L’Opera House ad Oslo costituisce un complesso architettonico di notevole consistenza, con una superficie lorda di 38.500 m2, la sala teatrale principale di 1360 posti, 400 per l’auditorium minore, per un impegno finanziario di 500 milioni di euro. Il progetto evidenzia una precisa scelta d’ordine culturale: in un medesimo luogo si uniscono la produzione e lo spettacolo, gli obiettivi di promozione culturale e il consolidamento di tendenze, un insieme di significati simbolici che trovano espressione nella localizzazione e nell’architettura. Fronteggiare il mare in quanto luogo d’apertura al mondo; costruire un paesaggio urbano con la propria presenza. Teatro, musica, balletto, spettacolo e produzione diretta degli eventi delle arti si accostano in un edificio che non disdegna d’essere un “monumento” propositivo.
L’edificio dell’Opera House è un insieme di luoghi, interni ed esterni. Il progetto dello studio Snøhetta, vincitore del concorso bandito nel 2000, suddivide le funzioni e collega in un unico complesso due strutture architettoniche. Gli aspetti “pubblici” del teatro si muovono all’interno di un’architettura prismatica, circondata da uno spazio esterno percorribile a tutti i livelli, una rampa che dalla copertura scende alla piazza sul mare. Una compatta e chiusa struttura quadrangolare, con una corte interna, ospita invece la “macchina” nascosta del teatro, ciò che avviene “dietro le quinte”, dalle sale di prova ai laboratori, con i compiti differenti che animano una macchina complessa con seicento addetti, ramificati in 50 specializzazioni professionali. Il progetto rende visibile l’assemblaggio delle due entità di pari valore, in cui l’architettura per gli eventi del teatro si affianca all’architettura della produzione, costruendo una multipolarità. Il nucleo del foyer e del teatro assume rilevanza colloquiale e monumentale nello stesso tempo, nella definizione dei materiali e degli spazi: l’ampio luogo di pubblica fruizione è contrassegnato dalla parete obliqua interna in legno di quercia bianca americana, ondulata e segmentata da listelli con funzione decorativa. L’uso dello stesso legno si prolunga nella scala di accesso agli ordini superiori, nelle pareti dei corridoi, con il medesimo aspetto segmentato, e nella sala teatrale dalla classica pianta a ferro di cavallo, le cui pareti e balconate in legno ridondano di variazioni cromatiche e venature. Nello spazio del foyer, alla parete lignea ondulata fa eco la concatenazione dei bianchi pilastri strutturali obliqui, la grande altezza dell’ambiente si rispecchia nella parete vetrata verso la città e il limite dell’acqua: l’obiettivo è lo scambio visivo e la massima trasparenza, rendendo minimi nella vetrata continua i profili strutturali in acciaio. Il pavimento della piazza pubblica e delle rampe, che attorniano l’edificio, conferma un’idea di continuità con la “magnificenza civile”: la tessitura delle lastre in marmo bianco italiano, in finitura liscia e bocciardata, compone un disegno d’ampio respiro. Allo stesso modo, i rivestimenti in lastre di alluminio alle pareti esterne del complesso per la produzione teatrale offrono variazioni luminose, nel tessuto di concavità e convessità punzonate nel materiale.










