La nuova California Academy of Sciences, opera di straordinaria eleganza realizzata dal Renzo Piano Building Workshop, emerge gradualmente tra la rigogliosa distesa di verde del Golden Gate Park di San Francisco. Piano attualmente gode negli Stati Uniti di un vasto successo, con numerosi incarichi di grande prestigio. Mentre il progetto dell’ampliamento dell’High Museum of Art di Atlanta, così come quello del nuovo padiglione del BCAM (Broad Contemporary Art Museum), che amplia il LACMA di Los Angeles, appaiono meno incisivi a causa di giustificate esigenze di contestualizzazione, qui a San Francisco, ispiratosi liberamente al magnifico ambiente circostante, Piano ha creato un edificio di poetica purezza, un modello di riferimento per le generazioni future nell’ambito della tipologia museale. L’Academy sorge di fronte e parallelamente al de Young Museum di Herzog & de Meuron (The Plan, 012). Entrambi i musei furono danneggiati nel terremoto di Loma Prieta nel 1989; in seguito si decise di riedificarli nello stesso luogo e di affidarne la progettazione ad architetti di fama mondiale.
Il de Young Museum sviluppa uno schema di elementi paralleli che consentono alla vegetazione di inoltrarsi fino al centro del museo, mentre Piano sceglie colonne di acciaio sottilissime e vetrate trasparenti affinché all’interno del museo si possa godere della vista sul parco e viceversa. Eleva la superficie del parco portandola in copertura e conduce il pubblico all’interno di uno spazio ondulato, realizzando un vero tappeto volante. La pianta dell’Academy riproduce la forma di un rettangolo. La copertura è sorretta da esili colonne grigio chiaro antistanti i setti in cemento, le vetrate e, nel quadrante settentrionale, un frammento del vecchio museo. La tettoia che protegge il colonnato perimetrale è in parte vetrata e in parte formata da più di 60.000 celle fotovoltaiche che forniscono circa il 10% del fabbisogno energetico dell’edificio. Se lo si osserva dal parco, la copertura pare dilatarsi verso l’alto in una serie protuberanze ondulate, punteggiate da lucernari circolari, mentre, visto dalla torre del de Young, rivela una topografia fluida, con una vegetazione eterogenea sparsa,con collinette artificiali e, al centro, una vasca di vetro rettangolare. L’ingresso è sul Golden Gate Park, lungo l’asse che corre tra l’antico padiglione delle Beaux Arts - che ospita l’African Hall - e il fianco in cemento a vista dell’area che comprende la caffetteria e il ristorante. Dal lato opposto, l’accesso è attraverso un ponte allungato che si affaccia su una vasca sommersa, dimora di un alligatore albino, protetta da una balaustrata composta da cavallucci marini di metallo e una serie di quattro colonne indipendenti. La vasca e le colonne sono ulteriori resti sopravissuti al terremoto, mentre la scelta cromatica del ponte e delle luci collocate in alto, in colore arancione internazionale, è un omaggio ad un altro landmark di San Francisco, il Golden Gate Bridge.
Il design interno è altrimenti spoglio di colori e suggestioni; assoluta priorità è data alla struttura e alle esposizioni. Attraverso porte vetrate si arriva nell’ampio volume centrale, dove lo sguardo può spaziare sulle quattro direzioni assiali. Piano lo chiama La Piazza, e infatti, la leggerezza degli elementi metallici di copertura, insieme ai soffitti trasparenti, conferiscono a questa sala luminosa le caratteristiche di uno spazio all’aperto, oltre ad esaltare il significato intrinseco dell’istituzione. Uno dei termini preferiti del curatore dell’Academy è “immersive”, concetto derivato dall’atto dell’immergersi. Qui, nel centro dell’edificio, i visitatori si ritrovano appunto “immersi” nella magia prodotta dal maestoso volume della copertura, dai riflessi abbaglianti dell’acquario nonché dalla visione delle formidabili protuberanze che affiorano su entrambi i lati e che formano il singolare disegno ondulato del progetto. Le due cupole, disposte simmetricamente, sono rispettivamente il curvo emisfero opaco che ospita il Planetario Morrison, e un volume di vetro trasparente dove si trova la Foresta pluviale. Lungo il percorso di questo parterre interno sono offerte al pubblico installazioni indipendenti coordinate dalla Cinnabar, agenzia di Los Angeles specializzata nell’organizzazione di mostre, che illustrano, ad esempio, le teorie evoluzionistiche enunciate dagli studi in Madagascar e nelle isole Galapagos. Il piano interrato dell’Academy è uno straordinario spazio acquatico, dedicato alla barriera corallina delle Filippine, alla costa della California settentrionale e, al disotto della Foresta fluviale, illuminata dalla luce naturale che filtra dall’alto, alla Foresta amazzonica. Questo è il più basso dei quattro livelli dell’enorme volta, accessibile mediante una sorta di camera di decompressione (per impedire la fuga delle farfalle), e che espandendosi come una palla di vetro raggiunge quasi la copertura verde, che in quel punto forma a sua volta all’esterno una collinetta artificiale forata da numerosi oblò circolari. L’Academy tiene a sottilineare il proprio impegno ambientalista ed è in attesa della certificazione di platino LEED (Leadership in Energy and Environmental Design). Grazie alla collaborazione di Arup, Piano ha sviluppato un sistema che mediante l’utilizzo di luce solare e ventilazione naturale riduce sensibilmente i consumi energetici.
Gran parte del materiale derivato dalla demolizione della struttura preesistente è stato riutilizzato altrove ed i componenti in acciaio dell’Academy derivano da materiale di riciclo. Sono stati adottati fotosensori per la regolazione dell’illuminazione, dispositivi automatici per le finestre e moderne tecniche di riciclaggio delle acque di scarico, mentre l’acqua salata dell’acquario proviene direttamente dall’oceano attraverso una rete di tubature già esistente. Si accede al Planetario, in cui si assiste alla proiezione di un viaggio virtuale a 60 milioni di anni luce dalla Terra, superando l’acquario dove guizzano pesci multicolori e talvolta si intravede qualche subacqueo che esegue la manutenzione delle vasche. L’edificio di Piano ci pone di fronte ad accostamenti di attività dissimili, con l’idea che ogni elemento in più contribuisca ad esaltare l’esperienza conoscitiva. La componente più clamorosa del progetto, la copertura verde, raggiungibile in ascensore, è a sua volta una terrazza panoramica, simile a quelle che troviamo nelle riserve naturali. Ispirandosi, afferma l’architetto stesso, alla topografia del luogo, Piano ha creato un giardino artificiale di due acri e mezzo, dove crescono piante autoctone, collocate in vasi biodegradabili costituiti da gusci di noci di cocco. La copertura è in grado di assorbire il 98% dell’acqua piovana, ed è così in perfetta sintonia con il mondo naturale descritto nel museo sottostante.
Raimund Ryan




