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| Claudio Nardi |

Claudio Nardi

| Made in Italy |


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Laureatosi a Firenze alla fine degli anni settanta, Claudio Nardi, come tanti giovani architetti, inizia la propria professione disegnando interni. Avendo lavorato con Puccio Duni, ha modo di conoscere Carlo Scarpa e Dino Gavina, che lo influenzeranno. Anche se chi volesse vedere nel lavoro di Nardi reminiscenze del maestro veneziano rimarrebbe deluso.
“Da Scarpa - afferma - ho assimilato il senso del dettaglio e il contatto stretto con il lavoro degli artigiani. Ma, poi, mi sono mosso in tutt’altre direzioni”.
Ad affascinarlo è, infatti, un certo gusto modernista, non privo di influssi minimalisti, che gli apre le porte ad una intensa collaborazione con il mondo della moda. Suoi sono durante gli anni ottanta e novanta numerosi progetti per Tod’s, Iceberg, Malo, Extè, Dolce e Gabbana, Ferré, Valentino.  
Ideata come un impeccabile show room è la recentemente completata sede per l’Autorità Portuale di Marina di Carrara (2007).  L’edificio, infatti,  mutuando una tecnica ripresa dai negozi, si relaziona con le strade circostanti attraverso grandi vetrate. Da qui la permeabilità che annulla la separazione tra interno ed esterno e invita il pubblico ad accedere alla reception della Autorità Portuale, nonché a quelle del Genio Civile e della Dogana, gli altri due uffici che convivono nella stessa struttura. L’edificio, che è organizzato come una piastra nel suo attacco a terra, si alza su tre piani solo su due lati. Uno è occupato dagli uffici, l’altro da un grande portale. Il resto della copertura è una piazza in quota che si affaccia sul paesaggio circostante. A caratterizzarla in senso ecologico sono uno specchio d’acqua e la pavimentazione in doghe di legno. Il portale che, visto dall’esterno, serve a individuare l’edificio diventando un segno urbano, visto dalla piazza sopraelevata diventa una finestra attraverso la quale inquadrare le Alpi Apuane. Mentre lo specchio d’acqua, che serve soprattutto d’estate a migliorare il benessere climatico dell’edificio, diventa, per gli uffici che vi si affacciano, un punto di riferimento visivo.
Perfetto come un abito firmato, l’edificio gioca su pochi materiali pregiati: il legno, il vetro, il rivestimento in pietra arenaria chiara. Vi è qualche vaga allusione alle architetture di Richard Meier: si notano nella predilezione per le forme geometriche elementari, quasi puriste, e nella scelta di scandire i rivestimenti in pietra secondo un modulo base quadrato. Ma rispetto a quest’ultimo, neomanierista e americano, vi è maggiore sobrietà nonché un tocco sensuale italiano - quello che altrove ho definito sotto il nome di High Touch - che si nota soprattutto nel desiderio di far convivere armonicamente materiali diversi, alcuni tradizionali altri più moderni. Tra questi ultimi una maglia di acciaio montata su pannelli motorizzati che scherma dal sole le finestre degli uffici. A contribuire all’effetto di insieme è la scelta di evitare alla vista ogni elemento tecnologicamente caratterizzante. I parcheggi sono, per esempio, posti all’interno della piastra in modo da occupare uno spazio nascosto e poco illuminato. Gli impianti sono occultati, all’ultimo piano, in uno luogo rifinito all’esterno ma all’interno ancora da definire, che delimita gli spazi di riserva previsti dal capitolato per ospitare eventuali ampliamenti della struttura. Ricordavamo Meier, ma nell’opera di Nardi si potrebbe anche parlare del razionalismo italiano. In alcune ville d’abitazione, il riferimento ai lavori di Terragni è puntuale. Tuttavia, interrogato su quali siano i propri architetti preferiti, Nardi risponde senza esitazione Herzog & de Meuron. A determinare la preferenza credo che siano due motivi. La riconosciuta bravura del duo svizzero nello sperimentare nuovi materiali e l’insofferenza di Nardi nel seguire linee di ricerca ripetitive e lungo binari prefissati.
