Un museo per raccontare una parte della cultura più profonda ed antica del Giappone, in un’area che storicamente fu un grande crocevia con Corea e Cina. Cultura, tradizione e spiritualità si incontrano in questo sito, dove recentemente sono stati ritrovati reperti archeologici del primo grande tempio shintoista di Izumo, costruito nell’ottavo secolo d.C. (periodo Heian).
Il tempio aveva un’altezza di 48 metri ed era sorretto da tre grandi pilastri che, uniti da un anello di ferro, formavano una colonna di 3,6 metri di larghezza, ed i cui resti sono stati scoperti durante la ricostruzione dell’attuale tempio di Izumo Taisha. A quest’ultimo si giunge attraversando un parco, immergendosi quindi nella natura. Come di consueto, non si può accedere direttamente al tempio, ma è possibile osservarlo dall’esterno camminandovi intorno: l’accesso è riservato ai monaci. Izumo Taisha, ancora oggi importante tempio shintoista, è dedicato al dio della felicità e del matrimonio, Okuninushi. Il tempio più interno è stato dichiarato monumento nazionale, in quanto rappresenta l’architettura shintoista più antica del Giappone. Il ritrovamento dei reperti archeologici hanno poi determinato la nascita del Shimane Museum of Ancient Izumo che, tra altri reperti, ospita i resti delle colonne in legno del tempio originale di Izumo.
Occasione di progetto, questa, cara a Fumihiko Maki, che fino dai primi anni di attività professionale ha sempre affermato come la sua prima vera preoccupazione, da architetto, sia stata quella di creare spazi dove attività umane sia fisiche sia intellettuali potessero integrarsi e sviluppare un significato di carattere pubblico.
Spazi che passano da un’analisi simbolica della forma architettonica astratta a ipotesi progettuali legate alla tecnologia ed alla scelta dei materiali da utilizzare, per giungere alla definizione dei particolari costruttivi, come parti essenziali dell’insieme e come elementi primari.
La progettazione è vista da questo grande architetto come l’evoluzione di un processo che analizza le tematiche dello spazio, della funzione, della forma, della tecnologia, dei materiali e dei dettagli, in una sequenza che costituisce l’essenza del modernismo e al contempo un terreno fertile per le sue esplorazioni in architettura.
L’esperienza sequenziale degli spazi museali è in questo edificio un elemento generatore del progetto. L’accesso avviene attraverso un lungo viale alberato che conduce ad un’entrata posta a sud di una hall orientata est-ovest: un grande parallelepipedo di vetro, su cui si affacciano due piani, con coffee shop e vista panoramica sul tempio di Izumo Taisha. Ci si trova in uno spazio completamente immerso nel paesaggio circostante. Sul lato est si sviluppa il volume massivo delle sale espositive caratterizzato da una copertura piegata che crea un ritmo ondulato. Questa scansione prosegue nel giardino e si collega idealmente alle montagne circostanti.
Il materiale qui utilizzato è l’acciaio Cor-Ten, a ricordo del tatara, un metodo di produzione del ferro (kera) tipico di quest’area, realizzato attraverso la sabbia contenente ferro posto in fornace con il carbone. Il ferro risultante, dalle caratteristiche di grande purezza, veniva utilizzato per creare le spade giapponesi. L’acciaio Cor-Ten ricopre l’edificio espositivo, lungo 120 metri ed alto 9 metri, che ospita mostre permanenti e temporanee. Vi si accede dalla lobby che costituisce uno spazio centrale distributivo, mentre le funzioni di supporto, quali magazzino, laboratori di ricerca, uffici amministrativi circondano le aree espositive.
In tutto l’edificio e nel giardino ritroviamo la grande cura dei dettagli propria di Maki. Il dettaglio ha una sua importanza nel processo di creazione architettonica, ma anche dal punto di vista percettivo in quanto determina l’armonia dell’esperienza sensoriale dell’intero edificio. Sono attentamente studiati, anche se composti di elementi semplici e nel contempo eleganti.
Ancora una volta Fumihiko Maki ci conduce in un mondo ove l’architettura è sinonimo di delicatezza e sofisticatezza.











