono una sorta di scansione verticale. All’interno, l’occhio nota il pavimento in marmo lievemente ruvido che si perde in lontananza; è catturato dalla luce naturale che filtra da destra e da sinistra attraverso le lamelle in alluminio anodizzato; infine, rimane stupefatto nello scoprire che tutta la collezione della biblioteca è sospesa in aria, in alto.
I libri sono contenuti in gabbie di acciaio alte sei piani con fondi in vetro trasparente e con le attrezzature dell’impianto di illuminazione integrate. Queste armature sporgono da entrambi i lati dell’atrio in uno, due, tre o quattro moduli, a seconda della quantità dei libri presenti in ogni categoria della collezione della biblioteca.
Gli arredi e i parapetti presenti a livello del primo piano sono costruiti in tzalam, una qualità di legno tropicale messicano. La strombatura della scalinata a vista si restringe salendo dal piano dell’entrata principale, per poi unirsi agli ampi ponti che collegano i tre settori contigui. Verso la strada, il piano terra si protende oltre l’involucro dell’edificio, diventando al piano superiore una corte a sbalzo. Dall’altra parte, a nord, il pavimento s’inclina verso il basso per poi passare sotto terra e raggiungere un padiglione indipendente, un auditorium, situato all’interno del giardino contiguo. Le pareti di questo monolite inclinato, parzialmente ipogeo, sono completamente vetrate e consentono di apprezzare la vista, verso l’alto, del volume della biblioteca.
L’edificio principale è una struttura ripetitiva di grande effetto. Come in tutti i progetti di Kalach, e come nei suoi quadri espressionisti, si ha un senso quasi arcaico dell’architettura, immersa in un paesaggio di piante esotiche. Oltre all’auditorium inclinato - una sorta di testa rispetto al corpo rappresentato dalla biblioteca – fanno parte dell’insieme un piccolo padiglione d’ingresso nella piazza di fronte alla stazione, un lungo edificio industriale ristrutturato a nord, e, tra la biblioteca vera e propria e la stazione, un padiglione in cemento armato con una struttura costituita da elementi che ricordano le stecche di un ombrello, chiuso da un involucro completamente vetrato. Sia l’edificio ristrutturato che questo padiglione pieno di luce, che comprende, inaspettatamente, una corte interna verde, ospitano uffici.
Gli enormi portali in calcestruzzo che incorniciano i due fronti corti salgono da un parcheggio sotterraneo e si inclinano verso l’interno. Questo movimento, oltre a rafforzare la struttura, attira l’attenzione verso gli ambienti interni e ciò che contengono. La forma del tetto ha uno schema a denti di sega che fa entrare la luce da nord nella pancia di questo dinosauro bibliocentrico. I libri sono raccolti in un gioiello di meccanica, impilati quasi fossero oggetti sacri, a prima vista al di fuori dalla portata dell’uomo. Dopo poco tempo però il visitatore si ritroverà ad arrampicarsi tra le mura della biblioteca/trapezio, salendo grazie a scale o ascensori e trovandosi, quasi nello spazio, con i libri da una parte, una piattaforma traslucida sotto i piedi e sottili ringhiere metalliche a cui appoggiarsi, come se si trovasse in una fabbrica oppure su una piattaforma di trivellazione petrolifera.
Una delle caratteristiche del Modernismo, in Messico, è stata la capacità di comunicazione, sia attraverso le celebri pitture murali di Rivera, Siqueiros e O’Gorman, sia tramite strutture rivoluzionarie come il Museo Nazionale di Antropologia nel Parco Chapultepec (Pedro Ramírez Vázquez, 1964) e il precedente complesso di edifici inseriti nel paesaggio per la UNAM (Universidad Nacional Autónoma de México) a sud della capitale. Come quel museo, la Biblioteca Vasconcelos ha l’evidente ambizione, affidata alla struttura, di estendersi nello spazio per occupare e custodire un volume ottimale. Come per il campus dell’UNAM, la sua architettura è monumentale, restando però in sintonia con la topografia, con una natura quasi selvaggia.
Inaugurata nel maggio del 2006 dal presidente Vicente Fox, la biblioteca è stata chiusa un anno dopo per irregolarità costruttive e riaperta al pubblico nel novembre 2008.
La meraviglia che si prova vedendo per la prima volta il grande salone e, sospesi in alto, gli scaffali capaci di contenere più di un milione di libri, e la sorpresa nel rendersi conto delle dimensioni del progetto, diventano ai piani superiori una sensazione più intima di isolamento una volta in mezzo ai libri e a tutto quello che li circonda. Lassù, ci si sente allo stesso tempo immersi nella storia della conoscenza scritta ed in possesso di una prospettiva privilegiata sullo spazio centrale interno sottostante. Dentro a questo vascello dedicato ai libri, sospesa nel salone centrale come un’agile nave biomorfa, è stata installata un’opera originale dell’artista messicano Gabriel Orozco: lo scheletro di una balena, con applicazioni in grafite.
Alberto Kalach è oggi uno dei protagonisti dell’architettura messicana, forse addirittura una forza della natura. Nel 2002 ha vinto un premio speciale alla Biennale di Venezia per il suo Lakes Project, un progetto che ri-immagina le aree più ad est di Città del Messico.
Raymund Ryan



