Fare una montagna a Copenhagen è una delle tipiche provocazioni di Bjarke Ingels. In fondo è esattamente cosa servirebbe per rompere la monotonia della crescente distesa di villette suburbane nella pianeggiante capitale danese. Può essere lo stratagemma giusto per creare una maggiore densità e al contempo garantire la vista a tutte le abitazioni. Ma come per tutti i progetti di BIG è qualcosa di più di una semplice boutade, è piuttosto lo svolgimento pragmatico delle esigenze del costruttore in forma architettonica. Mountain Dwellings (MTN), letteralmente abitazioni di montagna, è il proseguimento naturale di un complesso residenziale chiamato VM*, uno dei progetti simbolo del rinnovamento del quartiere di Ørestad a sud di Copenhagen. Completato nel 2005, VM è uno dei primi progetti realizzati da PLOT e uno degli ultimi prima che lo studio si dividesse in due gruppi indipendenti nel 2006: BIG e JDS Architects, quest’ultimo capitanato da Julien De Smedt. I principi di base che hanno caratterizzato la progettazione di VM, la possibilità di personalizzare le piante degli appartamenti e una forma che garantisse una buona visuale da ogni abitazione, sono il dna del nuovo progetto. Ma diversamente da questi due edifici residenziali, MTN aveva un’altra condizione, quella di ospitare un programma di 1/3 di abitazioni e di 2/3 di parcheggio.
La proposta di BIG è stata quasi letterale: meglio costruire un parcheggio sovrastato da abitazioni, piuttosto che due edifici indipendenti. L’intero complesso potrebbe poi essere degradante verso sud, in modo da consentire a ogni appartamento di avere un giardino con vista e la macchina parcheggiata affianco a casa. Le abitazioni con giardino sono disposte su terrazzamenti dal dodicesimo al primo piano e nonostante rispettino una griglia standard di 10 metri per 10, sono composte da 42 piante diverse, per personalizzare gli spazi e soddisfare le varie esigenze. Nonostante la sostanziale complessità dell’edificio, si ha l’impressione di una immediata naturalezza. Ogni giardino è delimitato da un’ampia fioriera che inonderà rapidamente l’intero edificio di vegetazione, in parte per soddisfare la privacy, ma soprattutto per far risaltare l’aspetto naturale della collina artificiale. Questo aspetto è inoltre rinforzato dalla scelta di realizzare le facciate degli appartamenti che danno sui giardini unicamente con vetrate scorrevoli, fino a farle quasi scomparire.
In contrasto con l’apertura di questi terrazzamenti, le facciate a nord e ovest sono rivestite da pannelli di alluminio e, per enfatizzare in maniera ironica l’analogia con la montagna, sono traforati con un’immagine a tutta altezza del Monte Everest. Una montagna che contiene 10 piani di parcheggio, ogni piano contraddistinto da un colore diverso e con spazi a volte monumentali, alti fino a 16 metri. In questo progetto il parcheggio affianco a casa e il giardino privato, i due aspetti emblematici della sterminata successione di casette circostanti, sono condensati in un unico gesto: con una densità sufficiente per ridurre i costi, ma soprattutto senza la contaminazione infinita di tutti gli spazi liberi attorno alla città. Inoltre l’edificio è collegato al centro della città con una linea di metropolitana, rendendo quasi superfluo l’uso della macchina.
Per questi aspetti MTN rappresenta un modello alternativo tanto forte da aspirare a diventare tipologia. E non stupisce che il progetto abbia già vinto diversi premi come il Best Residential Developments Award al MIPIM 2009, il Forum AID Award 2009 e sia stato selezionato come progetto finalista per il prestigioso Mies van der Rohe Award di Barcellona.
L’aspetto che più stupisce nel lavoro di Bjarke Ingels è l’assoluta facilità con la quale crea soluzioni innovative come semplice risposta alle richieste programmatiche del committente. La soluzione formale è direttamente generata da quello che per altri progettisti sarebbe visto come uno scoglio, un intralcio da inserire in una forma predefinita. BIG instaura un processo progettuale che si potrebbe definire “pragmatismo radicale”: ogni esigenza del programma è usata come generatrice di forma, di stimoli e di suggestioni.
Emiliano Gandolfi
*The Plan 013, Marzo 2003











