By A Web Design


Home Arretrati 2009 The Plan 35 Adriana Varejão Gallery

| Rodrigo Cerviño Lopez |

Adriana Varejão Gallery

| Brumadinho | Brasile |
| Architettura |


035-7 Dall’architettura per l’arte ci aspettiamo che sia complementare alle opere che ospita. Spesso essa va oltre, cercando di annullare il proprio carattere e diventare un contenitore neutro, con risultati di solito sterili. La Galleria Adriana Varejão, progettata da Rodrigo Cerviño Lopez, non sopprime l’identità architettonica, ma evidenzia il fatto che l’architettura, specialmente quando ospita le opere di un solo artista ed è il risultato di intensi colloqui tra questo e l’architetto, può essere dotata di tutte le caratteristiche necessarie per dare alle opere d’arte un contenitore articolato e sorprendente. La Galleria fa parte del “Inhotim Centro de Arte Contemporãnea” a Brumadinho, un villaggio situato a 60 km da Belo Horizonte nella regione di Minas Gerais in Brasile, nato da un’idea di Bernardo Paz, industriale minerario locale. Invece di esporre la sua eccezionale collezione di opere d’arte contemporanea (che va dagli anni ’70 al giorno d’oggi) in un solo edificio, Paz ha fatto costruire dieci padiglioni disposti in un bellissimo parco di 35 ettari per valorizzare le opere, più di 500, realizzate da oltre 100 artisti, tra i quali troviamo Cildo Meireles, Vik Muniz, Hélio Oiticica, Paul McCarthy, Zhang Huan, Adriana Varejão ed altri ancora. Il Parco Tropicale di Inhotim è stato creato seguendo le direttive proposte dall’architetto paesaggista Roberto Burle Marx, e ospita tante specie botaniche da essere uno dei più grandi al mondo. Ogni anno i tre curatori di Inhotim organizzano una nuova mostra, portando quindi la collezione ad essere in costante evoluzione. La galleria progettata da Cerviño instaura un forte dialogo con le opere drammatiche e materiche di Adriana Varejão, una delle artiste contemporanee più importanti del Brasile, i cui lavori con piastrelle serigrafate su pareti e arredi realizzati in situ sconfinano nella scultura. All’interno del parco gli è stato affidato uno spazio in collina, con un piccolo pendio in parte circondato dalla foresta. In precedenza, il luogo veniva usato per ospitare container e quindi era già stato creato un ampio piano orizzontale. Desiderio dell’architetto era inserire parzialmente la galleria nella topografia collinare, incidendola in modo da poterla poi ricomporre, ma non completamente. La struttura è semplice, composta da un muro irregolare di sostegno che diventa portante con l’aggiunta di due travi centrali e quattro colonne integrate. Cerviño ha progettato la Galleria tra il 2003 e il 2006, prima di associarsi a Fernando Falcon nello studio Tacoa Arquitectos, con base a San Paolo. L’architetto aveva iniziato la propria carriera con un tirocinio presso lo studio di Paulo Mendes da Rocha, con cui ha collaborato più tardi in quanto partner di Metro Arquitectos sia per il concorso per il Nuovo Museo di Arte Contemporãnea di San Paolo, sia per una Scuola di Cinema a Rio. Cerviño conosceva già Adriana Varejão, per la quale aveva disegnato l’atelier a Rio, e quando conobbe Bernardo Paz, marito dell’artista, il Centro Inhotim aveva già sei nuovi padiglioni, progettati da Paulo Orsine, architetto locale della zona di Minas Gerais. Nel 2008 i padiglioni realizzati sono dieci, ognuno dedicato ad un artista; l’ultimo, progettato da Carlos Granada e Paula Zasnikoff, contiene le opere di Doris Salcedo. In Marzo viene completata la Galleria Adriana Varejão, con una superficie di 477 m2. L’incarico venne affidato a Cerviño dopo che Paz ebbe acquistato due opere di Adriana Varejão in occasione di una mostra allestita presso la Fondation Cartier, a Parigi: la scultura “Linda do Rosário”, che sembra divorata dalla natura, ispirata ad un edificio crollato a Rio, e il polittico “Celacanto Provoca Maremoto”, una composizione esuberante in piastrelle colorate. Le piastrelle in ceramica sono un motivo ricorrente nelle opere dell’artista, e riflettono alcuni dei suoi molteplici interessi: l’astrazione, le rovine, i