By A Web Design


Home State of the Art 003 Slowtecture M - Tennis Dome

| Shuhei Endo Architect Institute |

Slowtecture M - Tennis Dome

| Miki City | Giappone |
| Architettura |


027-9
Edificio pubblico commissionato dalla provincia di Hyogo e realizzato a Miki all’interno di un parco costruito dopo il grande terremoto di Hanshin-Awaji del 1995, questo complesso progettato da Shuhei Endo ha una duplice funzione: deve fungere da ampia area di soccorso in caso di calamità, ed in condizioni normali da centro sportivo. La struttura comprende nove campi da tennis, dei quali il principale e centrale con 1500 posti a sedere, progettati secondo le normative internazionali per ospitare tornei.
La forma e la struttura derivano dalle condizioni dettate dalla funzione, che richiede un ampio spazio completamente libero da pilastri. In caso d’emergenza devono potere accedere all’interno automezzi e venire montate tende di soccorso: l’interno deve poter essere fruito come se fosse uno spazio all’aperto.
Le rigide normative sulla compartimentazione richieste per ospitare le 1500 persone previste per i match di tennis, non si adattano facilmente ad uno spazio completamente aperto. Per potervi far fronte, lo spazio centrale è stato abbassato di sei metri rispetto al livello terra. La struttura portante è reticolare e quattro grandi aperture permettono l’accesso ai mezzi di soccorso. Sono previste altre entrate di dimensioni minori.
Particolare attenzione viene prestata da Endo al risparmio energetico. Tutti i campi da tennis sono illuminati attraverso lucernari, riducendo così l’utilizzo della luce artificiale; i vetri sono provvisti di pellicole protettive che riducono l’aumento della temperatura interna dovuto all’irraggiamento solare, in estate.
La copertura è in parte ricoperta da un tappeto erboso. In particolare, sul lato sud il verde la riveste fino ad un’altezza di 20 metri; sul lato nord fino a 4 metri. Il terreno artificiale è formato da una miscela di corteccia di cedro giapponese e cipresso, contiene 10 tipi di semi diversi ed è posato su superfici con una pendenza massima del 70%. In una prima fase sono state scelte erbe da crescita veloce, per stabilizzare il terreno. Solo in seguito sono state posizionate essenze autoctone, che crescono anche spontaneamente. Sono occorsi sei mesi per la crescita delle piante. Il tetto verde garantisce un sistema di isolamento termico tale per cui, quando in estate la temperatura esterna raggiunge i 40°C, all’interno non supera i 30°C. Un impianto di lamelle orientabili posto sotto ai lucernari permette inoltre la ventilazione naturale.
L’intero spazio si sviluppa all’interno di un grande “guscio” da cui sporge un solo volume, l’entrata principale, anch’essa a forma sferica e unico elemento di facciata non ricoperto dalla cortina verde. Al sistema erboso si contrappongono le parti vetrate delle aperture in copertura, quasi fossero dei varchi che conducono a cavità naturali.
Endo crea per questo edificio un sistema che lui definisce Slowtecture, cioè una struttura metallica che si allunga fino a ricoprire come una pelle tutto l’edificio. La pianta risulta asimmetrica per garantire alla struttura una maggiore stabilità, pur mantenendo una certa regolarità nell’impianto reticolare. Per l’architetto, la Slowtecture corrisponde all’approccio verso il progetto, al concept.
Altri termini vengono utilizzati da Endo per descrivere le sue opere: Rooftecture, Skintecture, Halftecture e Springtecture, che identificano direzioni diverse di sperimentazione di carattere formale e strutturale. La sua è un’architettura paramoderna, che cerca di aprire nuove possibilità e superare le limitazioni del modernismo.
Endo, definito dal critico giapponese Hiroyuki Suzuki l’architetto dell’acciaio, avendone sperimentato molte possibilità di impiego ed utilizzo, ricerca oggi nuove espressioni formali legate al tema dell’interazione con la natura, la forma e la tecnologia.