La tipologia architettonica dei Palazzi di Giustizia è indubbiamente tra le più complesse forme progettuali esistenti, dovendo sottostare allo stile rigoroso e semplice imposto dai suoi requisiti di funzionalità. Fino agli anni trenta i palazzi di giustizia degli Stati Uniti erano pochi e avevano strutture imponenti che ricordavano antiche fortezze. Nel 1991, quando la città di New York introdusse il nuovo masterplan con la normativa relativa ai palazzi di giustizia, molti di quelli esistenti erano già da decenni in gravi condizioni di degrado.
Alcuni anni più tardi il governo federale lanciò un programma di Design Excellence sovvenzionando la costruzione sul territorio statunitense di 155 nuovi palazzi di giustizia, affidandone in alcuni casi la realizzazione a importanti architetti americani, in collaborazione con studi locali, competenti nelle necessità specifiche dell’oggetto. Fu una vera svolta: improvvisamente si assistette ad un processo di totale revisione dell’immagine pubblica della Legge. Il nuovo programma prevedeva, per la città di New York, palazzi di giustizia a Manhattan, Brooklyn, Queens, Bronx e Staten Island e comprendeva alcune importanti ristrutturazioni.
Il Brooklyn Supreme and Family Courthouse, di 32 piani, costruito nel 2001 dall’architetto Perkins Eastman, un insieme di vari tribunali, ciascuno con la sua lobby, e 12 agenzie municipali, costituisce il punto di riferimento di un moderno palazzo di giustizia statunitense. La struttura blindata, le vetrate e i solidi pavimenti alla veneziana, si caratterizzano per un design gradevole; gli uffici occupano gli ultimi cinque piani.
Richard Meier è, invece, il progettista del Palazzo di Giustizia Federale di Central Islip, Long Island, completato nel 2000, il secondo, per dimensioni, negli Stati Uniti. Le 23 aule, rivestite con pannelli in legno di ciliegio, si sviluppano lungo i due lati di un cono che ospita la lobby. Quest’ultima è rivestita da pannelli in smalto bianco che incorniciano l’intera facciata, completamente vetrata, che si apre alla vista dell’Atlantico, facendo apparire l’edificio come un elegante transatlantico.
L’anno scorso è stata inaugurata la County Hall of Justice di Rafael Viñoly nel Bronx, un’area urbana a nord di Manhattan, sede di numerosi severi penitenziari e palazzi di giustizia. Commissionato nel 1994, il suo lungo processo di costruzione è stato profondamente segnato dagli eventi dell’11 Settembre che hanno determinato, per volontà del sindaco Rudolph Giuliani, un ulteriore rinforzo delle misure di sicurezza in tutti gli edifici pubblici.
Come Meier, anche Viñoly desidera tradurre in linguaggio architettonico il concetto di un sistema giudiziario democratico e trasparente, e lo concretizza dando alla struttura un prospetto straordinario: l’edificio si affaccia sulla strada con una facciata completamente vetrata che si piega a fisarmonica. Questa soluzione, oltre a conferire un carattere proprio alla struttura, permette alla luce naturale di entrare in profondità nell’edificio, tiene separati i corridoi di passaggio riservati e riduce il calore in ingresso e i riflessi abbaglianti. Strisce orizzontali e pannelli in vetro a parallelepipedo con base triangolare creano ombre che dall’esterno danno un’idea della vita che si svolge all’interno. Le caratteristiche di questo simbolo di giustizia, aperta e nello stesso tempo ben protetta, risaltano maggiormente di notte, quando si illumina, vincendo il confronto con l’aria sinistra dell’edificio vicino, un cupo palazzo di giustizia in pietra calcarea della fine degli anni settanta.
