Due case al mare, recentemente completate nello stesso tratto di costa, dimostrano come il medesimo studio di architettura, Richard Meier & Partners Architects, possa eseguire due progetti con requisiti analoghi e giungere alla realizzazione di opere tanto diverse. La prima è formata da volumi sovrapposti che compongono una forma di stampo cubista, bianca e sorge su un prato perfettamente curato: ricorda, per la sua purezza geometrica, Villa Savoye. È la residenza estiva di un filantropo collezionista d’arte, la cui ideazione è stata affidata all’architetto Richard Meier e al suo partner della West Coast, Michael Palladino. La seconda, disposta su una distesa di sabbia ed erba marina, in un ambiente naturale di cui si sono volute mantenere tutte le caratteristiche originarie, è composta da una coppia di blocchi lineari, completamente protetti da assi e persiane di teak. Questa dimora ombreggiata, che si ispira allo stile tipico del pacifico meridionale, è stata disegnata da Michael Palladino per un imprenditore che ama dare ricevimenti. Le due residenze, al di là delle differenze dei materiali impiegati e dello stile architettonico, sono comunque contraddistinte da una simile disposizione di spazi.
Entrambe rievocano il fascino esotico e le bellezze naturali della Malibu degli anni trenta, allora territorio selvaggio e incontaminato, dove era possibile acquistare a poco prezzo piccoli appezzamenti di terreno, tra la nuova Pacific Coast Highway e la spiaggia, e costruirvi un ritiro per il weekend ad appena un’ora di macchina da Los Angeles. A farlo erano stati in migliaia e purtroppo la fascia costiera si era trasformata presto in una muraglia di bungalow fatiscenti che, oltre ad impedire l’accesso alla spiaggia, nascondevano la vista dell’oceano. Più recentemente, sia la costa che la zona collinare sono state colpite dal virus mediterraneo che ha sommerso il paesaggio sotto una miriade di ville in stile retrò. Poco al di là di questo scempio, tuttavia, c’è un paesaggio magnifico, montagne brune, la distesa oceanica e una luminosità da mare egeo.
A Malibu, dove rari sono gli esempi di architettura elegante e competente, le due case progettate da Richard Meier (analogamente alla precedente residenza Ackerberg) si distinguono in modo particolare. L’acquisto da parte del collezionista di un doppio lotto ha consentito la realizzazione di un blocco che, seppure con una superficie non enorme di circa 500 m2, fosse comunque di grande spaziosità.
Il progetto comprende una sala-loft con ampie pareti per l’esposizione di opere d’arte, due zone notte affini, una al pianterreno per i proprietari e l’altra al piano superiore per gli ospiti, e una biblioteca-studio. Collocata sul limite orientale del lotto, la casa gode di luce e vista sul paesaggio da tre lati: l’oceano a sud, il prato a ovest e le montagne a nord. A separarla dalla strada sono i due garage con le camere degli ospiti soprastanti, e una piccola corte protetta da una paratia di vetro laminato traslucido alta tre metri che attutisce il rumore del traffico. Dalla strada, la casa è discretamente occultata da un diaframma vetrato e da una pelle di pannelli smaltati bianchi. Un cancello ritagliato nel muro introduce ad uno spazio aperto tenuto a prato ben curato e al passaggio che conduce alla porta d’ingresso tra i corpi dell’edificio d’un bianco immacolato. Questo spazio vuole essere luogo di distensione che segna il confine tra frenesia e calma e il primo passo di un percorso assiale che separa la zona notte a est dall’area di soggiorno e lavoro a ovest.
