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Home Arretrati 2008 The Plan 27 Heisei: Tea Ceremony House

| Ken Yokogawa Architect & Associates |

Heisei: Tea Ceremony House

| Kawagoe | Giappone |
| Architettura |


027-4
Una casa per la cerimonia del tè che rappresenti l’era contemporanea, in giapponese Heisei, da cui il nome del progetto: epoca iniziata nel 1989 dopo la morte dell’imperatore Hirohito e la successione al trono di Akihito, in base alla quale il calendario giapponese indica il numero degli anni (ora il ventesimo).
Il progetto si inserisce all’interno del parco di un importante tempio a Kawagoe. Vincitore del concorso, Ken Yokogawa crea un riuscito equilibrio tra costruito e paesaggio, sviluppando un tema a lui caro, il sensai: termine di difficile traduzione che indica raffinatezza, eleganza, sofisticatezza, delicatezza, ma anche semplicità legata alla bellezza perfetta. Canone di bellezza nell’architettura tradizionale, viene ora re-interpretato in chiave contemporanea attraverso la composizione architettonica basata sul senso delle proporzioni, l’utilizzo dei materiali, la relazione tra linee e piani, tra vuoto e pieno, tra interno ed esterno.
Alla funzione di ogni elemento architettonico occorre associare eleganza, evitando di cadere in scelte indefinite, non giustificate. Importanza particolare viene data al “carattere” dei materiali. Afferma Shozo Baba, critico giapponese, che i materiali senza una propria forte  caratterizzazione sono da evitare; i materiali non devono imitarne altri perché l’effetto tattile non corrisponde a quello di cui intendono essere copia. I materiali devono apparire per quello che sono sulla loro superficie e tendenzialmente non devono essere puro rivestimento.
Ken Yokogawa utilizza, riferendosi ai propri edifici, termini quali finezza o sofisticatezza. I suoi progetti sono seguiti e meditati sin nei minimi dettagli.
La casa per la cerimonia del tè è immersa nel giardino del tempio, ma allo stesso tempo rappresenta un kekkai, termine buddista per indicare uno spazio definito, confinato. Gli elementi costitutivi, setti in cemento, pareti in listelli in legno di cedro, uno specchio d’acqua, graticci in legno, invitano in uno spazio diverso, nuovo. Quando il cemento è a vista, viene realizzato con casseratura in legno di cedro, per lasciare la sua traccia sulla parete e trasmettere sensazioni e livelli di finitura inusuali. Il collegamento tra esterno ed interno è risolto con un camminamento (roji) in travertino che ne incrocia uno perpendicolare in pietra. Anche questo conduce alla casa con un percorso su pietre sparse raccolte dal giardino.
Lo tsukubai, bacino per lavarsi le mani prima di accedere alla sala, è realizzato in cemento con interposto uno strato di vetro per convogliare riflessi di luce. Lo specchio d’acqua è invece rialzato da terra di circa 30 cm per evitare di soffocare o danneggiare le radici degli alberi presenti e preesistenti, con i quali la nuova architettura dialoga.
All’interno della casa da tè viene mantenuto il protocollo tradizionale (sado), pur ricorrendo a nuovi materiali ed interpretazioni. Il tokonoma, spazio dedicato ad un dipinto, calligrafia, ikebana, o a un elemento decorativo importante, è qui reinterpretato con un piano e pareti di vetro, a cui è accostata una carta giapponese traforata. La colonna centrale della sala è in alluminio rivestito con fogli di quattro tipi di legno ritagliati con un macchinario particolare, ad alta precisione (NC router), che permette di tagliare seguendo curve tridimensionali. Ogni elemento ha un significato simbolico, legato alla tradizione, ma anche un valore contemporaneo sia per la scelta dei materiali, sia per la tecnologia utilizzata nell’assemblarli o produrli.
Le entrate alla sala sono come di consueto due, una di servizio e la nijiriguchi, l’accesso principale. Quest’ultima, date le sue dimensioni, 66 cm in altezza e 63 cm in larghezza, obbliga chiunque ad inchinarsi ed accovacciarsi per riuscire ad entrare: simbolo della condizione di assoluta uguaglianza per chi entra nella sala del tè. I samurai lasciavano le loro spade all’esterno e si dice dovessero dimenticare qualunque cosa si fosse ascoltata all’interno, non appena usciti e rientrati nei propri ruoli e ranghi sociali.

 
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