Un’altra caratteristica importante di questo palazzo di giustizia è il modo in cui riesce a creare un gradevole spazio urbano esterno. Viñoly aveva già costruito nella stessa zona un palazzo di giustizia di minori proporzioni, ma in questo caso doveva affrontare un progetto da svilupparsi su due blocchi. Concentrando il volume a L lungo la strada, è riuscito a realizzare, sul retro, uno spazio verde pubblico, che riduce l’impatto del palazzo sui bassi edifici residenziali e universitari situati sul lato nord, ed è accessibile tramite un passaggio pedonale dal piano terra dell’edificio o dalle strade adiacenti. Lo spazio verde si offre alla vista dei visitatori che percorrono i corridoi aperti al pubblico dietro la facciata vetrata dell’edificio.
All’interno di questa corte, inoltre, in un volume a forma di tamburo è stata progettata l’aula di consiglio dei giurati a cui si accede dalla lobby d’ingresso, libera da colonne, situata nell’edificio a L. Un soffitto a volta con grandi lucernari, inconfondibilmente nello stile di Viñoly, da cui un’opera di “public art” in legno pende su sedute realizzate nei toni del marrone, consente alla luce naturale di entrare all’interno della grande sala. Di fronte, su un lato dell’edificio principale, hanno sede gli uffici delle agenzie esterne che si occupano delle persone in regime di semilibertà.
Viñoly esprime in quest’opera un chiaro equilibrio tra l’obiettivo da ottenere e il concetto di pubblico e privato sapendo stratificare zone ad accesso pubblico per visitatori e clienti, ascensori riservati al personale, percorsi destinati agli spostamenti dei giudici pur mantenendo un disegno complessivo sobrio. 47 aule - distribuite con un ordine di circa 10 per piano - dominano la pianta dell’edificio, che comprende anche le camere di consiglio dei giudici, con punti di accesso e di uscita protetti. I soffitti raggiungono un’altezza di 5 metri creando spazi di ampie proporzioni con grandi finestre a vetrate verticali e arredi in legno di faggio progettati ad hoc per giudice, 16 giurati e 60 spettatori. Nelle 7 aule del “grand jury”, i giurati vedono le prove processuali su schermi piatti collocati direttamente sui loro banchi, mentre la cura dei dettagli di Viñoly ricorda un po’ lo stile delle aule del diciannovesimo e ventesimo secolo. L’atmosfera è giustamente formale ma non fredda.
L’edificio costituisce un moderno modello di riferimento grazie all’impiego delle tecnologie audiovisive e informatiche più avanzate così come per le misure di conservazione energetica adottate. Le minacciose fortezze di un tempo lasciavano entrare ben poca luce all’interno. Qui, al contrario, abbiamo una combinazione di luce naturale e di efficienti sistemi di illuminazione a basso consumo energetico negli spazi pubblici e privati, finestre con vetri isolanti e sistemi di riscaldamento, ventilazione e condizionamento dell’aria allo stato dell’arte. Questa architettura attenua lo stressante impatto, proprio dell’atmosfera di un luogo del genere, che spesso grava sui visitatori, su parenti ed amici degli imputati, sui giurati, sul personale e sugli imputati stessi che devono essere detenuti e trasportati in sicurezza durante lo svolgimento dei processi.
Il mandato, durante il lungo periodo di costruzione, è stato oggetto di considerevoli discussioni, ha subito una riduzione pari a un terzo del numero delle aule e il cliente ha imposto alcune variazioni che hanno in qualche misura influito sull’impatto stilistico dell’edificio. In particolari condizioni di luce le vetrate sulla copertura delle aule rimandano riflessi fastidiosi. Ora gli uffici hanno vetrate opache che fanno da schermo alla strada, ma questo vantaggio accentua nello stesso tempo il dilemma tra privacy interna e possibilità di guardare all’esterno.
I palazzi di giustizia affascinano con la loro necessità di conciliare sicurezza ed etica per la collettività. La difficoltà di trovare spazi urbani adeguati e l’odierna tendenza di costruire palazzi di giustizia con alti standard di sicurezza mettono l’architetto di fronte ad un processo progettuale alquanto complesso. Con l’edificio del Bronx, Viñoly ha saputo riconciliare in modo efficace architettura e contesto urbano, sicurezza e trasparenza, realizzando un’opera che non temerà la prova del tempo, nè l’alternanza di pensieri politici.
Lucy Bullivant











