Seoul Sud, una grande città coreana, con 17 milioni di abitanti, composta da colline e avvallamenti, segnata da strade che collegano collina a collina, e da numerosi fiumi e canali. In questo contesto si inserisce la nuova Università femminile di Ewha, inaugurata il 29 aprile 2008.
Fondata nel 1886, è fra le 40 università della città l’unica ad accogliere solo studentesse, oggi 22.000, ed è considerata come una delle migliori università del mondo. La nuova sede è stata progettata dall’architetto francese Dominique Perrault a seguito di un concorso internazionale di architettura ad invito conclusosi nel febbraio 2004, e realizzata in meno di tre anni dall’ impresa generale di costruzione Samsung Corporation.
Il punto di vista privilegiato per leggere questa architettura è quello aereo. Si tratta infatti di un paesaggio, più che di una architettura, inserito nel cuore del quartiere universitario di Seoul, in cui l’insieme di natura, aree dedicate alle attività sportive, spazi universitari e spazi esterni destinati ad eventi, forma un continuum paesaggistico che collega l’Università alla città.
Ewha è una grande realizzazione - si tratta di 350.000 m3 costruiti - caratterizzata da una zona esterna, “Dessus”, le sistemazioni a verde, gli spazi sportivi, il teatro all’aperto, e da una ipogea, “Dessous”, gli spazi universitari veri e propri, i servizi, i negozi, che si trova nell’area precedentemente occupata dall’Ewha Square.
Si accede al Dessus dell’Università superando la passerella di Jung Mun che scavalca le rotaie dell’alta velocità. Al di là della passerella, una lunga striscia di asfalto punteggiato da aree destinate alle attività sportive e poi, dappertutto, il verde organizzato ma tuttavia molto naturale, dove dominano gli alberi di pero, le piante ornamentali, il prato all’inglese, le rocce naturali. Un giardino creato con l’obiettivo di confondere la distinzione fra l’antico ed il moderno, il costruito ed il paesaggio, il presente ed il passato, che è anche toit-jardin e che fornisce all’edificio sottostante un isolamento naturale supplementare e un nuovo grande spazio per le attività quotidiane, ma anche per le feste e per le manifestazioni speciali.
Il Dessous, invece, si apre alla vista dal bordo della fenditura: fra i colori dell’asfalto e del verde, esplode il candore della fenditura arditamente tracciata nel suolo che da una parte scende dolcemente e si trasforma nella parte opposta in una gradinata monumentale, a sua volta teatro all’aperto. Nel vuoto creato dalla fenditura prende forma un luogo ibrido, una sorta di vuoto organizzato, che ospita una varietà di attività: è una grande hall di ingresso, che consente l’accesso ai diversi dipartimenti, è anche il luogo dello scambio di idee quando gli studenti si ritrovano dopo il corso; è una piazza, con un caffè che vi si affaccia e che diventa un vero “luogo” di pausa e di distensione; è, nella parte opposta alla strada in leggera pendenza, una scala che con i suoi gradoni diventa teatro en plein air.
Alla natura soprastante, fa seguito quindi un mondo diverso, costituito da aule e biblioteche, sale di spettacolo, sale per il fitness, uffici, un cinema, un caffè, negozi e ampi connettivi, parcheggi, un mondo scavato ma che tuttavia non rinuncia alla luce, che arriva dall’esterno tramite le grandi vetrate che delimitano il vuoto. All’interno, un pozzo di luce, vero strumento ottico fatto di scaglie di metallo che allargano la percezione dello spazio, realizzato dall’artista coreano Doho, permette di introdurre la luce dalla grande hall di ingresso sino al teatro.
Dal punto di visto tecnologico, la particolarità costruttiva del progetto sono la serie di elementi piatti in acciaio inossidabile, sporgenti come delle pinne, che costituiscono i componenti strutturali dei curtain walls realizzati ad hoc, frutto di un lungo lavoro che ha coinvolto un pool di ingegneri ed architetti coreani, tedeschi e francesi.
Per poter resistere alle particolari condizioni dei venti - i tifoni coreani -
le colonne di sostegno dei due curtain walls, alti 17 metri, sono state rinforzate con una fascia di acciaio; normalmente posizionata all’interno, immediatamente dietro al profilo verticale di alluminio, è stata invece, in questo caso, posizionata all’esterno. Per gli elementi strutturali è stata utilizzata una finitura a specchio che li ha trasformati in una sorta di esperienza visiva per gli utenti del complesso, quasi una installazione di arte contemporanea. Le pareti delle grandi facciate in vetro ed acciaio inox creano giochi di trasparenze e riflessi, in un effetto caleidoscopico.
Per poter resistere allo sforzo del vento che penetra anche lateralmente, sono stati aggiunti dei bracci orizzontali perpendicolari agli elementi strutturali stessi. L’elemento strutturale inoltre è stato connesso alla colonna in modo che la seconda possa beneficiare della rigidità della prima, ed essendo questa connessione posta all’esterno, è stato inserito un elemento isolante in poliammide tra i due. Le connessioni fra gli elementi strutturali della facciata sono state realizzate con bulloni a dado cieco e aste filettate. Tuttavia, nonostante il sistema delle connessioni sia stato disposto in maniera casuale per animarne il disegno altrimenti rigoroso, data la macro scala dell’edificio questa attenzione è poco percepibile, e la percezione visiva generale è comunque focalizzata sulla riflessione della luce.
Dalla Biblioteca Nazionale di Francia a Parigi, al velodromo ed alla piscina olimpica a Berlino, al centro culturale di Santiago di Compostela in Spagna, si nota una propensione più o meno marcata di Perrault a fendere il terreno, scavare, interrare, più che a costruire in elevazione, scelta che in questa realizzazione raggiunge forse il suo apice. In una recente intervista a proposito dell’Università di Ewha, Perrault cita innanzitutto ”la terra, madre e ispiratrice”, e propone velatamente una sua personale lettura al femminile della sua architettura, evocata attraverso la citazione maliziosa di opere come “L’origine du monde” di Courbet o “Vendredi ou les Limbes du Pacifique” di Michel Tournier.
Monica Scanu