Nell’ampio soggiorno alto sei metri ruota lentamente una scultura mobile di Calder; la parete sud è completamente vetrata, un muro con strette aperture in alto e ai lati filtra i raggi solari provenienti da ovest. Al centro, una lunga fessura incornicia una striscia di verde, di bianco e di blu, facendo dialogare arte e natura. La sala da pranzo e la cucina sono collocate al di sotto della biblioteca, apparentemente sospesa nel nulla e avvolta da un nastro di stucco bianco. La forma a pianoforte, che Meier mutua da Le Corbusier e utilizza frequentemente come leitmotiv, serve qui a compensare la geometria ortogonale della casa, sia interna che esterna, e conferisce ai suo spigoli taglienti un’elegante tocco di sensualità. Il senso di intimità degli ambienti interni è accentuato dal sofisticato arredamento monocromatico scelto dalla designer Rose Tarlow, che ripropone le sedie vintage di Wagner e Mies come punti di riferimento del modernismo classico. L’intensità della luce naturale ha costituito un elemento critico che gli architetti hanno abilmente risolto con la scelta architettonica di una copertura sporgente, formata da lamelle frangisole di 25 cm, che nei mesi estivi consente a poche fasce di luce di penetrare negli angoli più reconditi della sala senza colpire le opere d’arte. In passato erano necessarie giornate di osservazione sul posto per calcolare la posizione del sole nelle diverse ore del giorno e nel corso dell’anno, ora tali informazioni sono fornite istantaneamente da un sistema di dati computerizzati. I vetri grigi dei lucernari filtrano l’83 percento dei raggi solari, limitando solo al tramonto l’esigenza di ricorrere alla tenda per le finestre esposte a occidente. Il sistema di controllo della luce naturale è stato studiato in modo che l’illuminazione sia sempre confortevole, evitando l’impatto con le opere d’arte e, soprattutto, con la scultura di Calder.
La manutenzione di una casa bianca, oltretutto sulla spiaggia, non è mai un compito facile. Per proteggerla dalla corrosione dell’aria salmastra gli architetti hanno scelto pannelli di alluminio con finitura di smalto porcellanato, ringhiere e fissaggi di acciaio inox anticorrosione e stucco riverniciabile.
Il proprietario della seconda casa, che aveva sin dal principio dichiarato di non voler ridipingere la sua casa ogni fine settimana, aveva chiesto all’architetto di usare una differente paletta di materiali, analogamente a quanto era già avvenuto con il Getty vent’anni prima, per esigenze estetiche. Palladino ha accolto questa richiesta con entusiasmo e ha selezionato per la loro resistenza agli agenti atmosferici materiali quali calcestruzzo gettato in opera, bronzo e teak proveniente da fonti rinnovabili. In cemento è la parete portante, che dalla copertura scende fino alla terrazza e lo zoccolo che delimita il fronte sud ancorando la casa alla spiaggia. L’orizzontalità sottolineata dalle assi e dalle persiane in teak compensa l’effetto voluminoso della struttura che, formata da casa e dépendance, occupa una superficie di quasi 700 m2 distribuita su tre lotti. Le parti in legno mostrano l’eleganza di un’opera di ebanisteria e, contrariamente alle prime intenzioni del padrone di casa che chiedeva una dimora semplice, un bungalow da spiaggia che richiedesse poca manutenzione, ora vengono trattate due volte l’anno per mantenere tutto il loro splendore.
Un muro di cemento rivestito di pannelli in legno nasconde l’ampia corte delimitata dai garage. La casa è raggiungibile con un percorso a tappe: una passerella sulla sabbia, un cammino tra uno specchio d’acqua e il muro di cemento. La vasca e la piscina si allineano alla dépendance e guidano lo sguardo verso l’oceano. Pamela Burton si è occupata della realizzazione del giardino ricorrendo ad alberi ed erbe adatti ai terreni aridi. Le sporgenze del piano superiore e del tetto riparano la casa dal sole, come gli oscuranti scorrevoli che possono essere ruotati, ripiegati e spostati lateralmente. Porte a vetri si aprono su una terrazza ampia quanto il soggiorno, sulla biblioteca e le due camere al piano superiore. In estate, le persiane chiuse garantiscono protezione e filtrano la luce mentre le finestre possono restare aperte alla brezza marina e al fragore delle onde.
Michael Webb