monumenti, la violenza, la storia, le scienze naturali e l’architettura. Durante la fase progettuale e costruttiva dell’edificio, l’artista ha appositamente concepito altre opere: ha triplicato le dimensioni di “Celacanto” e ha realizzato altri due lavori “O Colecionador” e “Carnívoras”, composto da azulejos che raffigurano 50 specie di piante allucinogene ed uccelli locali. Di conseguenza, alcuni spazi che inizialmente non erano stati ideati per ospitare opere - come la terrazza o il tetto del primo piano - sono stati adattati durante la fase progettuale per accoglierle. L’artista, coinvolta nel progetto sin dall’inizio, ha richiesto espressamente pareti angolate vicino a “O Colecionador”, specificato la posizione e la forma di “Panacea Phantastica”, una panca ricoperta da piastrelle raffiguranti piante, e le dimensioni della parete dedicata a “Celacanto”. Il percorso della Galleria è pensato come una spirale a due sensi che collega i due diversi livelli del parco, attraversa uno specchio d’acqua poco profondo, e alterna la contemplazione delle opere a momenti di avvicinamento. All’inizio, uno stretto percorso in lastre di cemento porta ad uno slargo in mezzo al lago, dove si trova la panca “Panacea Phantastica”, concepito come luogo di meditazione; si prosegue fino ad arrivare all’edificio. Qui, nella sala espositiva all’interno della collina, dentro il cubo in calcestruzzo, si trovano le opere “O Colecionador”, un dipinto che rappresenta un ideale labirinto interiore giocato sul chiaroscuro, e la scultura “Linda do Rosário”, entrambi lavori che riflettono il rapporto fra architettura e corpo. Al centro, una scalinata porta al primo piano, dominato dalla effervescenza di colore e forme di “Celacanto Provoca Maremoto”, e “Carnívoras”. I due piani si integrano perfettamente e il visitatore è colto da un senso di stupore mentre percorre questi spazi, illuminati da una luce soffusa, secondo le indicazioni dell’architetto. Il massimo grado di integrazione viene raggiunto quando il visitatore vede “Linda do Rosário” dall’alto, attraverso uno stretto corridoio a doppia altezza; o guardando dal piano terra i piccoli dipinti, con piante rosse appesi al soffitto del primo piano. Scendendo, o salendo, accostandosi alla scala in vetro, si ha una visuale completa sugli spazi espositivi circostanti. Altro momento di avvicinamento che provoca una forte esperienza spaziale è l’ascesa dalla scala che porta alla terrazza. Lassù, una panca rivestita di piastrelle decorate con disegni di uccelli è un’installazione a cielo aperto, dove ci si può sedere e godersi la vista, per poi andarsene percorrendo una stretta passerella. Il percorso che porta dalla natura alla galleria, e viceversa, con la sua alternanza fra contemplazione e avvicinamento nello spazio, ha come obiettivo l’esaltazione delle capacità percettive del visitatore. Secondo Cerviño ciò non comporta un processo di rallentamento, ma la creazione di spazi di preparazione e di transizione fra le singole opere, le quali coprono un’ampia gamma che va da una cruda drammaticità ad un’opulenza lussureggiante. Risolto in modo molto personale, questo contenitore rigoroso e semplice nei dettagli, offre dall’inizio alla fine uno spazio quasi continuo, simile ad una spirale esperienziale che ricorda l’opera di Oscar Niemeyer, dove architettura ed arte si integrano, senza che l’una comprometta mai la forza dell’altra. Anche la linearità non è un’imposizione. Guardando il parco nel suo complesso, gli altri padiglioni non sono disposti secondo una sequenza lineare. A Cerviño piace la contraddizione esistente fra la forma dell’edificio dall’esterno - un cubo in calcestruzzo - e il modo in cui i visitatori possono percorrerlo, sempre in modi diversi e non lineari. La straordinaria tensione che ne risulta è parte della forza di questo progetto, che rende il passo con cui si scoprono le opere d’arte - e l’architettura - piacevolmente misurato, e l’unico modo possibile per avvicinarsi ad esse, avendo come punto di partenza e di arrivo la natura.

Lucy Bullivant

 
abbonamenti-4

Archivio The Plan