In una zona periferica della città olandese di Apeldoorn, nei pressi di un’arteria di grande comunicazione, un ampio terreno inedificato residuale è oggetto di un intervento urbanistico ed architettonico per la costruzione di una cinquantina di unità residenziali. Il progetto di Wiel Arets, vincitore del concorso bandito nel 2000, organizza due assi viari interni paralleli e situa le parti edificate a corona sul perimetro del comparto, costituendo nella zona centrale uno spazio collettivo di servizio alle residenze, un’area verde comune agevolmente raggiungibile. L’offerta tipologica delle unità abitative si differenzia per taglio dimensionale e disposizione all’interno dell’insediamento: alloggi abbinati in edifici bifamiliari, edifici singoli unifamiliari, unità a schiera.
Il complesso identifica obiettivi architettonici che sottendono il riconoscimento negli stili di vita e nelle esigenze abitative sia di orientamenti sociali, sia di elementi di individualità. Nell’enunciare il principio di unità nella diversità, il progetto persegue nel suo programma l’idea di un insediamento residenziale che manifesti tratti caratterizzanti comuni, identificabili, e possa nello stesso tempo definire sottili diversificazioni per consentire ad ogni alloggio qualità specifiche ed individuali. Un’architettura che sappia rispondere liberamente a necessità ed usi. La disposizione delle unità residenziali nel comparto modula una serie di relazioni differenziate fra le parti e il tutto, innervando l’intervento sul desiderio di mantenere il più possibile all’esterno l’accesso automobilistico, nella salvaguardia di una percorribilità pedonale protetta. Le singole parcelle, a notevole profondità, interagiscono visivamente con i giardini pertinenziali, sul fronte e sul retro delle unità, con lo spazio collettivo percepibile che contrassegna l’insediamento attraverso i percorsi lastricati, la presenza di vegetazione, lo spazio verde comune centrale, richiamando l’idea di riservatezza come nel chiostro di un convento. Gli edifici seguono questa articolazione, prospettando caratteri comuni che identificano l’intero intervento “Kloostertuin”, letteralmente proprio giardino del convento.
Le coperture si configurano in una geometria marcata, dalle linee oblique e fortemente spioventi, determinando aggetti con l’inversione della falda che segmentano il profilo dei volumi, forniscono alle facciate una sorta di protezione dal dilavamento e individuano ogni alloggio pur nella ripetitività della struttura. I materiali dei rivestimenti esterni, per facciate e coperture, contribuiscono ad una visione unitaria: lastre di ardesia e pietra, simili per colore e grana, intessono una trama di variazioni di tono che brillano alla luce dal bianco al nero. Le aperture finestrate mutano leggermente da tipologia a tipologia; le planimetrie distinguono le residenze a schiera a schema rettangolare da quelle abbinate e dalle unità singole, più complesse, mentre è costante la disposizione centrale del corpo scale longitudinale.
Francesco Pagliari