Scorrendo la produzione dello studio, è facile imbattersi in lavori che si distaccano dalla linea neomodernista della sede per l’Autorità Portuale: il multiplex Cinema a Campi Bisenzio (2002) per esempio è segnato da una pelle scabrosa; il BP Studio Factory a Sesto Fiorentino opta per l’incontro tra il cemento e il cotto modernamente trattato, mentre la  torre proposta in Canada per l’Absolute Design Ideas Competition (2006) è caratterizzata da giganteschi disegni neobarocchi serigrafati in gran parte della facciata. “Non mi sento legato a uno specifico linguaggio - confessa l’architetto - anche perché molte scelte sono suggerite dal contesto.  Allo stesso tempo non mi sento certo un eclettico e sono lontano dalla linea decostruttivista”.
L’edificio che ha proiettato Nardi sulla scena internazionale con un battage di stampa che è andato ben oltre le testate specialistiche non è stato ancora realizzato, anche se lo sarà tra breve. E’ il Museo d’Arte Contemporanea a Cracovia che sarà costruito all’interno della fabbrica di Oscar Schindler, l’eroe la cui vicenda è stata narrata nel film Schindler’s List di Steven Spielberg. Il progetto, che ha vinto un concorso internazionale con la partecipazione di molti e agguerriti concorrenti, ha convinto la giuria per l’essenzialità del disegno ma soprattutto per come, con pochi mezzi, l’architetto fiorentino ha risolto una situazione urbana intricata. L’edificio, infatti, pur trovandosi all’interno di un lotto, riesce ad agganciarsi alla strada attraverso un muro che funziona da quinta visiva e genera un percorso pedonale a forma di S punteggiato da due episodi: prima un portico a ridosso del quale sorgono le abitazioni degli artisti e poi una piazza, sulla quale affaccia una sala espositiva trasformata in una sorta di grande vetrina.
La copertura del museo, che ricorda un foglio di lamiera piegato, si ispira a quelle delle fabbriche adiacenti, anch’esse a forma di shed e rivestite in lamiera anche se di colore più scuro. Poggiandosi lievemente sulle grandi pareti vetrate comunica un senso di leggerezza che ben si rapporta con la funzione che ospita. Contribuisce, con una immagine suadente e non invadente, a controbattere le polemiche dei conservazionisti che volevano evitare di cambiare forma e destinazione ad uno spazio così informe ma allo stesso tempo così carico di valenze storiche (va aggiunto che gli uffici della fabbrica, oggetto di un altro intervento, saranno comunque destinati a recuperare la memoria dei luoghi ricordando la figura e l’impresa di Schindler).
La casa realizzata a Madrid (2003) e il Riva Lofts a Firenze (2007) sono anch’essi emblematici del rapporto di Nardi con le preesistenze, che consiste nell’evitare ogni mimetismo ma senza stravolgere i caratteri della struttura e soprattutto del contesto. Nel primo caso - si trattava di un attico ampio ma angusto nelle altezze - l’intervento è consistito nel cercare di dare forma a potenzialità ancora inespresse: inserendo nel soggiorno una coraggiosa vetrata che in parte funge anche da soffitto e ricavando un paesaggio artificiale di spazi fluidi e di passaggi repentini tra il dentro e il fuori. Nel secondo caso valorizzando la preesistenza, recuperandola nelle sue parti principali ma arricchendola attraverso l’aggiunta di segni moderni: scale sottili, ampi infissi, decisi tagli, mensole, geometrici camini. L’esperienza maturata nel mondo della moda e del lusso è evidente. Anche se, a differenza di questa che spesso tende all’effimero e alle trovate di facile effetto, nel lavoro di Nardi vi è una attenzione al contesto e alle relazioni che lo pone su una lunghezza d’onda, a mio avviso, più proficua ed interessante.

Luigi Prestinenza Puglisi

 
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