L’Università di St. Edward si profila lungo l’autostrada che collega l’aeroporto internazionale Austin-Bergstrom al Texas State Capitol e alle torri che contraddistinguono downtown Austin. Sorge su un’altura della naturale topografia del luogo, inconfondibile per i suoi tetti rossi e i muri color ocra che sembrano spuntare dal terreno. Come molte università americane, il luogo presenta una particolare, se non artificiale omogeneità, da cui spicca l’edificio di quattro piani collocato a est del campus, un monolite con finestre sottili e fianchi smussati. Più in prossimità, appaiono fenditure rosse che si rivelano essere le facciate interne in vetri colorati: la struttura infatti è composta da diversi edifici collegati e collocati intorno ad un profondo patio, quasi un canyon dalle vetrate multicolore.Sono proprio questi pannelli a conferire al nuovo complesso una inattesa eleganza sensoriale. Il volume si scompone lungo l’asse est/ovest, incorniciando la vista degli edifici residenziali ad est, simili a fabbricati di periferia, fino alla originale sede amministrativa al centro del campus, con la torre neo-romanica e i finti rosoni. L’accesso è a nord, attraverso la corte vetrata interna, passando sotto un corpo a ponte di collegamento. Proseguendo verso sud si attraversano le parti più interne del complesso per giungere, oltre la caffetteria, fino alla strada principale del campus e al garage. Il complesso è figlio del giovane architetto cileno Alejandro Aravena. L’incarico assegnatogli prevedeva la realizzazione di una residenza per 300 studenti e dei locali annessi, quali caffetteria, spazi d’incontro, lavanderia e aule informatiche.
Mentre negli anni ‘50 e ‘60, gli edifici residenziali dei campus americani costituivano dei veri capolavori di architettura, dalla serpeggiante Baker House di Aalto, che domina sul Charles River al MIT, all’affascinante strada pedonale realizzata da Moore e Turnbull per il Kresge College alla UC Santa Cruz, negli ultimi decenni è sembrata prevalere un’estetica classica, volta piuttosto ad esprimere ed esaltare il fondamentale significato storico delle istituzioni. Aravena, abilmente, non si pone in antitesi con lo spirito dell’università di St. Edward ma lo reinterpreta, appropriandosi del contesto e raggiungendo così gli obiettivi indicati in modo del tutto originale e contemporaneo.
Insieme ai suoi collaboratori, in questo caso Ricardo Torrejón, Aravena aveva già costruito in Cile numerosi edifici universitari, oltre agli innovativi complessi residenziali con il gruppo Elemental. Paralellamente al centro didattico progettato per il Vitra in Germania, a cui partecipano grandi firme dell’architettura, il primo incarico di Aravena negli Stati Uniti si è sviluppato in un contesto non solo di costruzioni in mattoni e tetti rossi, ma di superfici asfaltate, che privilegiano la cultura dell’automobile.
Le residenze sono rivestite da una superficie di mattoni rosso-ocra, una pelle adeguata al contesto, incisa da strette finestre ortogonali. Ben leggibili sono i mattoni, disposti in geometrie con sviluppo in senso verticale o lievemente inclinato al di sotto delle finestre; alcune superfici si presentano ruvide, con il lato del mattone spezzato in vista, altre sono lisce al tocco.
Il perimetro in gran parte opaco che conduce ad un interno aperto e vetrato rievoca forse gli edifici residenziali progettati da Eero Saarinen all’Università di Yale (Ezra Stiles College e Morse College, 1958-62). Tuttavia, l’ università di St. Edward ha poco in comune con la scenografia pseudo-medievale di Yale. Analogamente alle precedenti opere cilene di Aravena, come la facoltà di Architettura rivestita con pannelli di zinco, le Torri Siamesi scisse verticalmente o la facoltà di Matematica sezionata internamente da un arioso vano scale, questo edificio texano è un assemblaggio di funzionali unità ortogonali. Percorrendo indisturbati il profondo atrio centrale, volgendo lo sguardo verso l’alto si notano le pareti vetrate interne, disposte in senso longitudinale o trasversale, allineate sull’asse nord/sud, disposte a ponte o sporgenti verso l’interno da un intradosso bruno ramato. Queste compongono un canyon interno quasi completamente trasparente, formato da elementi larghi, di 90 cm, in due varietà di rosso e un tono di colore più scuro che permettono la vista sull’esterno, ed elementi stretti, di 30 cm, in rosso e bianco. Complessivamente, l’effetto è di intensità straordinaria, come un caleidoscopio o una straordinaria formazione naturale.
Aravena ha osservato, seppure malvolentieri, le norme e i regolamenti locali che non consentono l’impiego di finestre apribili, ma è riuscito ad affermare la sua regola di dare ad ogni singola camera una finestra esterna e di far confluire i corridoi intermedi verso il patio verticale, dove si creano gli spostamenti delle correnti d’aria. La sua opera conferma la sua perfetta padronanza della tattica del buonsenso.
Anche le pavimentazioni esterne sono in mattoni color beige, la cui superficie dura e liscia contribuisce a conferire allo spazio del patio interno l’aspetto di in una formazione naturale. Oltre l’edificio, questa stratificazione orizzontale appare come un insieme di terrazzamenti che dominano sul campus, con il terreno che declina verso est. All’esterno, le finestre delle singole camere, disposte secondo il layout interno, scandiscono i prospetti con una vivace geometria. Agli ultimi piani si osservano gli improvvisi vuoti verticali in corrispondenza dei pozzi scala, e sulle parti più elevate della superficie di mattoni, delle pieghe che trasformano il volume in un’opera dall’aspetto scultoreo. Vie di accesso sono ubicate fuori dal patio interno vetrato, che diventa un punto di incontro, con un ingresso protetto, da dove si scorge la caffetteria e un rialzo in calcestruzzo, luogo di incontro centrale.
Realizzate in collaborazione con lo studio locale Cotera + Reed, le residenze dell’università di St. Edward offrono agli studenti strutture originali, moderne e rappresentative. La sua ricercatezza stilistica deriva dal disegno geometrico composto dagli elementi vetrati che si estendono da piano a piano interrotti da rare colonnine divisorie e che determinano il senso delle dimensioni e delle proporzioni del patio centrale. All’interno, i corridoi divengono spazi per la socializzazione, con la vista che scorre fluida da e verso le aule informatiche e ponti che collegano i quadranti e che ai piani superiori trasformano l’edificio in un sistema parzialmente integrato.
Ciò che caratterizza quest’ultima opera di Aravena è la stretta e profonda faglia cruciforme, capace di unificare l’esigenza di uno spazio sociale (analogamente alle proposte del progetto residenziale Elemental) ad una formale, se non più propriamente scultorea, eleganza.
Ma, come è giunto questo giovane architetto nel Texas? Desideroso di valorizzare il progetto del campus, il comitato della fondazione aveva compilato una lista dei principali talenti “emergenti” segnalati dalla facoltà di Architettura dell’Università del Texas. (Tra i futuri progetti della St. Edward una nuova cappella disegnata da un giovane architetto dell’Arizona, Rick Joy). Secondo un importante membro del comitato, Aravena aveva persuaso la commissione proprio per il suo comportamento rispettoso e il modo calmo e approfondito di presentare le sue proposte. I suoi edifici esprimono efficacemente lo spirito del luogo, sono in grado di limitare l’effetto del sole rovente del Texas, e costituiscono un punto di incontro centrale per tutti gli studenti del campus.
Nominato recentemente membro della giuria del prestigioso Pritzker Prize, Aravena ha ormai definitivamente raggiunto il successo.
Raymund Ryan








