Andare oltre il modernismo, creare spazi “vivi”, che trasmettano emozioni, evitare edifici che siano pure scatole, con regole dettate dal consumismo e senza valore aggiunto da portare alle persone che le vivono. Questo, per Toyo Ito, è ciò che propone “il nuovo ‘reale’ in architettura”.
Così ha intitolato una mostra itinerante, presentata nel 2007 al Museo di Arte Moderna di Hayama, in cui ha voluto porre un forte accento sul processo creativo che trasforma l’idea in progetto. Modelli di parti di edifici in scala 1:1 mostravano il metodo costruttivo, modelli in scala ridotta identificavano la fruizione di una nuova tipologia di spazi.
Il lavoro di Ito si basa su due principi: l’uno basato sul concetto di creazione di spazi fluidi, dove sia tangibile la percezione delle forze dinamiche, l’altro sulla realizzazione di spazi che richiamino forme organiche, come quelle degli alberi o delle grotte.
Il Crematorio di Kakamigahara è un edificio sperimentale. Libera l’architettura da forme che tendono ad un rigido equilibro, per esaltare invece il flusso delle energie dinamiche. Trasforma il “less is more” modernista in spazi più vicini alla natura.
Si trova nella provincia di Gifu, zona montuosa a nord di Tokyo. Denominato “la foresta della meditazione” (Meiso no Mori) è stato creato con Mutsuro Sasaki, ingegnere la cui ricerca si è focalizzata nel calcolo strutturale attraverso l’uso di matematiche non lineari. Il libro “Flux Structure”, edito da Toto nel 2005 e recentemente dall’Architectural Academy di Londra, è una ottima introduzione al suo approccio sperimentale. Sasaki studia un metodo di ottimizzazione delle forze denominato “sensitivity analysis” (analisi della sensibilità), che valuta la soluzione che implica il minore sforzo e la minore deformazione della struttura in condizioni di esercizio.
La stretta collaborazione tra architetto ed ingegnere permette l’innovazione strutturale e spaziale, dove l’idea progettuale può essere sviluppata solo grazie all’utilizzo di complesse geometrie e con l’aiuto di software avanzati. Accanto alla “sensitivity analysis”, Sasaki introduce il concetto dell’ottimizzazione ampliata ed evoluzionistica della struttura: utilizzando i principi di evoluzione e di auto-organizzazione degli organismi viventi in una prospettiva ingegneristica, si possono generare forme strutturali razionali computerizzate.
La prima sperimentazione di questo metodo è avvenuta con Arata Isozaki in occasione del concorso internazionale per il grande Teatro Nazionale di Pechino nel 1998. In seguito il metodo è stato applicato, con lo stesso Isozaki, al Centro Culturale di Kitagata, realizzato nel 2005.
Il primo approccio di Ito a questo tipo di ricerca è avvenuto con Mutsuro Sasaki per la Mediateca di Sendai, a cui si sono aggiunte collaborazioni con Cecil Balmond, Masato Araya, Masahiro Ikeda, per poi giungere al Crematorio Municipale “Meiso no Mori”. Le sue strutture divengono corpi fluidi, quella del Crematorio sembra ricordare una nuvola in lento movimento spinta dal vento.
L’edificio fa parte di un’area cimiteriale, all’interno di un parco e sostituisce un precedente e obsoleto edificio. La grande copertura pare un’estensione della collina retrostante e si affaccia su uno specchio d’acqua, posto a nord. L’area circostante, progettata da Mikiko Ishikawa, professore alla Keio University, induce alla quiete ed alla riflessione.
La distribuzione interna è molto semplice. Dall’ampia entrata principale si accede alle due aree dedicate all’ultimo saluto alle salme e ad un corridoio che conduce a tre sale di attesa ed alla hall antecedente la sala della cremazione. Le sale di attesa si affacciano verso il lago, così come il grande corridoio di distribuzione, avvicinando e quasi portando il paesaggio all’interno dell’area coperta. L’edificio è delimitato da una facciata vetrata con serramenti dagli spessori minimi. Gli spazi interni sono semplici volumi circondati dalla luce naturale.
Un secondo piano ospita la sala macchine, posta al di sopra dell’area della fornace di cremazione. La copertura è sorretta da dodici sottili pilastri conici, alcuni dei quali sono posti all’esterno della facciata rivolta verso il lago, estendendo così la copertura e minimizzando ulteriormente la contrapposizione tra esterno ed interno.
I pilastri ospitano lo scolo delle acque e formano un unico sistema con la copertura, che presenta, dal punto di vista strutturale, quattro aree principali con parti concave e convesse. La struttura coincide quindi con la copertura e il soffitto. L’andamento ondulato complessivo è stabilito da un algoritmo ottenuto dopo alcune centinaia di elaborazioni.
Lo spessore di 20 cm del solaio è mantenuto costante. La cassaforma per il solaio e i pilastri, comprensiva di dormienti, montanti e modelli in legno sempre diversi per ogni diversa sezione, è stata realizzata con precisione artigianale.
Poche finiture, impercettibili alla vista, contribuiscono ancora una volta a eliminare la distinzione percettiva tra esterno ed interno: la parte esterna è protetta da una resina all’uretano, nella parte interna è stata invece applicata una malta che funge da isolamento termico.
Tutta la struttura è bianca, come a ricordare le nuvole e a immaginare di esserne avvolti. Come il lento movimento delle nuvole i volumi interni sembrano dissolversi nell’aria.
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